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Maxi indagine su fatture false e riciclaggio tra Brescia e Mantova

la guardia di finanza ha smantellato un circuito di fatture inesistenti e flussi illeciti che alimentavano economia reale, con sequestri e perquisizioni tra Brescia e Mantova

Indagine della guardia di finanza a Brescia

Negli ultimi sviluppi investigativi la Guardia di Finanza ha intensificato i controlli sui flussi finanziari collegati a operazioni sospette. Le attività sono state condotte dalle sedi di Desenzano del Garda e Castiglione delle Stiviere e coordinate dalla Procura di Brescia.

L’azione è scaturita da segnalazioni bancarie e professionali che hanno evidenziato movimenti anomali. Le verifiche hanno messo in luce un sistema che impattava negativamente sull’economia legale, con accertamenti su società e soggetti coinvolti in pratiche di documentazione commerciale fittizia e trasferimento di fondi all’estero.

Il meccanismo fraudolento ricostruito dagli investigatori

In prosecuzione degli accertamenti sulla documentazione commerciale fittizia, gli investigatori hanno ricostruito un sistema basato sull’emissione di fatture per operazioni inesistenti nel settore del commercio e della lavorazione di metalli ferrosi. Tali documenti permettevano di ridurre la base imponibile e di occultare redditi effettivi, alterando le condizioni concorrenziali del mercato.

I proventi illeciti venivano instradati attraverso conti esteri e, in parte, restituiti ai beneficiari in contanti dopo la detrazione delle commissioni pattuite. Il circuito integrava operazioni lecite e flussi occulti all’interno di imprese reali, configurando una forma strutturata di evasione e riciclaggio.

Le attività investigative hanno incluso analisi contabili e tracciamento dei movimenti finanziari per individuare soggetti e società coinvolti. Le indagini proseguono con verifiche sui flussi esteri e con l’accertamento dell’identità dei beneficiari finali.

Ruoli e soggetti coinvolti

Le indagini hanno individuato tre indagati residenti nella provincia già citata, tra cui il titolare di un’impresa che, secondo gli accertamenti, gestiva una contabilità parallela rispetto a quella ufficiale. Le verifiche contabili hanno rilevato la coesistenza di registrazioni formali e movimenti riconducibili a una parte nascosta dell’attività.

Nel corso delle operazioni sono emersi anche intermediari di origine cinese che avrebbero fornito liquidità al circuito fraudolento. Le somme sarebbero state erogate con commissioni inferiori a quelle praticate da altri operatori, circostanza ricostruita dalle consulenze finanziarie incluse nel fascicolo.

I rapporti tra emittenti e utilizzatori di fatture false sono stati ricostruiti mediante l’analisi documentale e le segnalazioni di operatori finanziari e professionisti coinvolti nella filiera. L’attività tecnica ha incluso l’incrocio di dati contabili e comunicazioni bancarie.

Le indagini proseguono con approfondimenti sui flussi esteri e con l’accertamento dell’identità dei beneficiari finali. Sono in corso verifiche patrimoniali e valutazioni sulle eventuali richieste di cooperazione internazionale.

Le operazioni di perquisizione e i sequestri d’urgenza

Contestualmente alle verifiche patrimoniali, la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni domiciliari e aziendali nelle province interessate, disponendo sequestri d’urgenza in contesti ritenuti sensibili. Le attività miravano a cristallizzare le evidenze e a impedire la dispersione di beni e denaro.

Oltre trenta militari hanno partecipato agli accessi in abitazioni e uffici, recuperando contante e documentazione utile alle indagini. In una delle imprese ispezionate sono stati rinvenuti 260.000 euro in borse della spesa e altri 60.000 euro nascosti su mensole. Complessivamente sono stati sequestrati 320.000 euro insieme a faldoni contabili e materiali informativi. Le autorità proseguiranno le verifiche e valuteranno eventuali richieste di cooperazione internazionale.

Scelta investigativa e assenza di arresti

Gli inquirenti hanno evitato provvedimenti restrittivi immediati e hanno optato per il sequestro delle disponibilità finanziarie. La misura mira a impedire lo spostamento o l’occultamento delle risorse in attesa di ordinanze cautelari.

La strategia è stata adottata per preservare le tracce finanziarie e garantire la prosecuzione delle indagini senza compromettere le fonti di prova. La valutazione del rischio si è concentrata sulla possibile dispersione degli elementi indiziari, particolarmente elevata in attività con uso intensivo di contanti e trasferimenti esteri. Le verifiche proseguiranno con l’acquisizione di documentazione bancaria e con la valutazione di eventuali richieste di cooperazione internazionale.

Impatto sull’economia locale e finalità dell’azione

Le verifiche proseguiranno con l’acquisizione di documentazione bancaria e la valutazione di eventuali richieste di cooperazione internazionale. L’intervento non è finalizzato esclusivamente al recupero delle imposte. Gli investigatori lo descrivono anche come una misura di tutela delle imprese regolari.

Il fenomeno delle fatture false altera la competitività locale creando vantaggi illegittimi a danno delle aziende che rispettano gli obblighi fiscali. Tale distorsione aumenta il rischio di reinserimento di capitali illeciti nel sistema economico attraverso pratiche di riciclaggio transnazionale. Contrastare queste condotte mira quindi a preservare la regolarità del mercato e a ridurre le opportunità di finanziamento illecito.

Le indagini proseguono sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Brescia, che valuta gli elementi raccolti e l’eventualità di ulteriori misure cautelari. Gli investigatori approfondiranno i flussi finanziari esteri e il ruolo dei soggetti intermediari per delimitare l’estensione del network criminale e quantificare il pregiudizio fiscale e patrimoniale. È prevista l’acquisizione di ulteriore documentazione e la valutazione di strumenti di cooperazione internazionale per completare il quadro probatorio e supportare le fasi successive dell’attività giudiziaria.

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