Il 13 febbraio Luca Steinmann ha dialogato con le quarte e le quinte del Bernocchi su come si diventa reporter di guerra, sulla convivenza con combattenti e sulle scelte etiche nel raccontare i conflitti.

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Incontro sul reportage di guerra all’Isis Bernocchi
Il 13 febbraio l’Isis Bernocchi di Legnano ha ospitato Luca Steinmann, reporter di guerra e analista geopolitico, per un incontro con le classi quarte e quinte. L’evento si è svolto nella mattinata con l’obiettivo di offrire agli studenti una testimonianza diretta sul lavoro nei teatri di conflitto.
Steinmann ha delineato il proprio percorso professionale e le esperienze sul campo. Ha descritto le difficili decisioni etiche che caratterizzano il reportage in zone di guerra e le procedure di sicurezza adottate dai giornalisti. Gli studenti hanno ricevuto un quadro concreto e umano del reportage, con particolare attenzione alle implicazioni morali e professionali.
Dal punto di vista educativo, l’iniziativa ha favorito il confronto su metodi di raccolta delle informazioni e responsabilità deontologiche. Le classi coinvolte hanno potuto interrogarsi sulle sfide pratiche del mestiere e sui percorsi formativi necessari per operare in contesti ad alto rischio.
Dal retroterra personale alla scelta professionale
Dando seguito al confronto con le classi, Steinmann ha collegato il proprio percorso formativo alle scelte professionali successive. Ha ricordato che la passione per le scienze politiche e l’impiego in un centro per migranti hanno orientato la sua attività giornalistica verso il reportage di conflitto.
Il quotidiano confronto con storie di fuga e sofferenza ha, secondo lo stesso reporter, generato l’esigenza di verificare sul campo le connessioni tra guerra e migrazione. Ha motivato così la scelta di raccontare i teatri di crisi in prima persona, per offrire un resoconto ritenuto più autentico rispetto alle narrazioni mediali diffuse.
Un approccio sul campo
Steinmann ha collegato la scelta di raccontare i teatri di crisi alla volontà di offrire resoconti diretti e verificabili. Ha spiegato che il passaggio dal sociale al giornalismo di guerra è stato un percorso di apprendimento sul campo. L’obiettivo dichiarato è comprendere i meccanismi che generano spostamenti di popolazione e documentarli mediante interviste, ricostruzioni e osservazione diretta.
Ha posto particolare attenzione alla costruzione di fonti locali e di relazioni di fiducia. Allo stesso tempo ha mantenuto un atteggiamento critico verso le informazioni raccolte, sottolineando la necessità di corroborare testimonianze con riscontri oggettivi.
Esperienze in Siria e nel Donbass
Gran parte dell’incontro ha riguardato le missioni in Siria e l’attività svolta durante il conflitto russo-ucraino. Steinmann ha descritto il lavoro vicino alle forze in campo, con riferimenti alle procedure di sicurezza e alla logistica necessari per operare in zone di combattimento.
Ha raccontato l’accompagnamento al gruppo Wagner durante alcune operazioni nel Donbass, evidenziando i rischi quotidiani e la complessità etica e operativa nell’osservare da vicino forze militari in conflitto. Ha illustrato come queste esperienze abbiano influenzato il suo metodo di raccolta delle informazioni e la scelta di privilegiare il racconto in prima persona.
La tensione tra vicinanza e ruolo professionale
Proseguendo il racconto sulle modalità di raccolta delle informazioni, Steinmann ha illustrato il paradosso centrale del mestiere. Per garantire la propria sicurezza il corrispondente instaura spesso un rapporto umano con le persone che documenta. Tuttavia tale vicinanza rischia di compromettere la distanza critica richiesta al giornalista. Il nodo, ha spiegato, è gestire questo equilibrio senza trasformare il reportage in propaganda. Ha aggiunto che il privilegiare il racconto in prima persona richiede regole autoconsapevoli e trasparenza metodologica.
Credibilità, autorità e autocensura
Un tema ricorrente nel dialogo è stato il valore della credibilità. Steinmann ha sottolineato che la priorità rimane la serietà del lavoro: non offrire una visione compiacente né pretendere di stabilire una verità assoluta. Il suo impegno consiste invece nel fornire un racconto onesto entro i limiti verificabili. Ha inoltre riconosciuto la pressione esercitata dall’autorità e dal contesto operativo, che può indurre forme di autocensura. Ha concluso affermando che la trasparenza sulle scelte redazionali e sulle fonti è fondamentale per preservare la fiducia del pubblico.
Limiti esterni e scelte interne
Dopo aver sottolineato la necessità di trasparenza sulle scelte redazionali e sulle fonti, il relatore ha spiegato due principali condizionamenti del lavoro giornalistico. Ha indicato le restrizioni imposte dai controllori locali, che spesso offrono una visione parziale dei fatti. Ha poi evidenziato il ruolo dell’autocensura, intesa come la scelta consapevole del giornalista di modulare la diffusione di informazioni per tutelare contatti e fonti locali.
Umanità oltre le divise
Il discorso si è concentrato sulla complessità delle persone coinvolte nei conflitti. Ha invitato gli studenti a evitare semplificazioni che riducono gli attori a stereotipi monolitici. Ha ricordato che dietro ogni uniforme c’è un individuo con una storia personale e fragilità. Riconoscere questa dimensione contribuisce a un racconto più accurato, senza scadere in sentimentalismi o giustificazioni.
Ha concluso ribadendo l’importanza della formazione critica e dell’accuratezza nella verifica delle fonti, elementi necessari per preservare la fiducia del pubblico.
Proseguendo l’analisi, è emersa la riflessione sulle trasformazioni individuali che possono investire i giornalisti sul campo. Molti iniziano come osservatori e alcuni assumono posizioni pubbliche più marcate; si è sottolineato però che attivismo e ruolo di cronista restano distinti per funzioni e responsabilità. Il relatore ha indicato la necessità di mantenere rigore nella verifica delle fonti e trasparenza nelle scelte redazionali, condizioni indispensabili per preservare la fiducia del pubblico. Gli studenti hanno posto quesiti su pratiche operative e dilemmi etici, evidenziando interesse per strumenti di verifica e standard deontologici. È stato infine richiamato l’impegno continuo nella formazione critica e nella responsabilità professionale, passaggi considerati fondamentali per il futuro della professione.





