La recente operazione giudiziaria ha portato al fermo di Youssef Siher, ritenuto dagli investigatori l’ideatore e l’amministratore delle piattaforme del cosiddetto Movimento 17 ottobre. L’azione delle forze dell’ordine è arrivata al termine di accertamenti che hanno coinvolto strumenti informatici, profili social e comunicazioni tra membri del gruppo, dopo manifestazioni in cui sono avvenuti scontri e saccheggi in centro città.
Nel corso delle indagini è emersa la posizione di una sua collaboratrice molto prossima: la moglie, Sagia Hammoud, 32 anni, oggi indagata per concorso nei medesimi reati contestati al marito. La coppia, sposata lo scorso settembre, risulta vivere in provincia di Milano pur avendo residenze anagrafiche diverse: lui indicato a Mazzano (Brescia) e lei a Como.
Sequestro di dispositivi e gestione delle pagine social
Gli accertamenti hanno portato al sequestro di telefoni e computer riconducibili ai soggetti coinvolti. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, entrambi sarebbero amministratori delle pagine Instagram e Telegram riconducibili al Movimento 17 ottobre. La chat Telegram contava circa 9.500 iscritti, mentre la pagina Instagram aveva raggiunto oltre 48.000 follower in pochi giorni, numeri che hanno attirato l’attenzione delle autorità per il potenziale di diffusione di messaggi di incitamento.
Localizzazione e ritrovamento
La cattura del presunto organizzatore è stata favorita dall’analisi del cellulare della moglie: grazie alla sua posizione gli investigatori sono riusciti a rintracciare Siher sabato mattina, quando il suo telefono risultava spento e non localizzabile. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati file e appunti, tra cui mappe e indicazioni di punti di ritrovo che la pagina avrebbe dovuto suggerire per appuntamenti pubblici.
Accuse contestate e quadro procedurale
Al fermato vengono mosse contestazioni gravi: istigazione a delinquere aggravata dall’uso di mezzi informatici e dalla presunta finalità terroristica, oltre all’ipotesi di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche prevista dal recente decreto sulla sicurezza. La procura di Milano, coordinata dalla pm Francesca Crupi, ha disposto il fermo e provveduto al sequestro probatorio. La richiesta di convalida del fermo sarà presentata al giudice per le indagini preliminari, che fisserà la data dell’udienza dopo aver ricevuto gli atti.
Gli approfondimenti sui dispositivi sequestrati mirano a ricostruire catene di contatti, modalità organizzative e possibili coinvolgimenti di altre persone. L’analisi tecnica dei telefoni e dei computer potrebbe infatti restituire messaggi, liste di contatti e indicazioni operative utili a delineare l’effettiva struttura delle attività online del movimento.
Elementi materiali trovati durante le perquisizioni
Durante le perquisizioni, che hanno interessato anche l’abitazione della madre del fermato a Mazzano, gli agenti avrebbero rinvenuto un documento con tre luoghi indicati per appuntamenti: piazza Cordusio, piazza Virgilio e largo Greppi. Uno di questi punti, largo Greppi, è risultato effettivamente utilizzato come ritrovo in un corteo collegato a manifestazioni pro Palestina che ha poi sfilato in città.
Profilo e attività precedenti dell’indagato
Il trentenne, di origini nordafricane e noto per i suoi interventi in ambito associativo e sui temi del Medio Oriente, aveva acquisito visibilità negli ultimi anni per il ruolo in gruppi giovanili e per la produzione di scritti e interventi pubblici su questioni politiche e sociali. Alcuni contenuti precedenti hanno suscitato attenzione per le posizioni espresse in merito a eventi internazionali, con affermazioni giudicate dagli inquirenti indicative di una linea ideologica marcata.
L’indagine prende inoltre in esame segnalazioni precedenti: nel 2024 sarebbe stata annotata l’esistenza di una costituenda organizzazione riconducibile alla sua attività, motivo per cui era finito nel mirino dell’intelligence. Tutto ciò ha orientato le verifiche sulla reale capacità di mobilitazione e sulla natura delle campagne online promosse dal movimento.
Al momento sono in corso approfondimenti sulla rete di contatti e sulle persone collegate alle pagine social. Il quadro procedurale seguirà le fasi previste dalla legge: dopo la convalida del fermo si procederà con l’acquisizione completa degli atti e con gli eventuali sviluppi processuali.



