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Il gallerista Francesco Tadini condannato a tre anni di carcere, ma lui si difende: "La mia vita è stata distrutta"

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Lo scorso aprile Francesco Tadini, figlio del pittore scomparso Emilio Tadini e noto gallerista milanese, era stato arrestato con l'accusa di avere avuto rapporti sessuali con una ragazzina minorenne e di detenere un ingente quantità di materiale pedopornografico, foto e video.

Ieri l'uomo è stato condannato a tre anni di carcere. La sua difesa ci ha inviato un comunicato stampa che vi riportiamo:

"Francesco Tadini non ha mai consumato un rapporto sessuale con una prostituta di minorenne. All'esito del processo di primo grado, avvenuto, per scelta della difesa, con rito abbreviato, il Giudice ha anche escluso che sia stato Tadini a richiedere bambini di età compresa tra i 3 e i 10 anni.

Questa attribuzione gli era costata agli occhi dell’opinione pubblica l'attribuzione dell'immagine di pedofilo. Tadini è stato invece condannato alla pena di 3 anni di reclusione per aver tentato di fruire di prostituzione minorile e per detenzione di materiale pedopornografico, sul punto la difesa si riserva comunque appello"

I difensori dell'imputato, gli avvocati Claudia Michela e Lorenzo Zirilli

"attraverso la sola documentazione del fascicolo del pubblico ministero, sono riusciti a dimostrare che Tadini non ha mai avuto un rapporto con una prostituta minorenne.

La donna in questione non era mai stata identificata e la sua età era stata ipotizzata dall'accusa attraverso l'interpretazione di alcune intercettazioni telefoniche: tale ipotesi non ha però retto il vaglio del Giudice. Egli ha però ritenuto che le richieste effettuate da Tadini, oggetto di intercettazione telefonica, configurassero un tentativo. E' stato anche dimostrato come non fu Tadini a richiedere bambini dai 3 ai 10 anni, ipotesi questa che non era mai stata formalizzata in un'accusa di pedofilia, ma che era stata nondimeno diffusa dai media con grande eco.

Tale attribuzione, fondata sul contenuto di un'intercettazione telefonica in cui una prostituta riferiva al suo protettore che un suo cliente abituale ricercava bambini dai 3 ai 10 anni, è stata smentita dalla dimostrazione che Francesco Tadini neppure conosceva la donna in questione. Inoltre, la stessa prostituta, sentita in interrogatorio in fase di indagini, ha riportato una descrizione del cliente che non corrisponde affatto a Tadini ed ha citato l’effettuazione da parte del cliente di un prelevamento bancomat finalizzato a pagare le prestazioni richieste, prelevamento che si è dimostrato non essere mai stato eseguito da Tadini.

Si è quindi trattato di un clamoroso errore di persona, che è costato però a Tadini un enorme danno di immagine.

La detenzione di materiale pedopornografico, per cui Tadini ha riportato condanna, sarebbe invece il frutto di scaricamenti massivi di foto da siti liberamente accessibili nel web, inoltre, le perizie informatiche hanno riscontrato che nessuna foto è stata scambiata, comprata, né tantomeno prodotta da Tadini. Si può quindi affermare che Francesco Tadini non ha mai alimentato attivamente il mercato web di foto pedopornografiche"

Tadini ha dichiarato:

"Sono felice di aver dimostrato di non aver mai chiesto bambini dai 3 ai 10 anni e di non aver mai avuto un rapporto con una prostituta minorenne. In questi mesi sono riuscito a sopravvivere grazie alla mia compagna, con la quale vivo da 9 anni, che non ha mai creduto che fossi un sadico pedofilo, e grazie agli amici che mi hanno scritto e sostenuto. La condanna di oggi non è nulla rispetto alla condanna pubblica e morale che ho subito per azioni che non ho mai commesso. Mi hanno distrutto pubblicamente e azzerato la vita e gli affetti"

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