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Blitz contro il caporalato a Palazzolo sull’Oglio: minori impiegati in un capannone

Un controllo in un capannone ha portato alla luce sfruttamento sistematico: 23 cittadini moldavi senza permesso, otto minori impiegati e provvedimenti penali e amministrativi.

Un intervento delle forze dell’ordine ha smascherato una rete di sfruttamento della manodopera in un capannone di Palazzolo sull’Oglio. L’ispezione, condotta dai carabinieri insieme al Nucleo Ispettorato del Lavoro e alla polizia locale, ha consentito di identificare 23 lavoratori irregolari.

Otto persone risultano essere minorenni, alcuni dei quali descritti come di età estremamente giovane, fino a otto anni. L’operazione ha attivato procedimenti penali e sanzioni amministrative, oltre a misure di tutela sociale a favore delle persone coinvolte.

Il luogo e la natura dell’attività

A seguito dell’ispezione, gli investigatori hanno ricostruito la destinazione dichiarata dell’immobile in via Malogno. Il capannone risultava formalmente adibito alla produzione di guarnizioni e alla lavorazione di materie plastiche. La titolarità documentale era intestata a una cittadina romena di 23 anni.

Le verifiche sul posto hanno però evidenziato discrepanze sostanziali tra documentazione e realtà. All’interno erano impiegati esclusivamente cittadini moldavi. Tutti gli operai risultavano privi di permesso di soggiorno, secondo quanto accertato dagli organi inquirenti.

La situazione ha quindi rivelato elementi di lavoro irregolare e condizioni riconducibili a sfruttamento. Gli investigatori segnalano l’assenza di contratti formali e di misure di tutela sul lavoro. Proseguiranno gli accertamenti per chiarire responsabilità penali e amministrative e per valutare ulteriori provvedimenti a tutela delle persone coinvolte.

Come si presentava l’ambiente di lavoro

Gli spazi del capannone erano destinati a mansioni produttive e venivano frequentati quotidianamente anche da minori. La presenza di bambini e adolescenti nei locali ha fatto emergere il problema del lavoro minorile, in forme ritenute estremamente gravi dagli ispettori.

Le condizioni rilevate hanno determinato l’applicazione di sanzioni per violazioni delle norme sulla safety e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, oltre alla sospensione immediata dell’attività. Proseguiranno gli accertamenti per chiarire le responsabilità penali e amministrative e per valutare eventuali ulteriori provvedimenti a tutela delle persone coinvolte.

Gli esiti dell’operazione e le conseguenze legali

A seguito degli accertamenti finali, un cittadino moldavo di 30 anni è stato arrestato perché risultava destinatario di un provvedimento di espulsione e per reingresso illegale nel territorio nazionale. La titolare della ditta è stata denunciata per intermediazione illecita e per sfruttamento del lavoro. Le autorità hanno inoltre contestato violazioni del Testo unico sulla sicurezza, con sanzioni amministrative complessive superiori a 100.000 euro e il sequestro preventivo dell’intero capannone.

Procedure per gli stranieri irregolari

Per gli altri lavoratori identificati sono state avviate le procedure presso la Questura per la regolarizzazione o per l’allontanamento dal territorio nazionale. Le pratiche includono verifiche documentali, accertamenti sulle eventuali responsabilità penali e l’esame di possibili soluzioni amministrative, nel rispetto delle norme sull’immigrazione. Le autorità comunicheranno gli esiti delle istruttorie e valuteranno eventuali ulteriori provvedimenti a tutela delle persone coinvolte.

La tutela dei minori e l’intervento dei servizi sociali

Le autorità comunicheranno gli esiti delle istruttorie e valuteranno eventuali ulteriori provvedimenti a tutela delle persone coinvolte. Nel frattempo, i minori e le loro famiglie sono stati presi in carico per garantire assistenza immediata e protezione continuativa. Gli operatori adottano misure finalizzate a ricostruire condizioni di vita più sicure e a contrastare i fenomeni di sfruttamento. Gli esperti del settore confermano l’importanza di interventi coordinati tra istituzioni, forze dell’ordine ed enti territoriali per ridurre il rischio di ricadute.

Immediatamente dopo i rilievi, i minori e i loro genitori sono stati presi in carico dai servizi sociali del Comune di Palazzolo per garantire assistenza e protezione. L’obiettivo resta il trasferimento in strutture protette e l’avvio di percorsi di sostegno socio‑educativo. Tali percorsi mirano a contrastare gli effetti dello sfruttamento e a ricostruire progressivamente condizioni di vita più sicure per i minori coinvolti.

Misure di accoglienza e protezione

I servizi sociali valutano le esigenze immediate e di lungo periodo dei bambini, coordinando gli interventi con le forze dell’ordine e con gli enti provinciali. Questa fase è fondamentale per separare i minori da ambienti ritenuti pericolosi e per attivare percorsi che riducano il rischio di ricadute nello sfruttamento. Le azioni previste includono valutazioni psicologiche, interventi educativi e riferimenti a strutture specializzate per l’accoglienza protetta.

Ruolo delle istituzioni e dichiarazioni pubbliche

In continuità con gli interventi di tutela già avviati, il sindaco di Palazzolo sull’Oglio, Gianmarco Cossandi, ha definito l’esito dell’operazione «un risultato importante sul piano della legalità». Le indagini, originate da accertamenti comunali sulla gestione dei rifiuti, hanno ricostruito una rete illecita più ampia di quanto apparisse inizialmente. La collaborazione tra Polizia locale, carabinieri e Ispettorato del Lavoro è risultata determinante per il buon esito dell’intervento. Le autorità comunicheranno gli sviluppi procedurali compatibilmente con le esigenze investigative.

Le verifiche preventive e il sistema di vigilanza

Secondo le autorità, l’operazione conferma l’efficacia del sistema di controllo territoriale. Dalle segnalazioni iniziali sono scaturite verifiche mirate e attività di monitoraggio continuo, che hanno permesso di intercettare fenomeni sommersi. Le forze coinvolte hanno inoltre precisato che non sono state diffuse informazioni prima del blitz, per non compromettere l’azione investigativa. Il modello operativo descritto integra azioni amministrative e ispettive, rafforzando la vigilanza territoriale sui comportamenti illeciti.

Indagini e sviluppi

Il caso a Palazzolo sull’Oglio conferma come il caporalato possa radicarsi anche in contesti industriali apparentemente ordinari e come il lavoro nero si leghi a fenomeni di immigrazione e allo sfruttamento di minori. Le forze dell’ordine e la Procura hanno approfondito i canali di intermediazione e le reti di reclutamento. L’attività investigativa mira a definire compiutamente ruoli e responsabilità e a individuare profili di responsabilità penale e amministrativa.

Contestualmente, gli enti locali stanno valutando l’estensione delle misure ispettive sul territorio e la possibilità di rafforzare i controlli sul settore produttivo interessato. Sono previste ulteriori verifiche documentali e audizioni di persone informate sui fatti. Il prossimo sviluppo atteso riguarda le determinazioni dell’autorità giudiziaria in merito a eventuali richieste di misura cautelare e all’avvio di procedimenti penali.

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