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Movida, è scontro tra residenti e amministrazione comunale. Intervista a Claudio Bernieri del Comitato La Cittadella

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Parlare di "movida" sta diventando ormai un campo minato: i "movidaioli" odiano i residenti e De Corato (accusato di "chiudere la città"), i residenti non sopportano più i "movidaioli" che non li fanno dormire e i giornalisti che partecipano ai loro incontri per poi scrivere sempre "quello che vogliono loro", rei di difendere la movida e accusare i residenti di intolleranza.

In vista dell'estate poi gli animi si stanno surriscaldando per affrontare un'ennesima stagione di lotte, divieti e malcontenti (foto Kataweb).

Ultima storiaccia in ordine di tempo quella dei cancelli messi in viale Montenero per bloccare l'invasione della collinetta il mercoledì per l'aperitivo davanti al Mom e delle conseguenti azioni dei "Corsari". Ma nella storia della movida di Milano ci sono state anche le transenne di San Lorenzo, o le lotte eterne tra residenti e "movidaioli" dei Navigli, piuttosto che dell'Arco della Pace o altro.

L'assessore Giovanni Terzi, prima allo Sport e ora agli Eventi, ha sempre cercato una soluzione che venga incontro alle esigenze di entrambi gli schieramenti: ha sempre difeso i giovani e la "vita" della città, ma ci aveva ribadito in un'intervista che il principio che deve stare alla base di tutto è il rispetto per il prossimo.

Sotto accusa finisce sempre non la movida in sè, per capirci "ognuno ha il sacrosanto diritto di uscire con gli amici", ma la cosiddetta "movida selvaggia".

Ovvero la movida che lascia dietro di sè il degrado (dalla sporcizia allo spaccio di droga). Il Comune aveva deciso di incontrare i vari comitati per stabilire un accordo tra le parti, i cosiddetti "tavoli di quartiere".

Ma i comitati alla fine sono stati lasciati fuori. Il Coordinamento dei comitati milanesi ha dato appuntamento per domani al negozio civico di Chiamamilano per decidere il da farsi, ma intanto Terzi puntualizza

"Nessuno ce l'ha con i comitati ma è evidente che molti sono manovrati politicamente, e sono quindi contrari a ogni proposta dell'amministrazione per principio"

Abbiamo raggiunto telefonicamente Claudio Bernieri, il giornalista che ha realizzato i video del documentario "Movida Selvaggia" (che ha pubblicato a spezzoni su Youtube).

Claudio, che fa parte del Comitato La Cittadella, ci racconta che abita su una "discoteca abusiva" in zona Ticinese

In che senso parli di "discoteca abusiva"?

"Devi sapere che a Milano chiunque può aprire un bar e trasformarlo in una discoteca perchè non ci sono regolamentazioni di nessun genere. I locali dovrebbero dotarsi di un impianto di insonorizzazione, ma ciò non avviene perchè l'operazione è troppo costosa. Nel film-documentario (che faremo vedere in Comune) abbiamo intervistato anche sindaci e assessori di altre città che da questo punto di vista sono molto più all'avanguardia di Milano"

Com'è possibile che i bar possano effettuare questa trasformazione?

"Richiedono al comune un permesso per 'concertini di arte varia' e poi organizzano concerti rock.

I residenti possono solo chiamare i vigili dell'Annonaria che però sono solo 7 in tutta Milano. C'è una lobby che chiamiamo dei 'localari' che vorrebbero trasformare Milano in una specie di Ibiza ovvero discoteca selvaggia e spaccio"

Da quanto tempo va avanti questa storia?

"Sono due o tre anni che vanno avanti. Non è una vicenda recente. Bisogna però trovare una soluzione al più presto perchè altrimenti la situazione diventerà insostenibile. Anche perchè le tensioni giovanili che una volte si scaricavano nei bar, oggi si scaricano a suon di 'chupiti'. Con delle conseguenze pesanti che vanno dalle continue risse agli accoltellamenti tra ragazzi strafatti e sbronzi"

Forse la causa è da ricercare nella mancanza di spazi di aggregazione?

"Sì, l'aggregazione giovanile c'è sempre stata, ma non ha una valvola di sfogo. Noi non vogliamo il coprifuoco, ci teniamo a sottolinearlo, ma vorremmo una 'movida educata' per così dire. Non esiste a Milano un piano per contrastare i problemi della movida."

Siete favorevoli o contrari alle operazioni del Comune come la recinzione della collinetta del Mom o delle Colonne?

"Nel caso delle Colonne si andava comunque a tutelare un monumento che viene rovinato da alcuni elementi. Mentre per la recinzione del Mom ci vorrebbe in parallelo alla chiusura anche la proposta di un nuovo spazio dove ritrovarsi. Noi residenti della movida chiediamo un decentramento dei divertimenti e maggiori controlli sulle situazioni 'abusive'. Altrimenti si rischia il caos totale. Ma deve comunque prevalere il dialogo e bisogna proporre alternative concrete. Ci vorrebbe quasi un assessore alla movida"

Alcuni video del tuo documentario mostrano persone a volto scoperto, sapevano che sono state riprese per un film di "denuncia" della movida?

"Non si tratta di un film di 'denuncia', ma di cronaca. Noi filmiamo quello che succede la sera e le persone riprese sono state informate di questo. Volevamo mostrare la realtà e dare voce a persone, come ad esempio nel video dei punk in ticinese, che spesso vengono etichettate per il loro aspetto esteriore. Non c'è nessuno scopo denigratorio nei video che ho realizzato. Bisogna dialogare con i ragazzi"

C'è spesso un'altra problematica della movida, legata al prezzo delle case. Cosa ci puoi dire a riguardo?

"In alcune zone come i Navigli e Ticinese moltissime persone vogliono venire ad abitare, però dall'altra parte ci sono moltissimi che se ne vanno disperati in periferia. Il problema è sempre il degrado che alcuni bar si portano dietro: ovviamente se in una zona apre un bar che ridà lustro alla zona e non porta il degrado è normale che il valore della zona stessa aumenta. Ma se c'è il degrado il valore delle case diminuisce. In Sempione ad esempio non riescono a vendere le case".

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