Milano, 27 luglio – La vicenda di Margherita Napoletano, coordinatrice della Rsu e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza al San Raffaele di Milano, ha scatenato una protesta senza precedenti. Licenziata con effetto immediato, Napoletano ha deciso di incatenarsi insieme a tre colleghi nell’atrio dell’ospedale, avviando uno sciopero della fame a oltranza.
La sua lotta non è solo personale, ma simbolo di una battaglia più ampia per i diritti dei lavoratori. La protesta ha visto la partecipazione di centinaia di persone e il coinvolgimento di vari sindacati, tra cui Cub, Usi Sanità e Cgil. La situazione è diventata così tesa che la direzione dell’ospedale ha inviato una diffida, contestando le modalità della protesta.
Le motivazioni del licenziamento e le contestazioni
Le ragioni del licenziamento sono al centro di un acceso dibattito. Secondo la direzione del San Raffaele, il provvedimento sarebbe legato a una violazione delle procedure interne. Tuttavia, Napoletano e i sindacati sostengono che si tratti di una ritorsione per le sue attività sindacali e le denunce pubbliche riguardanti la carenza di personale e l’uso di cooperative esterne.
Napoletano ha dichiarato: “Impugnerò il licenziamento. Le contestazioni sono totalmente inventate. Io che mi sono occupata di sicurezza dal ’99 a oggi in questo ospedale avrei messo a grave rischio la sicurezza di una studentessa tirocinante. Così non è ovviamente e lo dimostreremo in tribunale.”
Le accuse e le risposte
La lettera di contestazione, secondo il racconto di Napoletano, le addebita di aver messo a rischio la sicurezza di una studentessa tirocinante. Una accusa che la sindacalista definisce assurda e totalmente inventata.
“Giorno e notte resteremo qua finché loro non cambieranno idea“, ha affermato Napoletano, sottolineando che la sua lotta è anche quella di migliaia di lavoratori. “Quello che è stato colpito non è stata la mia persona ma la rappresentanza di 3.500 lavoratori“, ha concluso.
La solidarietà dei sindacati e la mobilitazione
La protesta ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, tra cui rappresentanti di Rifondazione Comunista, Sardine, Movimento 5 Stelle e Cgil. È stata avviata anche una raccolta firme per chiedere il reintegro immediato di Napoletano.
Il sindacato Cub ha denunciato che il licenziamento sarebbe legato alle iniziative sindacali degli ultimi mesi, tra cui tre scioperi organizzati per protestare contro la carenza di personale, i turni insostenibili e l’uso di cooperative per la somministrazione di infermieri.
“Abbiamo denunciato la mala sanità che c’è stata nella gestione negli ultimi mesi“, ha spiegato Napoletano, aggiungendo che sperava in un cambiamento con il nuovo amministratore unico, ma che non ha visto una vera discontinuità.
La vicenda ha attirato l’attenzione anche del Parlamento, dove è stata depositata un’interrogazione del Movimento 5 Stelle sulla vicenda da parte della deputata Stefania Ascari.
La protesta continua, con Napoletano e i suoi colleghi determinati a restare incatenati finché non otterranno giustizia. La loro lotta è diventata un simbolo di resistenza per i diritti dei lavoratori e la sicurezza sul posto di lavoro.



