Testimonianze raccolte da consulenti e depositate in procura indicano che l'uccisione di Luca Attanasio nel 2026 sarebbe stata pianificata per interessi legati al giacimento di niobio a Lueshe.

Attacco a Nord Kivu: morto l’ambasciatore
Le indagini sul campo
Per settimane un team scelto dalla famiglia dell’ambasciatore ha scandagliato l’area, affiancato da esperti locali e internazionali. Tra i consulenti figura l’analista Mario Scaramella, che ha individuato due testimoni chiave presenti al momento dell’agguato.
Le loro deposizioni delineano uno scenario più complesso rispetto alle prime ricostruzioni giunte dalla zona.
I rilievi raccolti sono stati messi per iscritto e depositati a Roma dall’avvocato Rocco Curcio: quei documenti servono sia a sostenere le richieste legali della famiglia sia a ricomporre la sequenza degli eventi che ha preceduto l’attacco. Le autorità competenti stanno valutando il materiale per decidere se aprire nuovi filoni investigativi.
Metodo e contesto delle testimonianze
Le dichiarazioni raccolte sul posto mescolano osservazioni dirette e informazioni fornite da persone con conoscenze operative del territorio. I testimoni descrivono un’imboscata pianificata: sorveglianza preliminare del tragitto, ostacoli piazzati lungo la strada e colpi mirati per bloccare il convoglio, che secondo alcune fonti aveva a bordo anche personale del Programma Alimentare Mondiale (PAM) e l’ambasciatore.
Viene segnalata l’azione coordinata di più gruppi armati e la possibile presenza di infiltrati esterni. Si tratta, al momento, di elementi emersi dalle fonti locali: non sono ancora versioni definitive sul piano giudiziario. Gli accertamenti sul campo saranno confrontati con le evidenze ufficiali e con il materiale già in possesso delle autorità per verificarne la coerenza e orientare eventuali sviluppi processuali.
Il possibile legame con il giacimento di Lueshe
Un filo ricorrente nelle testimonianze è il collegamento tra l’agguato e il vicino giacimento di Lueshe. La zona ospita carbonatite, una roccia magmatica ricca di metalli rari: tra questi il pirocloro, una fonte di niobio dal forte valore strategico. La presenza di risorse minerarie trasforma un episodio locale in una vicenda dai chiari risvolti geopolitici.
Difensori e consulenti della famiglia ipotizzano che l’eliminazione di una figura internazionale come l’ambasciatore potesse avvantaggiare attori interessati a consolidare il controllo sul territorio e sulle sue ricchezze. Anche questa pista dovrà essere verificata con rilievi tecnici e dati concreti raccolti nelle indagini in corso.
Ipotesi di infiltrazioni e interessi esterni
Alcune ricostruzioni attribuiscono all’M23 capacità organizzative tali da suggerire possibili supporti esterni o infiltrazioni riconducibili a servizi di intelligence stranieri. Fonti raccolte parlano di legami con paesi interessati allo sfruttamento del giacimento e di pressioni volte a creare pretesti per interventi sul territorio.
Queste ipotesi saranno messe a confronto con il materiale investigativo, le testimonianze locali e i riscontri tecnici. Le autorità continuano gli accertamenti per chiarire responsabilità e motivazioni, mantenendo aperte tutte le piste.
Implicazioni politiche e prossimi passi
Le denunce depositate in procura sollevano interrogativi sulla catena di responsabilità e sulle dinamiche geopolitiche nella regione dei Grandi Laghi. I documenti presentati dal team legale invitano verifiche mirate sulle finalità operative delle parti coinvolte e su possibili rapporti con interessi economici esterni.
Nei prossimi giorni le autorità valuteranno il materiale per decidere se avviare nuove indagini o ampliare quelle già in corso. La famiglia dell’ambasciatore, assistita dall’avvocato Curcio, chiede che venga fatta piena luce sui fatti: un chiarimento necessario non solo per la verità giudiziaria, ma anche per capire le ripercussioni politiche e strategiche di quanto accaduto.





