una breve chiamata al 1-1-2, il tracciamento della cella telefonica e il fiuto di un cane da valanga hanno consentito di recuperare vivo un escursionista sepolto dalla neve

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Salvataggio dopo slavina a Gressoney-La-Trinité
Il pomeriggio del 13/02/2026 a Gressoney-La-Trinité un uomo originario di Milano è stato travolto da una slavina durante una passeggiata.
L’evento ha richiesto un’operazione di salvataggio coordinata, che ha evidenziato il ruolo cruciale della comunicazione di emergenza, della localizzazione cellulare e delle tecniche di ricerca in ambiente nevoso.
Per ore squadre specializzate hanno condotto le ricerche su un tratto già interessato da altri distacchi di neve nella stessa giornata, intervenendo con strumenti e competenze diversificate.
La chiamata che ha dato l’avvio alle ricerche
Sull’area già interessata da precedenti distacchi, prima che la linea si interrompesse, la persona coinvolta ha composto il 1-1-2 e ha pronunciato un allarme conciso: «sto soffocando». Queste parole, seppur brevi, hanno fornito agli operatori elementi decisivi per l’intervento.
La segnalazione della cella telefonica agganciata dal dispositivo ha permesso di restringere rapidamente il raggio d’azione. L’integrazione tra geolocalizzazione cellulare e i dati raccolti dalla centrale unica di soccorso ha ridotto i tempi di dispersione delle ricerche, migliorando l’efficacia delle squadre sul campo.
Il ruolo della tecnologia nelle emergenze montane
Dati preliminari e la posizione iniziale ottenuta dalla cella telefonica hanno consentito di concentrare le risorse sul terreno.
L’evento dimostra come gli strumenti di localizzazione possano integrare le procedure tradizionali di ricerca. Con localizzazione si intende la determinazione approssimativa della posizione geografica dell’utente tramite celle o segnali satellitari. In scenari con condizioni meteorologiche avverse e visibilità ridotta, questa integrazione rende le operazioni più mirate e efficienti.
Il segnale può interrompersi durante lo spostamento o a causa della conformazione del territorio. Tuttavia, la traccia iniziale rimane spesso sufficiente per avviare un piano di intervento coordinato e ridurre i tempi di dispersione delle squadre.
Il lavoro sul campo: squadra, cani e droni
In prosecuzione delle attività di localizzazione, le operazioni di soccorso si sono concentrate su azioni mirate e coordinate. Sul posto sono intervenuti il Soccorso alpino valdostano con 15 tecnici, il Soccorso alpino della Guardia di finanza, il Corpo forestale e i Vigili del fuoco.
Le ricerche hanno beneficiato del supporto di droni e di unità cinofile specializzate. La presenza di un cane da valanga è risultata determinante per individuare segnali sotto la neve.
Attraverso la tecnica dello sondaggio in linea e l’olfatto del cane sono stati individuati punti precisi dove concentrare gli scavi. Tale metodo ha ridotto la dispersione delle risorse e aumentato le probabilità di recupero.
Metodologie e coordinamento operativo
A seguito della riduzione della dispersione delle risorse, le operazioni sono proseguite con un impiego misto di volontari e personale professionale. Le attività sono durate circa tre ore e si sono svolte con turni coordinati tra le diverse squadre. L’illuminazione serale è stata garantita mediante sistemi fotoelettrici, utilizzati per agevolare le ricerche in condizioni di scarsa visibilità. La ricognizione dall’alto ha fatto ricorso a droni, mentre le ricerche sul terreno hanno visto l’impiego di unità cinofile. Il modello operativo ha combinato ricerca a vista, ricognizione aerea e azioni dirette delle squadre sul campo. Questo approccio evidenzia la necessità di protocolli chiari e di esercitazioni congiunte per assicurare l’interoperabilità tra enti coinvolti.
Il recupero e le condizioni della vittima
A seguito delle operazioni coordinate, il soccorso ha individuato e recuperato l’uomo in posizione verticale, con una bolla d’aria tra testa e braccia che gli ha permesso di respirare fino all’estrazione. Al momento del recupero la temperatura corporea risultava pari a 27 gradi, indice di una ipotermia significativa ma compatibile con la sopravvivenza se trattata tempestivamente. Dopo la stabilizzazione sul posto e il riscaldamento tramite fluidi, la vittima è stata trasferita in elicottero all’ospedale di Aosta, dove le cure hanno confermato l’assenza di pericolo per la vita.
Dopo il trasferimento in ospedale, la vicenda offre spunti di riflessione sull’importanza della prevenzione nelle aree montane soggette a distacchi di neve.
La zona interessata è nota per fenomeni di distacco ed era talvolta interdetta. Nella stessa giornata si sono registrati altri distacchi a Courmayeur e a Valtournenche, elementi che confermano condizioni di instabilità del manto nevoso.
Si raccomanda di informarsi sulle condizioni nivologiche prima di intraprendere escursioni e di rispettare le segnalazioni di interdizione. È inoltre opportuno dotarsi di strumenti utili in caso di emergenza e mantenere la consapevolezza dei rischi associati all’attività in alta quota.
Le lezioni dell’operazione
La vicenda conferma tre elementi fondamentali: la centralità della comunicazione rapida, il ruolo delle unità cinofile nelle ricerche sotto la neve e l’efficacia di un intervento coordinato tra enti diversi. Dalla chiamata al 112 alla professionalità dei soccorritori, ciascun passaggio ha contribuito all’esito positivo dell’operazione. Episodi di questo tipo evidenziano la necessità di investimenti continui in formazione, tecnologie e procedure condivise per mitigare i rischi legati alle attività in montagna.
Il caso di Gressoney-La-Trinité assume Le autorità e le organizzazioni di soccorso sottolineano l’importanza di informazione, rispetto delle regole e ricorso a servizi specializzati come misure consolidate per ridurre gli incidenti in ambiente innevato. Le istituzioni competenti indicano la necessità di mantenere e potenziare tali misure come priorità per le stagioni future.





