15 Giugno 2026 ☀ 30°

Accordo Usa-Iran spinge i mercati: petrolio in calo e Ftse Mib a un nuovo massimo

L'accordo digitale tra Stati Uniti e Iran porta a un rally delle Borse europee con Milano a nuovi massimi e un crollo dei prezzi energetici; restano tuttavia questioni aperte su prigionieri, dazi e controlli nello stretto di Hormuz.

Accordo Usa-Iran spinge i mercati: petrolio in calo e Ftse Mib a un nuovo massimo

L’annuncio dell’intesa raggiunta tra Stati Uniti e Iran in formato digitale ha innescato una reazione positiva sui mercati finanziari: i listini europei hanno guadagnato terreno mentre il settore energetico ha subito forti ribassi. Contestualmente, la dichiarazione di riapertura dello stretto di Hormuz senza pedaggi è stata rilanciata come elemento chiave dell’accordo, anche se alcuni aspetti rimangono contestati e non tutti i temi sensibili sono stati trattati nel memorandum.

Accordo digitale e punti aperti sul piano diplomatico

L’intesa è stata formalizzata in modalità digitale dalle delegazioni coinvolte e porterà a una cerimonia di firma ufficiale in Svizzera. Nel testo non reso pubblico in dettaglio si prevede la riapertura immediata dello stretto di Hormuz e la fine di blocchi navali che avevano alimentato tensioni internazionali. Tuttavia, fonti istituzionali iraniane hanno chiarito che il rilascio dei cittadini iraniano-americani detenuti non è incluso nel memorandum, lasciando aperta una questione umanitaria rilevante.

Dal versante politico emergono tensioni: il presidente degli Stati Uniti ha ribadito la disponibilità a usare i dazi come strumento di pressione economica, arrivando a minacciare tariffe punitive su prodotti specifici se interlocutori europei perseverassero in misure contro le imprese statunitensi. Allo stesso tempo leader europei hanno sottolineato la possibilità di rivedere sanzioni qualora Teheran dimostri un mutamento di comportamento verificabile, richiamando il principio che le misure sono pensate per indurre cambiamenti concreti.

Impatto sui mercati: azioni, materie prime e valute

La reazione del mercato è arrivata immediata e ampia: l’indice di Milano ha superato per la prima volta la soglia dei 52.000 punti segnando un record che riflette l’ottimismo sulla de-escalation geopolitica. In generale le piazze europee hanno registrato guadagni consistenti e i futures statunitensi hanno mostrato slancio, a conferma di un sentimento risk-on su scala globale.

Settori e titoli principali

Tra i titoli più in evidenza a Milano si sono distinti i gruppi automobilistici e di lusso: Stellantis e Ferrari hanno registrato forti rialzi, quest’ultima sostenuta anche da risultati sportivi che hanno alimentato l’interesse degli investitori. Il settore bancario è risultato tonico, con progressi per alcune banche regionali e istituti che hanno risposto a contestazioni su operazioni di mercato richiedendo verifiche regolamentari. Al contrario il comparto energetico ha mostrato debolezza per la forte discesa dei prezzi dell’energia.

Materie prime, criptovalute e tassi

Il prezzo del petrolio ha perso terreno in modo marcato: il Brent e il WTI sono scesi fino ai minimi degli ultimi due-tre mesi, riflettendo le aspettative di minore rischio geopolitico nella regione del Golfo. Anche i future del gas naturale hanno segnato ribassi significativi. Sul mercato valutario l’euro si è rafforzato intorno a 1,16 dollari, mentre il bitcoin ha ripreso terreno fino a superare i 66.000 dollari, proseguendo la fase di recupero delle ultime sedute. L’oro ha mostrato volatilità, con un recupero dopo un minimo recente.

Mercato obbligazionario e contesto macroeconomico

Il rendimento del titolo di Stato decennale di riferimento è sceso lievemente, portando lo spread verso livelli più contenuti rispetto alla chiusura precedente. I dati indicano un differenziale con il Bund tedesco ridotto, segnale di una maggiore fiducia relativa nel mercato obbligazionario domestico. Sul fronte delle banche centrali, l’attenzione degli investitori resta puntata sulle prossime riunioni: il debutto del nuovo presidente della Federal Reserve è atteso con interesse per interpretare eventuali indicazioni sull’orientamento futuro della politica monetaria, mentre la Bank of Japan e la Bank of England sono viste come possibili fonti di sorpresa o conferma sulle rispettive politiche.

Gli operatori continuano quindi a bilanciare la reazione immediata di euforia con una cauta attenzione ai dettagli che verranno negoziati nelle prossime settimane.

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