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Inchiesta su Mansouri a Rogoredo: ritardo nei soccorsi e quattro poliziotti indagati

La procura di Milano indaga sulla sparatoria che ha ucciso Abderrahim Mansouri: al centro le modalità del soccorso, la pistola giocattolo e la posizione di quattro agenti ora indagati

Morte durante un controllo a Rogoredo

abderrahim mansouri, 28 anni, è deceduto durante un controllo di polizia nel quartiere Rogoredo a Milano. L’evento ha avviato un’inchiesta della procura che mette sotto esame le procedure seguite dopo lo sparo. Secondo gli atti coordinati dal pm Giovanni Tarzia, tra il momento del colpo e la richiesta di assistenza sanitaria sono trascorsi circa 23 minuti, un intervallo che la procura considera sospetto e oggetto di approfondimenti.

Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, sottolinea che nei casi sensibili la tempestività dell’intervento medico è un parametro centrale per la valutazione delle responsabilità. Chi lavora nel settore sa che ritardi prolungati complicherebbero la ricostruzione dei fatti e l’attendibilità delle testimonianze. I numeri parlano chiaro: tempistiche e protocolli d’emergenza sono elementi decisivi nelle indagini.

La procura sta acquisendo documentazione e dichiarazioni per chiarire le ragioni del ritardo. Dal punto di vista procedurale, l’attenzione è rivolta a catena di comando, procedure di primo soccorso e comunicazioni tra gli operatori coinvolti. Ulteriori sviluppi saranno determinati dagli esiti delle verifiche tecniche e delle audizioni.

Il fatto e le prime ricostruzioni

Durante un’operazione antidroga in via Impastato un agente in servizio al commissariato Mecenate, l’assistente capo Carmelo Cinturrino, ha esploso un colpo con l’arma d’ordinanza che ha raggiunto Mansouri alla testa. L’episodio è avvenuto nel corso di un controllo sul territorio e ha provocato il ferimento grave del giovane.

Secondo i primi rilievi il ferito è rimasto a terra immediatamente dopo la sparatoria. I tempi del soccorso appaiono anomali: non è stata attivata la chiamata al 118 in maniera immediata, ma è trascorso un intervallo di tempo di 23 minuti prima che il servizio sanitario fosse allertato. Marco Santini, analista ed ex Deutsche Bank, osserva che ritardi di questo tipo complicano la valutazione delle responsabilità e influenzano le procedure di due diligence investigative.

Le dichiarazioni degli agenti

Durante l’interrogatorio l’assistente capo Carmelo Cinturrino ha dichiarato di aver contattato la centrale operativa e di aver ricevuto l’istruzione di chiamare direttamente il 118. Se confermata, questa versione diverge dall’iter consueto in cui la centrale coordina l’intervento sanitario.

La procura ha avviato la verifica delle chiamate e delle registrazioni telefoniche per ricostruire la sequenza degli eventi e individuare eventuali responsabilità. Le indagini puntano a chiarire tempi e modalità delle comunicazioni tra la sala operativa e la pattuglia intervenuta.

La controversia sull’arma

Le indagini cercano di chiarire il nesso tra la sequenza delle comunicazioni in centrale e la presenza dell’oggetto attribuito a Mansouri. Secondo gli agenti l’arma sarebbe una pistola a salve, ossia un’arma priva di capacità offensiva reali. La famiglia nega che il giovane avesse qualsiasi arma.

Finora gli esami non avrebbero rilevato tracce riconducibili al 28enne sulla pistola sequestrata. Tale circostanza solleva dubbi sul luogo in cui si trovasse l’oggetto al momento dell’evento e sulla sua reale disponibilità.

Esami tecnici e balistica

La polizia scientifica e gli specialisti di balistica stanno accertando la traiettoria del proiettile, la distanza tra agente e vittima e la natura dell’arma segnalata. Questi elementi tecnici sono determinanti per stabilire se la reazione dell’agente rispondesse a una minaccia reale o se emergano profili di responsabilità penale diversi.

Dal punto di vista procedurale, la valutazione delle evidenze forensi precede la possibile acquisizione di ulteriori dichiarazioni e referti. Nella sua esperienza in Deutsche Bank, Marco Santini sottolinea che nei casi complessi la documentazione tecnica è spesso decisiva: i numeri parlano chiaro e la catena di custodia delle prove condiziona l’attendibilità degli accertamenti.

Gli sviluppi attesi comprendono l’esito degli esami balistici e le comparazioni dattiloscopiche. Questi risultati saranno centrali per il prosieguo dell’inchiesta e per eventuali decisioni della procura.

Indagini e iscrizioni nel registro degli indagati

I risultati delle verifiche sulle testimonianze e le immagini acquisite dalle telecamere hanno indotto la procura a iscrivere nel registro degli indagati quattro dei cinque poliziotti presenti con Cinturrino quel pomeriggio. Le contestazioni rivolte a loro riguardano, secondo l’atto, il favoreggiamento e l’omissione di soccorso, ipotesi che derivano dall’ostruzione delle indagini e dal ritardo nel fornire assistenza al ferito.

Le iscrizioni sono state disposte in relazione alle incongruenze emerse nelle dichiarazioni e alla corrispondenza tra le immagini video e le ricostruzioni degli investigatori. La procura valuterà le posizioni alla luce delle acquisizioni probatorie e dei riscontri tecnici, che rimangono centrali per l’evoluzione dell’inchiesta.

Comportamenti contestati

La procura ha chiesto chiarimenti su presunte omissioni e incongruenze nelle dichiarazioni degli agenti. Secondo gli inquirenti, alcuni operatori avrebbero omesso di segnalare la presenza di persone estranee alla pattuglia durante la sparatoria. Le ricostruzioni fornite sugli spostamenti e sui tempi non corrisponderebbero alle immagini e alle testimonianze raccolte.

Particolare attenzione è rivolta all’allontanamento immediato di un agente dalla scena dopo lo sparo. L’assenza temporanea e il successivo ritorno richiedono chiarimenti sul luogo in cui si trovava e sulle motivazioni. Gli inquirenti ritengono necessario accertare se tali comportamenti abbiano inciso sulla gestione dell’intervento.

Ulteriori aspetti da chiarire

Le verifiche in corso comprendono la ricerca di eventuali testimoni non identificati e l’esame delle registrazioni video disponibili. Saranno approfonditi anche i rapporti pregressi tra l’assistente capo e la vittima, già citati nelle prime dichiarazioni difensive.

Carmelo Cinturrino ha confermato di conoscere Mansouri con il soprannome “Zack”. Gli accertamenti puntano ora a stabilire se la conoscenza tra le parti fosse più stretta e se potesse aver influito sulle scelte operative. Dal punto di vista procedurale, gli investigatori considerano rilevanti ogni elemento che possa chiarire eventuali conflitti d’interesse o pregiudizi.

Le attività investigative proseguiranno con analisi tecniche, tra cui verifica delle celle telefoniche e confronti forensi. La procura valuterà le posizioni alla luce delle acquisizioni probatorie e dei riscontri tecnici, che rimangono centrali per l’evoluzione dell’inchiesta.

La procura prosegue le indagini per chiarire ogni passaggio e ricostruire con precisione la dinamica dei fatti. Le prossime audizioni, compresi gli interrogatori dei quattro agenti indagati alla presenza dei rispettivi avvocati, saranno decisive per definire l’eventuale responsabilità penale e le omissioni nella gestione dell’intervento.

Dal punto di vista tecnico, gli inquirenti manterranno il focus sui riscontri forensi e sulle evidenze documentali già acquisite. Chi lavora nel settore sa che la convergenza tra perizie scientifiche e testimonianze è determinante per la qualificazione dei reati contestati.

Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, osserva che la fase probatoria richiede rigore e completa trasparenza procedurale. I numeri parlano chiaro: tempi e qualità delle acquisizioni probatorie condizioneranno l’iter processuale e le eventuali misure cautelari.

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