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Risonanza magnetica inattiva al Sacco di Milano: la denuncia del M5S

La denuncia del M5S segnala che un macchinario per la risonanza magnetica di ultima generazione all'Ospedale Sacco di Milano è rimasto inattivo per oltre cinque mesi, sollevando interrogativi su tempi di attivazione e impatto sui cittadini

All’Ospedale Sacco di Milano è arrivato un macchinario per la risonanza magnetica definito di ultima generazione, ma non è ancora entrato in funzione. La denuncia è stata avanzata dal M5S e rilanciata da MilanoPaviaTV, che segnala come il dispositivo sia rimasto fermo per oltre cinque mesi dopo la consegna.

La vicenda solleva dubbi sulle procedure di installazione, sui collaudi e sull’organizzazione interna dell’ospedale.

Ritardi e contestazioni

Secondo il servizio di MilanoPaviaTV, il macchinario è stato consegnato allo stabile ma non è stato messo in servizio. Il M5S ha portato la questione all’attenzione pubblica evidenziando il lungo periodo di inattività. La situazione ha generato interrogativi sull’iter delle verifiche tecniche e sulla programmazione delle attività cliniche.

Come si è arrivati a questa situazione

La consegna del macchinario non ha coinciso con l’immediata messa in servizio. Secondo la ricostruzione diffusa dal M5S e rilanciata sui media locali, il dispositivo è rimasto fermo per un periodo prolungato.

Le ragioni sono multiple. Tra queste figurano la logistica per il montaggio, la necessità di formazione del personale e aspetti burocratici e tecnici che richiedono collaudi certificati. Occorre distinguere tra un’apparecchiatura fisicamente presente e un dispositivo effettivamente operativo, poiché la semplice consegna non garantisce la disponibilità immediata per le prestazioni diagnostiche.

Responsabilità tecniche e organizzative

Dalla consegna alla disponibilità clinica intervengono più attori: il fornitore, l’azienda sanitaria locale, i tecnici di sala e i medici radiologi.

Il processo di attivazione comprende l’installazione, la messa in sicurezza, la calibrazione e il collaudo con certificazioni di conformità. Spesso è necessaria anche la formazione specifica del personale per utilizzare le funzionalità avanzate del sistema. Se una di queste fasi si blocca, il dispositivo può rimanere inattivo anche per mesi. La piena operatività dipende dal completamento delle certificazioni e dal termine della formazione del personale.

Impatto sui pazienti e sui servizi sanitari

La piena operatività dipende dal completamento delle certificazioni e dal termine della formazione del personale. L’impatto sulla popolazione è immediato: la mancata disponibilità di un apparecchio per la risonanza magnetica riduce la capacità diagnostica della struttura e allunga i tempi per esami necessari.

Le conseguenze riguardano in primo luogo i pazienti con patologie che richiedono immagini ad alta definizione. I ritardi ostacolano diagnosi tempestive e la pianificazione terapeutica, con possibile peggioramento dei percorsi clinici. In assenza di un dispositivo operativo, è necessario ricorrere a servizi esterni, con spostamenti e costi aggiuntivi per i pazienti.

I servizi ospedalieri registrano inoltre un aumento della pressione organizzativa. Le sale e il personale devono riorganizzare turni e prenotazioni, con ripercussioni su visite ambulatoriali e attività programmata. L’uso di centri esterni o il ricorso alla tele-radiologia rappresenta una soluzione temporanea, ma non elimina ritardi e oneri logistici per gli utenti.

Resta prioritario completare le certificazioni tecniche e la formazione del personale per ripristinare pienamente l’offerta diagnostica e ridurre i disagi ai pazienti.

Conseguenze pratiche

Il mancato avvio si traduce in liste d’attesa più lunghe e nella necessità di prenotare prestazioni presso altre strutture. Ciò aumenta lo stress per i pazienti che necessitano di esami urgenti.

Per un ospedale che serve una popolazione ampia la perdita temporanea di capacità diagnostica costituisce un problema significativo. Inoltre, il mancato utilizzo dell’investimento tecnologico rappresenta uno spreco di risorse pubbliche destinate al miglioramento dell’offerta sanitaria. La piena funzionalità del servizio è condizionata al completamento dei collaudi e della formazione del personale per ridurre i disagi alla cittadinanza.

Reazioni politiche e richieste di chiarimento

La segnalazione del M5S ha sollevato interrogativi tra i rappresentanti locali sul mancato avvio del servizio all’Ospedale Sacco. I consiglieri hanno chiesto chiarimenti sulla tempistica della consegna, sulle motivazioni del ritardo e sui soggetti responsabili del coordinamento.

Le istanze puntano alla trasparenza dell’azienda sanitaria e a interventi tempestivi per rendere operativo il macchinario. È stato richiesto un cronoprogramma dettagliato per l’attivazione, insieme ad ispezioni e verifiche sui collaudi e sulla formazione del personale. In assenza di risposte concrete, è prevedibile un ulteriore sollecito formale da parte dei gruppi politici.

Trasparenza e controllo

Dopo i solleciti formali dei gruppi politici, la ricostruzione della dinamica richiede documenti chiari sulle responsabilità. Servono contratti di fornitura, verbali di consegna, attestazioni di collaudo e la documentazione sulle procedure di formazione del personale. La pubblicazione di tali atti faciliterebbe l’accertamento se i problemi siano di natura tecnica o legati a inefficienze organizzative.

La vicenda è stata segnalata anche da MilanoPaviaTV, che indica come data della pubblicazione originale il 20/02/ alle 18:23. Rimane cruciale monitorare l’evoluzione: una soluzione tempestiva restituirebbe capacità diagnostica all’Ospedale Sacco e ridurrebbe i disagi per i pazienti, mentre ritardi prolungati potrebbero alimentare ulteriori interrogativi sulla gestione delle risorse sanitarie pubbliche.

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