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Giudice milanese rilascia Siher, Meloni accusa l’iniquità

Meloni accusa la magistratura di tradire la sicurezza pubblica dopo il rilascio di Siher, ricercatore legato al canale Telegram “Movimento 17 ottobre”.
Giudice milanese rilascia Siher, Meloni accusa l’iniquità

Nel pomeriggio della scorsa settimana la giusta gip di Milano, Tiziana Landoni, ha disposto la scarcerazione immediata di Youssef Siher, 30enne ricercatore bresciano e attivista pro-Palestina. Il provvedimento è arrivato dopo che la magistrata ha rigettato le richieste di convalida del fermo formulate dal pubblico ministero Marcello Viola e dalla magistrata di Pubblica Sicurezza Francesca Crupi.

Siher era stato trattenuto nella notte di sabato dopo una perquisizione alla Questura di Milano, con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, reato introdotto dal decreto legge del governo Meloni in risposta ai saccheggi del 17-18 ottobre 2026.

Il provvedimento della gip e le motivazioni giuridiche

Nel motivare la sua decisione, la giudice ha sottolineato che, pur riconoscendo la gravità potenziale dell’incitamento, i messaggi pubblicati da Siher sul canale Telegram “Movimento 17 ottobre” (circa 11.000 iscritti) e sulla pagina Instagram (oltre 50.000 follower) non contenevano alcun riferimento diretto a violenze concrete né a istruzioni operative per compiere atti criminosi.

Secondo la Corte Costituzionale, la condotta punibile è quella che si manifesta in un comportamento concretamente idoneo a provocare il reato. La magistrata ha quindi ritenuto che le frasi di Siher – ad esempio “Lo Stato ci piscia addosso” o “dobbiamo fare come la Francia” – fossero espressioni di critica aspramente formulata, ma privi di elementi specifici che potessero indurre a violenza.

Le accuse di istigazione a delinquere

La procura aveva costruito due ipotesi di incitamento. La prima si basava su un post del 20 ottobre, dove Siher dichiarava guerra al presente “infame”. La seconda citava un presunto “vademecum” di guerriglia urbana, ispirato alla rivoluzione egiziana del 2011. La gip ha però distinto il documento originale, custodito sul PC di Siher, da quello effettivamente pubblicato sul canale, che non conteneva alcuna indicazione su armi o tecniche di contrasto alle forze dell’ordine.

Non trovando “gravi indizi” di reato, la giudice ha disatteso la domanda di convalida del fermo, ordinando la scarcerazione di Siher da San Vittore.

Reazione di Giorgia Meloni e del centrodestra

Il giorno successivo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha pubblicato un video sui social in cui ha definito “vergognosa” la decisione della gip. Meloni ha sostenuto che la sentenza rappresenta una “mortificazione insopportabile” del lavoro di forze dell’ordine, investigatori, Ministero dell’Interno e di tutti coloro che difendono i “cittadini perbene” dalle devastazioni.

Il discorso della premier ha poi preso la piega di un più ampio attacco alla magistratura, definita “certa magistratura” incapace di proteggere la popolazione. Altri esponenti del centrodestra hanno replicato con toni altrettanto incisivi.

Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha definito “incredibile” la liberazione di un soggetto per il quale la Procura aveva presentato accuse gravissime, avvertendo che eventuali nuovi episodi di violenza saranno imputati alla magistrata responsabile. Anche il ministro Roberto Calderoli e il vicepresidente Antonio Tajani hanno espresso preoccupazione, accusando la decisione di mettere a rischio la sicurezza nazionale.

Il contesto politico e le accuse di Meloni

Meloni ha affermato che il canale “Movimento 17 ottobre” avesse incitato all’organizzazione delle manifestazioni che avevano provocato i saccheggi del centro milanese. Tuttavia, i fatti dimostrano che il canale è stato aperto alle 19:59 del 18 ottobre, cioè dopo la conclusione delle violenze del weekend del 17-18 ottobre. Questo scollamento temporale è stato sottolineato dagli stessi esponenti del centrodestra, ma la premier ha mantenuto la posizione di considerare la decisione della magistratura una “scelta vergognosa”.

All’uscita dal carcere, Siher è stato accolto dalla moglie, Sagia Hammoud, e da numerosi sostenitori, tra cui Khader Tamimi, presidente della Comunità palestinese della Lombardia, che ha sventolato una bandiera della Palestina per difendere il giovane ricercatore.

Prospettive sull’inchiesta

L’indagine proseguirà, anche se Siher resta indagato a piede libero. Le autorità continuano a esaminare i contenuti pubblicati, le conversazioni su Telegram e il possibile legame con le organizzazioni che hanno partecipato alle proteste. La questione rimane al centro del dibattito pubblico, alimentando una tensione tra le forze dell’ordine, la magistratura e le forze politiche.

Il caso Siher rappresenta una rara occasione in cui la risposta dello Stato a un episodio di violenza urbana si è scontrata con le garanzie difensive di un giudice, sollevando interrogativi sul confine tra libertà di espressione e incitamento a delinquere. Resta da vedere se ulteriori provvedimenti giudiziari potranno coniugare la tutela della sicurezza collettiva con il rispetto dei diritti costituzionali.

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