Le piogge torrenziali e i forti venti stanno creando gravi problemi in Lombardia, ma c'è di più dietro questo maltempo.

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Diciamoci la verità: quando si parla di maltempo, molti di noi tendono a immaginare scenari da film catastrofico. Eppure, la realtà è meno politically correct: l’ondata di maltempo che sta colpendo la Lombardia, in particolare Varese, Lecco e la Valchiavenna, non è affatto un capriccio della natura. I residui dell’ex uragano “Erin” si sono manifestati in piogge torrenziali e venti insostenibili, costringendo le autorità a lanciare allerte rosse in zone già vulnerabili. Ma ci chiediamo: quanto di tutto questo è davvero sotto controllo?
Allerta rossa e conseguenze reali
Il livello di allerta massimo, quello rosso, è stato diramato per le province di Varese, Lecco e la Valchiavenna. E le statistiche parlano chiaro: in alcune zone, le precipitazioni potrebbero superare i 150 millimetri in sole 24 ore. E qui arriva il primo colpo di scena: l’agenzia meteorologica ha previsto forti raffiche di vento, fino a 90 chilometri orari, che non solo rendono la situazione più pericolosa, ma alzano anche il livello di criticità per i già instabili terreni montani. Immagina di trovarsi in Valdisotto, dove le famiglie avevano appena fatto ritorno nelle loro abitazioni dopo una frana. Il sindaco ha attivato una fase di preallerta. Ma perché queste famiglie sono state costrette a tornare così presto? Quali misure di prevenzione erano state adottate prima dell’arrivo di questo maltempo?
Milano e il monitoraggio dei fiumi
Il maltempo non risparmia nemmeno Milano. Qui, il comune ha attivato il Centro Operativo della Protezione Civile per monitorare attentamente i fiumi Seveso e Lambro, già soggetti a controlli costanti. Ma ci chiediamo: quanto è efficace questo monitoraggio? Non è un po’ tardivo, considerando che i parchi cittadini sono stati chiusi solo come misura d’emergenza? Questa situazione mette in luce un’altra questione: la preparazione dei comuni di fronte a eventi climatici estremi. È chiaro che ci troviamo davanti a un sistema che reagisce piuttosto che prevenire.
Le prospettive: un futuro incerto
La previsione di un peggioramento della situazione nel pomeriggio, con temporali sempre più intensi, non è affatto confortante. E la chiusura del Passo dello Stelvio, già afflitto da smottamenti, è solo un ulteriore segnale di quanto sia fragile il nostro territorio. La realtà è che i cambiamenti climatici non sono un problema futuro, ma una crisi attuale che stiamo sottovalutando. Non possiamo ignorare il fatto che l’allerta rossa non deve essere solo un campanello d’allarme, ma un invito a riflettere sulle scelte fatte in passato e sulle misure che potremmo adottare per proteggere il nostro territorio. È ora di alzare la voce e chiedere cambiamenti significativi, prima che sia troppo tardi.