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Evasione da bollate: detenuta condannata per omicidio non torna in carcere

una donna condannata per l'omicidio di un'anziana non ha fatto ritorno a Bollate dopo un permesso; il caso riapre il dibattito sui controlli delle uscite

Il 16 una situazione di allerta è scattata fuori dal carcere di Bollate: una detenuta ammessa alle uscite per permessi non ha fatto rientro alla scadenza prevista. L’episodio ha coinvolto la Polizia penitenziaria e il sindacato Sappe, che hanno immediatamente attivato le procedure di ricerca, mettendo al centro la priorità del rintraccio e la valutazione dei meccanismi che permettono le uscite dal carcere.

Il profilo della detenuta e il fatto contestato

La donna è Alba Leonor Sevillano Zambrano, 42 anni, di origine ecuadoriana, condannata per l’omicidio di Franca Monfrini, 81 anni, avvenuto nel 2011 a Milano. Secondo la sentenza, il delitto avvenne dopo che la vittima aveva ricevuto aiuto con la spesa: la donna sarebbe stata strangolata con un foulard e poi soffocata con un cuscino. Il movente ricostruito dagli inquirenti fu il furto del bancomat, impiegato per prelievi nei giorni successivi. La pena della detenuta è fissata con termine di espiazione nel 2032.

Modalità del reato

Gli atti relativi al caso descrivono come la vittima sia stata prima avvicinata per motivi apparentemente benigni e poi aggredita in casa. L’utilizzo del foulard e del cuscino per immobilizzare e soffocare la persona anziana è stato ricostruito dagli investigatori, così come il successivo uso illecito della carta bancaria. Questi elementi hanno portato alla condanna definitiva che ancora oggi giustifica la detenzione dell’imputata.

Il regime di permessi e il mancato rientro

Da circa tre anni la detenuta era ammessa al regime previsto dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, che consente permessi e uscite per lavoro esterno a chi dimostra un percorso trattamentale positivo. È proprio al termine di uno di questi permessi che la donna non è rientrata nell’istituto, trasformando un’autorizzazione temporanea in una situazione di evasione. Le modalità del mancato rientro sono state immediatamente comunicate alle autorità competenti.

Reazioni ufficiali e interventi

A rendere nota la mancata rientranza è stato Matteo Savino, vicesegretario regionale Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), che ha definito l’episodio gravissimo e irresponsabile, pur invitando a non delegittimare il sistema dei permessi premio nella sua interezza. Le ricerche sono state avviate dalla stessa Polizia penitenziaria e coinvolgono gli uffici territoriali preposti al controllo delle misure esterne.

Richieste del sindacato e prospettive operative

Il segretario generale del Sappe, Donato Capece, ha sottolineato come la priorità sia catturare la detenuta e ha chiesto un aumento dei presìdi sul territorio, compresi gli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna. La richiesta include un potenziamento dell’organico della Polizia penitenziaria per migliorare i controlli su permessi premio, misure alternative, arresti domiciliari e piantonamenti. Secondo il sindacato, senza rafforzare queste strutture la sicurezza dei cittadini rischia di essere compromessa.

Dati e contesto del sistema penitenziario esterno

Il Sappe segnala che oltre 141mila persone in Italia sono coinvolte nelle misure dell’esecuzione penale esterna, un numero che rende evidente la necessità di organizzare controlli adeguati e personale sufficiente per sorvegliare permessi e attività fuori dall’istituto penitenziario. Questo caso ha riacceso il dibattito pubblico sulle modalità di affidamento e sulla capacità di monitoraggio delle uscite.

Al momento le ricerche sono in corso e la priorità delle forze dell’ordine è il rintraccio della donna. L’episodio, oltre a rappresentare un’emergenza operativa, solleva interrogativi più ampi sulla gestione delle misure alternative e sul rapporto tra valutazioni trattamentali positive e rischi reali per l’ordine pubblico. È prevedibile che, una volta conclusa la fase di ricerca, si avvieranno verifiche interne sui protocolli che hanno portato alla concessione del permesso.

In definitiva, il mancato rientro nel carcere di Bollate del 16 costituisce un caso esemplare per analizzare l’equilibrio tra misure di reinserimento e necessità di controllo, tutelando al contempo la sicurezza della collettività.

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