Il gip Tiziana Landoni ha deciso di non convalidare il fermo preventivo di Youssef Siher, ricercatore bresciano e attivista del cosiddetto Movimento 17 ottobre. La decisione, presa nella mattinata di sabato, ha immediatamente diviso la magistratura e l’esecutivo: da una parte la Procura sostiene l’accusa di incitamento a delinquere e di terrorismo; dall’altra la giudice ha ritenuto che i messaggi pubblicati non contenessero indicazioni operative concrete.
Le motivazioni della Procura: presunte pressioni a favore della violenza
Secondo il pubblico ministero Marcello Viola, i contenuti condivisi sul canale Telegram (11.000 iscritti) e sulla pagina Instagram (39.000 follower) avrebbero incitato gli utenti a replicare le proteste avvenute a Milano nei giorni 18-24 ottobre. In particolare, il messaggio del 18 ottobre, in cui Siher citava la Francia come modello di “organizzazione e attivismo”, è stato interpretato come un invito a muoversi in maniera coordinata. Il 20 ottobre, una frase che denunciava “la guerra al futuro del Paese” è stata definita dal pubblico ministero “espressione di odio” capace di alimentare la tensione sociale.
Rilevanza dei contatti con altri gruppi
La Procura ha inoltre evidenziato le comunicazioni di Siher con realtà come il Frente della Gioventù Comunista e diversi sindacati. Questi rapporti, a giudizio dei magistrati, avrebbero potuto facilitare la diffusione di un disco di solidarietà tra gruppi predisposti alla contestazione, creando un presunto pericolo di fuga e di violenza organizzata, punibile dal nuovo reato introdotto dal decreto legge sulla violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
La valutazione della giudice Landoni: assenza di prove concrete
La magistrata ha posto l’accento sull’assenza di riferimenti espliciti a operazioni violente nei post di Siher. Nei messaggi, infatti, non vi sono indicazioni di armi, piani di azione o chiamate dirette a compiere atti illegali; si limitano a critiche al governo e a inviti a “disobbedienza civile”. La gip ha ritenuto che la incitazione a delinquere richieda una connessione tra l’enunciato e un comportamento proibito, elemento che non è stato dimostrato. Inoltre, la cancellazione di gruppi temporanei su Telegram è stata interpretata come una prassi comune di gestione di canali, non come intenzione di eludere i controlli di polizia.
Il nuovo reato di violenza organizzata non applicato
Il provvedimento legislativo, entrato in vigore pochi mesi prima, punisce la pianificazione di azioni violente durante manifestazioni. Nel caso di Siher, però, la giudice ha constatato che nessuna delle sue comunicazioni contiene istruzioni operative o richieste di utilizzo di strumenti offensivi. La differenza fra il “manuale di piazza” completo, salvato nel suo computer, e le parti effettivamente diffuse, si è rivelata decisiva: le quattro pagine più aggressive non sono state rese pubbliche, perciò non rientrano nella scoperta di un piano di guerriglia urbana.
Le conseguenze politiche e il monitoraggio delle minacce
La decisione di Landoni ha innescato una forte reazione da parte del governo. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito la sentenza “vergognosa” e ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura l’avvio di un provvedimento di tutela per la magistrata. Una richiesta è stata formalizzata al CSM, con il sostegno della maggior parte dei consiglieri togati, ad eccezione di pochi membri dell’area indipendente. Parallelamente, la direzione del Tribunale di Milano ha attivato un monitoraggio dei social per rilevare eventuali minacce nei confronti della giudice, con i carabinieri che analizzano messaggi come “spero sia già sotto scorta”.
Possibili misure di protezione
Fino ad oggi, le autorità non hanno ancora disposto una scorta concreta, ma il rapporto preliminare sarà inviato al Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, che valuterà la necessità di ulteriori provvedimenti. La questione rimane aperta, in un contesto in cui le polemiche tra Procura e magistratura si sono accese, evidenziando le tensioni tra la lotta al terrorismo e la difesa delle libertà d’espressione online.



