Il giudice ha deciso il rinvio a giudizio per Stefano Boeri e Cino Zucchi nel procedimento relativo al concorso per la nuova Beic: accuse di turbativa d'asta e false dichiarazioni sul conflitto di interessi, con la prima udienza fissata per il 17 aprile

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Il procedimento giudiziario sul concorso internazionale per la nuova Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic) a Milano entra in una nuova fase. Il gup di Milano, Fabrizio Filice, ha disposto il rinvio a giudizio per gli architetti e docenti del Politecnico Stefano Boeri e Cino Zucchi.
Sono accusati di turbativa d’asta e di false dichiarazioni in relazione al mancato rilievo di potenziali conflitti di interesse. La decisione riguarda inoltre altri quattro imputati coinvolti nella vicenda. Il rinvio a giudizio apre la fase processuale che chiarirà le responsabilità contestate.
Le accuse e la cronologia dell’indagine
Dopo il rinvio a giudizio, l’attenzione si è concentrata sulla sequenza investigativa. Le indagini sono state condotte dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza. I procedimenti sono stati coordinati dai pubblici ministeri Giancarla Serafini, Paolo Filippini e Mauro Clerici. Secondo l’ipotesi accusatoria, emersa nell’atto di indagine, componenti della commissione non avrebbero dichiarato rapporti rilevanti. Tale omissione sarebbe idonea a configurare un conflitto d’interessi. L’accusa sostiene che questa situazione avrebbe potuto alterare la regolarità della procedura di selezione per la realizzazione della Beic nella zona dello Scalo Romana, vicino al Villaggio Olimpico. Il procedimento ora apre la fase processuale chiamata a verificare le responsabilità contestate.
Imputazioni specifiche
Gli inquirenti sostengono che, nella fase di valutazione, sia emersa un’intesa finalizzata a non escludere offerte favorevoli a determinati concorrenti. Tale ricostruzione si basa su scambi di comunicazioni che gli investigatori ritengono possano dimostrare contatti preliminari volti a influenzare l’esito della procedura.
Tra gli indagati figurano professionisti e ricercatori collegati al medesimo dipartimento di Boeri e Zucchi, tra cui Angelo Raffaele Lunati, Giancarlo Floridi, Pier Paolo Tamburelli e Andrea Caputo. Quest’ultimo è risultato terzo nella graduatoria finale del concorso, elemento citato dagli investigatori come rilevante ai fini dell’accusa.
Le difese e le reazioni degli imputati
In continuità con la ricostruzione degli inquirenti, gli imputati hanno fornito dichiarazioni ufficiali per respingere le accuse e anticipare la loro linea difensiva in dibattimento. Le difese sostengono che il confronto in aula chiarirà i passaggi contestati dagli investigatori.
Stefano Boeri ha espresso «fiducia nella magistratura» e ha annunciato l’intenzione di dimostrare la propria completa estraneità ai fatti durante il processo. Cino Zucchi ha dichiarato di aver agito con «rigore e correttezza» e si è detto tranquillo sull’esito del procedimento, confidando che le audizioni e la documentazione prodotta permetteranno di chiarire il quadro probatorio.
Le contestazioni difensive
Dopo le dichiarazioni degli imputati, la difesa ha ribadito che la procedura ha rispettato il principio di anonimato delle proposte. La linea difensiva sostiene che i criteri per segnalare conflitti di interesse riguardassero esclusivamente rapporti di collaborazione economica in corso. Secondo la difesa, ciò escluderebbe obblighi di dichiarazione per situazioni diverse. Gli imputati affermano inoltre che il progetto selezionato fosse il migliore sul piano tecnico e che non vi sia stato alcun favoritismo.
Elementi procedurali e conseguenze
Il gup Fabrizio Filice ha fissato la prima udienza per il 17 aprile. La decisione di mandare a processo segue le attività di istruttoria e le richieste avanzate dalla procura. In una fase precedente dell’inchiesta il gip aveva respinto la richiesta di misure cautelari presentata dalla procura. Il gip aveva però disposto misure interdittive temporanee nei confronti di alcuni coinvolti, tra cui il divieto di partecipare a commissioni per concorsi pubblici per un periodo variabile.
Il valore del progetto e l’impatto pubblico
Il progetto vincitore riguarda un appalto di rilevante entità per la realizzazione della Beic, stimato nell’ordine di diversi milioni di euro. Secondo l’accusa, la presunta manipolazione avrebbe favorito una cordata che si sarebbe aggiudicata l’incarico. Né il Comune né la Fondazione Beic si sono costituiti parte civile nel procedimento, circostanza che non pregiudica tuttavia l’azione penale dei magistrati.
La vicenda solleva dubbi sul funzionamento delle procedure di selezione per grandi opere pubbliche e sull’opportunità di rafforzare le tutele contro potenziali conflitti di interesse nelle giurie. Con il rinvio a giudizio si apre la fase dibattimentale, che dovrà chiarire le responsabilità alla luce delle prove raccolte, mentre gli imputati si preparano alla difesa in aula.





