una detenuta in semilibertà non ha fatto ritorno al carcere di bollate dopo un permesso; la polizia penitenziaria ha lanciato le ricerche mentre il sindacato invoca più personale per il controllo delle misure esterne

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Una detenuta di nazionalità ecuadoriana non è rientrata nell’istituto penitenziario di Bollate dopo aver usufruito di un permesso, scatenando ricerche a livello nazionale. La donna era stata condannata per l’omicidio di un’anziana avvenuto a Milano, un caso che aveva suscitato indignazione per la brutalità del gesto.
Fuga e ricerche
Le forze dell’ordine e la polizia penitenziaria hanno avviato le ricerche dopo la mancata ricomparsa della detenuta al termine del permesso. Le operazioni coinvolgono più province e prevedono verifiche sui possibili spostamenti della donna.
Contesto giudiziario
La condanna della donna riguarda l’omicidio di un’anziana a Milano. Il fascicolo processuale contiene elementi ritenuti rilevanti dagli investigatori per ricostruire il movente e le modalità del reato.
Reazioni e criticità
Il sindacato del personale carcerario ha espresso preoccupazione per le risorse disponibili nella gestione delle misure alternative. Dal punto di vista normativo, permesso indica una misura che consente brevi uscite dalla detenzione per motivi specifici, sottoposta a condizioni e controlli.
Il rischio compliance è reale: il caso solleva interrogativi sull’applicazione delle procedure di valutazione e sui controlli previsti prima dell’autorizzazione ai permessi.
Le indagini proseguiranno nell’immediatezza con l’obiettivo di rintracciare la detenuta e chiarire eventuali responsabilità nella gestione del permesso. Ulteriori sviluppi saranno comunicati dalle autorità competenti.
I dettagli del caso e il passato giudiziario
Ulteriori sviluppi saranno comunicati dalle autorità competenti. La vicenda riguarda Alba Leonor Sevillano Zambrano, già condannata per l’omicidio di Franca Monfrini.
La vittima aveva 81 anni. Secondo le ricostruzioni giudiziarie, la donna aveva inizialmente ricevuto aiuto per portare la spesa.
In seguito, la persona coinvolta avrebbe sottratto il bancomat alla pensionata. La morte è stata attribuita ad asfissia.
I magistrati indicano che nel delitto sarebbe stato impiegato il foulard della vittima e che sul volto sarebbe stato applicato un cuscino. Il fatto si sarebbe consumato nell’abitazione della vittima nella zona di Bonola, a Milano.
Dal punto di vista normativo, il caso richiama attenzione sulle procedure di valutazione dei permessi e sulla vigilanza durante le misure alternative. Il rischio compliance è reale: le autorità penitenziarie e giudiziarie dovranno chiarire eventuali profili procedurali.
Condanna e periodo residuo
La detenuta doveva scontare la pena fino al 2032. Negli ultimi anni era inserita in un percorso che prevedeva uscite e permessi regolamentati in base all’articolo 21. Nei tre anni precedenti aveva beneficiato di uscite giudicate positivamente dai valutatori.
Questo profilo ha inciso sulle decisioni che hanno autorizzato i permessi, nonostante la gravità del reato originario. Dal punto di vista normativo, la normativa prevede valutazioni individuali sulla base del comportamento e del percorso rieducativo.
Le ricerche e la reazione della polizia penitenziaria
La polizia penitenziaria ha avviato immediatamente le operazioni di ricerca sul territorio nazionale dopo il mancato rientro. Le ricerche sono coordinate con le forze dell’ordine competenti e coinvolgono monitoraggi e verifiche sui punti di accesso e transito.
Fonti del Sappe hanno definito l’accaduto un episodio grave e irresponsabile, precisando però che non è l’istituto dei permessi premio a dover essere automaticamente messo in discussione. Il rischio compliance è reale: le autorità penitenziarie e giudiziarie dovranno chiarire eventuali profili procedurali.
Le indagini amministrative e le verifiche interne proseguiranno per stabilire eventuali responsabilità e per valutare possibili misure correttive.
Richieste di potenziamento e misure sul territorio
Le indagini amministrative e le verifiche interne proseguiranno per stabilire eventuali responsabilità e per valutare possibili misure correttive. In tale quadro sindacati e dirigenti delle forze di polizia hanno sollecitato interventi per rafforzare il controllo sulle misure alternative alla detenzione.
Matteo Savino, vicesegretario regionale per la Lombardia del sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), ha evidenziato la necessità di incrementare il personale dedicato all’area penale esterna, sottolineando che organici insufficienti riducono l’efficacia dei controlli sul territorio.
Donato Capece, segretario generale del medesimo sindacato, ha posto l’accento sulla priorità di individuare e riportare in carcere la detenuta fuggita, richiedendo un rafforzamento dei presidi di polizia sul territorio e della rete degli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna per monitorare più efficacemente le misure alternative.
Dal punto di vista normativo, il Dr. Luca Ferretti, avvocato specializzato in diritto digitale, osserva che un maggior coordinamento tra amministrazione penitenziaria e forze di polizia è essenziale per garantire GDPR compliance e corrette procedure di esecuzione penale. Il rischio compliance è reale: carenze organizzative possono comportare criticità sia operative sia giuridiche.
Restano in programma ulteriori verifiche per valutare possibili potenziamenti degli organici e l’adozione di misure operative mirate a migliorare il controllo delle misure alternative alla detenzione.
Le implicazioni per le misure alternative e i numeri nazionali
Il caso riporta all’attenzione il dibattito sul bilanciamento tra la reintegrazione dei detenuti e la tutela della sicurezza pubblica. Secondo il sindacato, sono oltre 141mila le persone coinvolte in Italia nelle esecuzioni penali esterne, tra permessi, semilibertà e misure alternative. Si tratta di una platea ampia che richiede procedure e personale adeguati per contenere i rischi degli spostamenti programmati.
Dal punto di vista normativo, le misure alternative richiedono regole chiare e applicazione uniforme. Il rischio compliance è reale: la mancata osservanza delle procedure può compromettere sia la sicurezza pubblica sia la finalità rieducativa. I rappresentanti della polizia penitenziaria hanno chiesto nuove assunzioni, maggiore coordinamento con le forze di polizia territoriali e protocolli specifici per i controlli durante i trasporti e i piantonamenti ospedalieri. Le autorità hanno annunciato che le indagini e le verifiche interne proseguiranno per valutare responsabilità e possibili correttivi operativi.
Conseguenze pratiche e prospettive
Le indagini annunciate proseguiranno per chiarire responsabilità e individuare eventuali correttivi operativi dopo la fuga della detenuta. Dal punto di vista operativo, le priorità immediate sono il rintraccio e il ripristino della custodia carceraria.
Dal punto di vista normativo, il caso riapre il confronto sulle misure alternative e sui permessi premio. Il dibattito verterà su due linee complementari: il potenziamento dei controlli esterni e la revisione delle modalità di valutazione dei benefici concessi ai detenuti.
Per le amministrazioni penitenziarie la sfida consiste nel coniugare sicurezza pubblica e percorsi di rieducazione. Il rischio compliance è reale: procedure insufficienti o risorse inadeguate aumentano la probabilità di nuovi incidenti.
Le ricadute politiche e amministrative potrebbero tradursi in ispezioni, modifiche operative e interventi legislativi. Il Garante ha già espresso attenzione sui profili di responsabilità nella gestione dei permessi; ulteriori accertamenti coinvolgeranno autorità competenti e organi di controllo.
In prospettiva immediata, le autorità locali hanno annunciato verifiche sulle procedure e un aggiornamento delle misure di sorveglianza. La prosecuzione delle indagini costituirà il prossimo sviluppo rilevante della vicenda.




