Un uomo di 56 anni è stato arrestato per l'omicidio di Aurora Livoli, la giovane trovata senza vita in un cortile a Milano.

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La tragica morte di Aurora Livoli, una ragazza di soli 19 anni, ha scosso profondamente la comunità di Milano e non solo. Il suo corpo è stato rinvenuto il 29 dicembre nel cortile di un condominio in via privata Paolo Paruta. Le indagini hanno subito preso una piega inquietante, portando all’arresto di un uomo di 56 anni, di origine peruviana, già noto alle forze dell’ordine per precedenti penali, tra cui reati di violenza sessuale.
La vittima, originaria di Roma e residente in provincia di Latina, era scomparsa da oltre un mese. La sua ultima comunicazione con la famiglia risaliva al 26 novembre, quando aveva dichiarato di stare bene e di non avere intenzione di tornare a casa. La sua vita a Milano, però, si è conclusa brutalmente.
Dettagli dell’indagine
Le indagini condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano hanno rivelato un quadro preoccupante. L’uomo arrestato è stato fermato inizialmente per una rapina avvenuta il 28 dicembre, poco prima dell’incontro fatale con Aurora. Mentre si trovava alla stazione della metro M2 di Cimiano, ha aggredito una ragazza di 19 anni, sottraendole il cellulare e cercando di impedirle di chiedere aiuto.
Le testimonianze e le prove
Durante il tentativo di fuga, il 56enne ha cercato di confondersi tra la folla, indossando un giubbotto double face. Tuttavia, le telecamere di sorveglianza hanno catturato momenti cruciali che lo ritraggono insieme alla giovane prima della sua morte. Le immagini raccolte hanno permesso agli investigatori di collegare l’uomo al delitto di Aurora.
Le condizioni del ritrovamento
Quando il corpo di Aurora è stato scoperto, presentava segni evidenti di violenza, tra cui un occhio tumefatto e segni sul collo, suggerendo un possibile strangolamento. L’autopsia, effettuata presso l’Istituto di medicina legale di Milano, è stata fondamentale per determinare le cause della morte. Il risultato dell’autopsia potrebbe chiarire se si tratti effettivamente di un omicidio o di un decesso dovuto a cause diverse.
Aurora Livoli era una giovane promettente, diplomata all’Itis Pacinotti e iscritta alla facoltà di Scienze Chimiche presso l’Università La Sapienza di Roma. La sua famiglia, rispettata nel comune di Monte San Biagio, ha espresso shock e dolore per la perdita. I genitori adottivi, Ferdinando Livoli ed Erminia Casale, si sono recati in caserma per riconoscere il corpo, evidenziando la gravità della situazione.
La comunità di Monte San Biagio è rimasta colpita dalla notizia, con il sindaco che ha proclamato un lutto cittadino. Le parole dello zio di Aurora, l’avvocato Massimo Basile, hanno rivelato la sofferenza della famiglia e il desiderio di verità in un contesto così doloroso.
La vicenda di Aurora solleva interrogativi importanti sulla sicurezza nelle aree urbane e sulla necessità di proteggere i giovani in situazioni vulnerabili. La sua storia, purtroppo, è un triste promemoria delle sfide che molti affrontano nella vita quotidiana, rendendo necessario un impegno collettivo per garantire che simili tragedie non si ripetano più.





