sotto il braciere olimpico dell'arco della pace dieci confessioni religiose hanno offerto preghiere e un messaggio condiviso di pace, dialogo e inclusione

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Il fascino dell’Arco della Pace ha fatto da cornice a un incontro civile e spirituale che ha voluto trasformare il simbolo olimpico in un luogo di ascolto. Il presidio è nato intorno al braciere olimpico, dove rappresentanti di dieci confessioni religiose hanno alternato letture, invocazioni e parole rivolte al pubblico per sostenere un comune impegno verso la convivenza e il rispetto reciproco.
L’iniziativa, dal titolo “Nella tregua Olimpica”, è stata promossa dalla Regione Lombardia e dalla Consulta regionale per l’integrazione e la promozione del dialogo interreligioso, organismo operativo dal 2026 con il compito di favorire la conoscenza tra comunità di fede presenti sul territorio lombardo. La serata si è articolata in momenti istituzionali, rituali di preghiera e una sezione artistica ospitata in seguito in sala.
Un gesto simbolico per l’unità
La formula dell’incontro ha voluto essere semplice e solenne: ogni confessione ha proposto una breve preghiera, accompagnata dal Coro delle Voci Bianche del Liceo Musicale Riccardo Malipiero di Varese, diretto da Angela Ballerio. In quel susseguirsi di voci si è colto l’intento di valorizzare la diversità come risorsa, leggendo insieme anche un messaggio condiviso per la pace elaborato dalla Consulta.
Presenze istituzionali e culturali
All’appuntamento hanno partecipato esponenti delle istituzioni regionali e cittadini: tra i presenti figuravano il presidente della Regione Attilio Fontana, il sottosegretario alla presidenza con delega alle Relazioni Internazionali ed Europee Raffaele Cattaneo e la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo. La regia dell’evento è stata curata da Andrea Chiodi, che ha organizzato la serata in due fasi distinte ma complementari.
Messaggi dal palco e voci della comunità
Tra gli interventi più attesi c’è stata la lettura del “Messaggio per la Pace” redatto dalla Consulta, affidata all’attore milanese Giacomo Poretti. Il testo invitava a lavorare per il dialogo e la solidarietà, sottolineando come i Giochi rappresentino un’occasione per promuovere la fraternità tra popoli.
Testimonianze e riflessioni
Rappresentanti delle comunità di fede hanno offerto spunti diversi ma convergenti: Hamid Roberto Distefano, per la comunità islamica, ha definito l’evento «un ponte simbolico che unisce le diversità», mentre Monsignor Luca Bressan ha richiamato alla necessità di uscire dai giochi trasformati da un’esperienza di condivisione e rispetto. Le parole hanno cercato di contrastare il clima di tensioni internazionali evocato dal contesto, ribadendo l’urgenza di tutelare la dignità umana.
Una seconda parte dedicata all’arte e alla condivisione
Dopo il momento spirituale sotto l’arco, la serata si è spostata all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia, dove è andato in scena un programma di performance interreligiose. Questa fase ha messo in luce come l’arte possa essere uno strumento concreto per il dialogo: musiche, letture e pezzi scenici delle diverse comunità hanno offerto al pubblico esperienze sensoriali capaci di avvicinare culture e tradizioni.
La scelta di alternare un momento più riflessivo a uno maggiormente performativo ha contribuito a rendere l’incontro bilanciato: non solo parole, ma anche azioni condivise capaci di lasciare una traccia emotiva e culturale nei presenti.
Il ruolo della Consulta e le prospettive
La Consulta regionale per l’integrazione e la promozione del dialogo interreligioso è stata istituita per favorire iniziative di conoscenza reciproca e cooperazione tra fedi. In questa occasione, il suo impegno si è concretizzato nella costruzione di un testo e nella convocazione di realtà diverse attorno a un obiettivo comune: promuovere pace, rispetto e solidarietà durante i Giochi e oltre.
L’evento ha mostrato che, nonostante differenze teologiche e culturali, le comunità possono trovare terreno comune per intervenire pubblicamente e proporre una narrativa alternativa a quella dei conflitti. Rimane l’auspicio che simili iniziative trovino continuità e diventino prassi nelle città che ospitano grandi eventi internazionali.





