un 43enne marocchino è stato rinvenuto privo di vita sotto il cavalcavia Adriano Bacula a Milano: il corpo mostrava segni di decomposizione e potrebbe trattarsi di morte per ipotermia, mentre proseguono gli accertamenti.

Argomenti trattati
Il fatto
Milano. Un uomo di 43 anni, originario del Marocco, è stato trovato senza vita in via della Pecetta, sotto il cavalcavia Adriano Bacula, nella zona di Ghisolfa.
L’allarme è stato lanciato nel tardo pomeriggio. Polizia e personale del 118 hanno constatato l’assenza di segni esterni di violenza.
Il corpo era in avanzato stato di decomposizione.
Sono in corso gli accertamenti per stabilire le cause del decesso e le eventuali responsabilità. Le autorità competenti hanno avviato le procedure di identificazione e le indagini sul luogo.
Il ritrovamento e i primi rilievi
Le autorità, dopo aver avviato le procedure di identificazione e le indagini sul luogo, hanno confermato il ritrovamento nella serata del 13 febbraio 2026. Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118 e la polizia di Stato. I sanitari hanno constatato il decesso e non hanno potuto che constatarne la morte.
L’esame esterno ha evidenziato che il corpo si trovava all’interno di un giaciglio di fortuna usato come riparo dal freddo. Gli accertamenti medico-legali hanno riscontrato uno stato di decomposizione compatibile con un decesso avvenuto diversi giorni prima.
Dal punto di vista normativo, il protocollo operativo prevede l’acquisizione di rilievi fotografici e il sequestro dell’area per consentire gli ulteriori accertamenti. Il rischio compliance è reale: le autorità competenti stanno procedendo secondo le procedure previste per la conservazione delle prove e l’identificazione formale della vittima.
Elementi che emergono dalle prime indagini
Le autorità privilegiano l’ipotermia come causa del decesso, tenuto conto del contesto invernale e delle condizioni del giaciglio. Non sono stati riscontrati segni evidenti di aggressione. Gli accertamenti medico-legali e i rilievi tecnici proseguiranno per definire con precisione la dinamica e le cause.
Dagli accertamenti amministrativi è emerso che la vittima era già nota ai servizi di emergenza ed era stata soccorsa in passato per un malore riconducibile a un episodio di epilessia. Dal punto di vista normativo, le procedure per la conservazione delle prove e l’identificazione formale sono state già avviate dalle autorità competenti.
Restano in corso esami tossicologici e l’autopsia, i cui esiti saranno determinanti per la ricostruzione completa della vicenda.
Un fenomeno ricorrente: la sequenza di morti in strada
Restano in corso esami tossicologici e l’autopsia; i risultati definiranno le responsabilità e potranno chiarire le cause dei decessi.
Il caso si inserisce in una serie di decessi tra le persone senza dimora nella città: dall’inizio dell’anno sono sette i senzatetto ritrovati morti in strada a Milano. In episodi recenti i corpi sono stati rinvenuti in diverse zone urbane, spesso all’interno di giacigli improvvisati accanto a supermercati o sotto cavalcavia. La frequenza di questi episodi ha riacceso il dibattito pubblico sulla vulnerabilità delle persone senza fissa dimora e sulle misure di assistenza messe in campo.
Rifiuto dei centri e responsabilità collettiva
Il rifiuto sistematico dell’offerta dei centri ha riacceso il dibattito sulla vulnerabilità delle persone senza fissa dimora e sulle risposte dei servizi pubblici. Occorre valutare cause individuali e organizzative per comprendere l’entità del fenomeno.
Le motivazioni del rifiuto variano: rigidità delle regole, timore di perdere effetti personali e difficoltà di convivenza con altri ospiti. Questi elementi incidono sulla capacità dei servizi di instaurare fiducia e di intercettare bisogni reali.
Dal punto di vista normativo, l’assetto dei servizi di accoglienza deve rispettare standard di accessibilità e tutela della dignità. Il Garante ha stabilito che gli interventi sociali devono bilanciare sicurezza e diritti individuali.
Il rischio compliance è reale: procedure troppo rigide possono aumentare marginalità e ostacolare percorsi di inclusione. Le amministrazioni e i gestori devono quindi rimodulare pratiche operative sulla base di evidenze empiriche.
Per limitare i rifiuti è necessario migliorare l’approccio dei servizi, rafforzare l’intervento sociale di prossimità e predisporre protocolli che tutelino beni personali. Un risultato atteso è l’aumento delle prese in carico effettive e della sicurezza collettiva.
Un risultato atteso è l’aumento delle prese in carico effettive e della sicurezza collettiva. Per ottenerlo sono necessarie modifiche organizzative e di metodo.
Dal punto di vista operativo la priorità è potenziare i servizi di emergenza e prevenzione rivolti alle persone senza dimora. Occorre rafforzare il presidio sanitario di strada, aumentare i posti di accoglienza disponibili e migliorare l’integrazione tra servizi sociali e sanitari. Dal punto di vista normativo, gli enti locali devono chiarire flussi informativi e responsabilità tra istituzioni e terzo settore. Il rischio compliance è reale: procedure non armonizzate possono ostacolare l’accesso alle cure e l’efficacia degli interventi. Sul piano sociale è urgente sviluppare strategie che favoriscano l’accesso volontario alle strutture, affrontando le cause del rifiuto degli aiuti con approcci psicosociali e mediati culturalmente. Si prevede una revisione dei protocolli e delle pratiche sul territorio per incrementare le risposte dedicate e la continuità delle prese in carico.
Strumenti e possibili azioni
Si prosegue rafforzando interventi sul territorio dopo la revisione dei protocolli. Tra le misure praticabili figura il potenziamento dei servizi di outreach, intesi come attività di contatto diretto finalizzate alla individuazione precoce delle esigenze.
Occorre creare percorsi di accoglienza più flessibili che tengano conto delle necessità individuali e della continuità assistenziale. A tal fine la collaborazione tra il servizio sanitario, le organizzazioni non profit e le istituzioni locali deve essere formalizzata attraverso protocolli condivisi e procedure operative chiare.
Dal punto di vista normativo, le attività di contatto e presa in carico richiedono attenzione alla GDPR compliance e alla protezione dei dati personali. Il rischio compliance è reale: va garantita la correttezza del trattamento e la sicurezza delle informazioni scambiate tra enti.
La comunicazione mirata e la costruzione di fiducia restano elementi chiave. Un approccio improntato al rispetto e alla personalizzazione aumenta l’accesso alle strutture e riduce i rischi legati alla permanenza in strada.
Si prevedono monitoraggi periodici degli esiti e adeguamenti organizzativi in base ai risultati. Il prossimo passo consiste nell’implementazione coordinata delle azioni e nella valutazione degli indicatori di efficacia.
Le autorità competenti hanno avviato le indagini per chiarire tutti gli aspetti del decesso, mentre le organizzazioni che assistono le persone senza dimora sottolineano l’urgenza di misure più efficaci. L’episodio di via della Pecetta si inserisce in un contesto umano e sociale che richiede risposte coordinate e sostenute nel tempo per ridurre la vulnerabilità dei soggetti più fragili.
Dal punto di vista normativo, il quadro di riferimento obbliga enti locali e servizi a mettere in atto protocolli di prevenzione e intervento, con responsabilità operative e di monitoraggio. Il Garante ha stabilito che la tutela della salute e della dignità delle persone senza dimora richiede procedure trasparenti e coordinamento interistituzionale. Il rischio compliance è reale: il mancato adeguamento dei servizi può comportare conseguenze amministrative e reputazionali per le istituzioni coinvolte.
Il prossimo passo consiste nell’implementazione coordinata delle azioni e nella valutazione degli indicatori di efficacia, con particolare attenzione al potenziamento dei servizi di outreach e al monitoraggio degli esiti. Si attende ora il riscontro delle verifiche in corso e l’esito delle valutazioni tecniche sugli interventi già avviati.





