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Melanoma: vaccino personalizzato mRNA riduce del 42% la recidiva

Il nuovo vaccino terapeutico a mRNA di Milano taglia i rischi di ritorno del melanoma, grazie a una formula su misura per ogni paziente.
Melanoma: vaccino personalizzato mRNA riduce del 42% la recidiva

Nel contesto della lotta contro il melanoma ad alto rischio di recidiva, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha raggiunto un traguardo di rilevanza mondiale. Durante il congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), tenutosi a Madrid dal 23 al 27 ottobre, sono stati presentati i dati a due anni dello studio internazionale di fase 3 INTerpath-001, in cui il vaccino personalizzato a mRNA è stato testato insieme all’anticorpo pembrolizumab.

Il protocollo, condotto su 1.137 pazienti con melanoma asportato chirurgicamente, ha coinvolto l’INT di via Venezian nella selezione e nel trattamento di 128 soggetti sottoposti a screening e di 82 effettivamente inseriti nel percorso terapeutico. I risultati evidenziano una diminuzione del 42% del rischio di recidiva o morte e una riduzione del 38% delle metastasi a distanza rispetto al solo pembrolizumab, mantenendo un profilo di sicurezza accettabile.

Come nasce un vaccino su misura: dalla biopsia al laboratorio statunitense

Il processo di creazione del vaccino è paragonato da molti specialisti a un lavoro sartoriale. Dopo la resezione chirurgica, il tessuto tumorale e un campione di sangue del paziente vengono inviati negli Stati Uniti, dove laboratori specializzati sintetizzano un RNA messaggero capace di codificare fino a 34 neoantigeni specifici. Questi antigeni rappresentano i segnali unici della neoplasia e, una volta iniettati per via intramuscolare, stimolano la generazione ex novo di linfociti T in grado di riconoscere e distruggere le cellule tumorali residue.

Schema di somministrazione e risposta immunitaria

Il regime prevede nove dosi, somministrate a intervalli di tre settimane, per un periodo complessivo di circa un anno. La combinazione con pembrolizumab, che blocca il recettore PD-1, permette al sistema immunitario di operare senza le consuete barriere di inibizione. Gli studi hanno mostrato che la terapia non ha generato nuovi segnali di tossicità; i più frequenti effetti avversi sono stati febbre, affaticamento e dolore nel sito d’iniezione, tutti gestibili con le consuete misure cliniche.

Impatto clinico e prospettive future

I dati di INTerpath-001 confermano le osservazioni della fase 2b, che aveva già segnalato una riduzione del 49% del rischio di recidiva e del 59% di quello di metastasi a cinque anni. Il risultato a due anni, con una sopravvivenza libera da recidiva dell’82,2% rispetto al 70% del gruppo di controllo, conferma la capacità del vaccino di creare una memoria immunologica duratura. Il successo del progetto è attribuito a una sinergia multidisciplinare che ha coinvolto chirurghi, dermatologi, oncologi, infermieri di ricerca, data manager e farmacisti ospedalieri.

Il professor Michele Del Vecchio, responsabile dell’oncologia medica melanomi dell’INT, ha sottolineato che “questa è la prima volta che una terapia neoantigenica individualizzata mostra benefici concreti in una fase III”. Ha inoltre ricordato il ruolo pionieristico del professor Giorgio Parmiani, che negli anni ’90 ha gettato le basi dell’immunoterapia oncologica in via Venezian, aprendo la strada alle innovazioni odierne.

Guardando al futuro, i ricercatori stanno già valutando l’estensione del principio a tumori solidi ad alta incidenza, quali quelli del polmone, del pancreas e dell’apparato urogenitale. Se confermato, il vaccino personalizzato a mRNA potrebbe diventare parte integrante della medicina di precisione, offrendo a pazienti di tutto il mondo una difesa su misura contro le recidive oncologiche.

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