Scopri come nonostante i nuovi treni, la situazione di Trenord continui a deludere i pendolari lombardi.

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Diciamoci la verità: il servizio ferroviario lombardo è in crisi e le promesse di miglioramento sembrano evaporare come neve al sole. Con oltre 6.500 treni in ritardo o soppressi solo nel mese di giugno, ci troviamo di fronte a un quadro desolante che sfida ogni logica di investimento e rinnovamento. Mentre il Partito Democratico urla al fallimento, è tempo di analizzare i dati e le responsabilità che pesano su questa situazione.
Numeri che parlano chiaro
Il re è nudo, e ve lo dico io: i dati non mentono. Nel mese di giugno, Trenord ha registrato una media di disservizi che si attesta attorno al 10%, con un picco di 6.582 treni in ritardo o soppressi. Di questi, ben 4.454 sono vere e proprie soppressioni. La situazione è talmente grave che il Partito Democratico parla di un “completo fallimento” del servizio, un fallimento che colpisce tutte le province lombarde senza esclusioni.
Ma andiamo oltre i numeri. L’indennizzo previsto per i ritardi, calcolato su una soglia del 10%, è rimasto a un passo dall’essere attivato. Questo è il risultato di una gestione che si è rivelata, nei fatti, inefficace. La sostituzione dell’amministratore delegato Marco Piuri con Andrea Severini non ha portato a cambiamenti tangibili. Anzi, la modifica dei criteri di calcolo dei ritardi da cinque a quindici minuti sembra una mossa puramente cosmetica per far apparire i risultati migliori di quanto non siano.
Un’analisi controcorrente
So che non è popolare dirlo, ma sono proprio le scelte politiche a determinare il destino di Trenord. La sostituzione dei bonus con indennizzi ha creato un clima di sfiducia tra i pendolari. Come può un sistema che penalizza i viaggiatori e non i gestori essere considerato efficace? Inoltre, l’assessore Lucente, che dovrebbe rispondere delle mancanze, continua a glissare, mentre i dati sulla sicurezza dei treni e delle stazioni parlano chiaro: l’insicurezza è certificata dai crimini che si verificano nei pressi delle linee ferroviarie lombarde.
Le Olimpiadi Milano-Cortina, tanto sbandierate dal presidente Fontana come un successo garantito, rischiano di trasformarsi in una figuraccia internazionale. La realtà è meno politically correct di quanto si pensi: senza un servizio ferroviario adeguato e sicuro, l’immagine della Lombardia è destinata a soffrire. E non possiamo ignorare la frustrazione dei pendolari, costretti ogni giorno a subire ritardi e disservizi.
Conclusioni disturbanti ma necessarie
In conclusione, la situazione di Trenord è un chiaro esempio di come una gestione inefficace e scelte politiche discutibili possano condurre a un fallimento sistematico. La responsabilità non può essere scaricata unicamente sui lavoratori o sugli utenti, ma deve essere assunta da chi governa. Siamo di fronte a un’emergenza che richiede un intervento radicale e non semplici aggiustamenti. La vera domanda è: chi avrà il coraggio di affrontare la realtà e proporre soluzioni concrete?
Invitiamo tutti a riflettere su questi temi. È tempo di pensare criticamente e di chiedere il cambiamento che la Lombardia merita. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questo disastro, perché il futuro dei trasporti pubblici non può essere affidato a promesse vuote e a scelte politiche sbagliate.