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Gdf brescia scopre flussi anomali e un sistema di fatture false nell’edilizia

la Guardia di Finanza di Brescia, segnalata il 13/02/2026, ha concluso due filoni investigativi che collegano trasferimenti verso l’asia e un’articolata frode fiscale nell’edilizia con sistemi di riciclaggio tramite underground banking

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Brescia ha reso noti il 13/02/2026 i risultati di due operazioni coordinate che hanno colpito meccanismi di erosione dell’economia legale. Le indagini hanno evidenziato flussi finanziari anomali verso l’estero e una rete di frodi fiscali con successive attività di riciclaggio nel settore edile.

L’attività investigativa si è svolta in provincia di Brescia e in altre giurisdizioni connesse.

Le verifiche sono partite da accertamenti info-investigativi e controlli ispettivi mirati, finalizzati a prevenire l’uso illecito del sistema economico. Le operazioni mostrano come tecniche di occultamento moderne si siano affiancate a canali tradizionali, rendendo necessaria una risposta investigativa integrata e multidisciplinare. Le tendenze emergenti mostrano un aumento della complessità dei circuiti finanziari coinvolti, secondo gli investigatori.

Flussi anomali e il ruolo dei servizi di pagamento

Flussi anomali e il ruolo dei servizi di pagamento

Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria ha passato al setaccio le operazioni di un operatore attivo nei servizi di pagamento, in particolare un money transfer. Gli investigatori hanno individuato oltre 500 operazioni classificate come anomale. Il controvalore complessivo si avvicina al milione di euro, con destinazioni prevalentemente in Paesi asiatici.

L’indagine ha documentato l’adozione sistematica della tecnica nota come smurfing. Tale metodo consiste nel frazionamento delle somme in molteplici transazioni sotto soglia per eludere i controlli antiriciclaggio. Le tendenze emergenti mostrano una crescente complessità nei circuiti finanziari utilizzati per questi scopi.

Irregolarità nelle procedure di adeguata verifica

La verifica ha rilevato carenze nelle procedure di adeguata verifica della clientela. Mancavano controlli documentali coerenti e segnalazioni di operazioni sospette tempestive. Secondo gli investigatori, tali lacune hanno favorito la realizzazione di transazioni frammentate.

La Guardia di Finanza proseguirà gli accertamenti per determinare responsabilità amministrative e penali. Il procedimento si concentra ora sull’analisi delle comunicazioni e dei flussi verso l’estero, per ricostruire la rete delle operazioni sospette.

Dall’esame delle comunicazioni e dei flussi verso l’estero è emersa una criticità nelle pratiche di verifica dell’operatore. Le verifiche, condotte anche grazie allo scambio di informazioni con l’Organismo Agenti e Mediatori (OAM), hanno rivelato ripetute carenze nelle procedure di customer due diligence. In diversi casi non è stata identificata la persona fisica titolare dei trasferimenti. Tale omissione configura una violazione che espone l’operatore a sanzioni amministrative fino a 70.000 euro. Questo filone d’indagine evidenzia come la mancata applicazione delle norme di controllo faciliti il transito di capitali illeciti verso circuiti meno trasparenti.

Fatture inesistenti e il circuito dell’underground banking

Le indagini documentano l’uso di documentazione contabile fittizia per giustificare flussi finanziari. In più episodi sono state riscontrate fatture inesistenti emesse per operazioni non effettuate. Secondo gli elementi acquisiti, tali pratiche si inseriscono in un più ampio sistema di underground banking che trasferisce risorse verso intermediari non regolamentati.

Le tendenze emergenti mostrano una crescente sofisticazione dei meccanismi di occultamento, con utilizzo di reti complesse e conti esteri. Gli accertamenti proseguiranno con verifiche bancarie mirate e richieste di collaborazione internazionale per ricostruire la catena dei trasferimenti e individuare i beneficiari finali. Le autorità mantengono aperta l’analisi delle posizioni amministrative e penali connessi al caso.

Proseguendo l’indagine, il secondo filone, condotto dalla Compagnia di Rovato, ha ricostruito uno schema di frode fiscale articolato che coinvolge imprese del settore edile.

Gli accertamenti indicano che le società coinvolte avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti per oltre 250 milioni di euro. La pratica è risultata spesso accompagnata da fenomeni di interposizione fittizia di manodopera, mediante i quali sono state generate disponibilità finanziarie significative da reintrodurre nell’economia reale con modalità illecite. L’attività istruttoria proseguirà con verifiche contabili e approfondimenti su eventuali responsabilità amministrative e penali.

Dal giro di fatture al rientro in contanti

Dal giro di fatture al rientro in contanti, l’indagine ha accertato che il denaro provento della frode sarebbe stato convogliato in un sistema di underground banking, con trasferimenti all’estero e successiva monetizzazione tramite una rete di intermediari e corrieri di valuta. Le attività ispettive hanno verbalizzato 25 persone e hanno individuato trasferimenti indebiti per oltre 9 milioni di euro. Il meccanismo di riciclaggio è stato stimato in oltre 96 milioni di euro, secondo quanto emerge dagli atti investigativi.

Impatto operativo e riflessioni

Le due operazioni, pur distinte, mostrano elementi ricorrenti: impiego di canali finanziari non convenzionali, difficoltà nel ricostruire la titolarità reale dei flussi e uso di strutture societarie per esibire una parvenza di legalità. La Guardia di Finanza evidenzia l’importanza del monitoraggio continuativo e dello scambio informativo tra autorità nazionali e internazionali per intercettare fenomeni che alterano la trasparenza del mercato. Le tendenze emergenti mostrano come la complessità degli schemi richieda indagini con competenze finanziarie e digitali avanzate; il futuro arriva più veloce del previsto: saranno necessari approfondimenti contabili e verifiche su eventuali responsabilità amministrative e penali.

Dal punto di vista operativo, le verifiche confermano che controlli mirati su operatori dei pagamenti e accertamenti fiscali nel settore edile possono interrompere i canali di ingresso e la moltiplicazione di capitali illeciti. Le tendenze emergenti mostrano che, con interventi tempestivi, si riducono le opportunità di riciclaggio attraverso circuiti informali. Per le imprese e gli intermediari finanziari resta prioritario implementare procedure efficaci di antiriciclaggio e di identificazione del titolare effettivo, unitamente a verifiche periodiche sui clienti e sulle transazioni.

Conseguenze e prossimi passi

Le attività appena concluse costituiscono un tassello dell’azione di contrasto e sono state segnalate alle autorità competenti. Sono state avviate procedure sanzionatorie con possibili sviluppi sia sul piano amministrativo sia su quello giudiziario. Il futuro arriva più veloce del previsto: saranno necessari approfondimenti contabili per ricostruire i flussi finanziari e verifiche sulle eventuali responsabilità amministrative e penali.

I risultati ottenuti evidenziano anche la necessità di aumentare il controllo sulle catene di approvvigionamento e sui servizi di pagamento non bancari, che possono agevolare trasferimenti di valori verso l’estero. Le indagini successive punteranno a tracciare i trasferimenti internazionali e a documentare rapporti contrattuali e fiscali tra le parti coinvolte. Prossimi sviluppi attesi riguardano ulteriori provvedimenti sanzionatori e l’apertura di fascicoli giudiziari ove emergeranno responsabilità penali.

Le indagini rafforzano il messaggio che la cooperazione istituzionale e il controllo mirato costituiscono strumenti essenziali per tutelare l’economia legale e prevenire il reinvestimento di risorse illecite nel tessuto produttivo. Le misure hanno l’obiettivo di proteggere contribuenti e imprese virtuose senza comprimere l’attività economica legittima.

Il futuro arriva più veloce del previsto: le tendenze emergenti mostrano un accentuato orientamento verso un coordinamento operativo tra autorità fiscali, forze dell’ordine e magistratura. Il monitoraggio proseguirà, con attenzione alle evidenze raccolte e agli sviluppi procedurali attesi.

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