×

Macchinari inattivi e gestione regionale: le ombre sulla salute in Lombardia

Segnalazioni del M5S e richieste di chiarimento mettono sotto la lente il funzionamento di apparecchiature ospedaliere e il ruolo di Regione Lombardia nella gestione di crisi aziendali e investimenti PNRR

Marco TechExpert

Negli ultimi mesi la sanità lombarda è finita sotto i riflettori per una serie di segnalazioni che hanno sollevato interrogativi su come vengono spesi e gestiti fondi e investimenti. Sul banco degli imputati ci sono ospedali pubblici, la governance regionale e l’impiego delle risorse del PNRR.

Tra i casi più eclatanti: una risonanza magnetica rimasta ferma per mesi in un presidio cittadino, dubbi sulla gestione di una cooperativa e richieste di chiarimenti sull’allocazione delle cosiddette “grandi apparecchiature” finanziate dalla Missione 6. Dietro questi episodi non ci sono solo ritardi: emergono lacune organizzative e problemi di coordinamento che pesano sui servizi offerti ai cittadini.

Come si arriva da un bando alla prima diagnosi funzionante
L’acquisto di un’apparecchiatura medica è un percorso articolato. Stato e Regioni definiscono i piani e le risorse, le gare pubbliche selezionano i fornitori, e poi le singole aziende ospedaliere devono occuparsi dell’installazione e della gestione operativa. Per macchine complesse — come le risonanze magnetiche — la consegna non è che un passaggio: occorrono collaudi, certificazioni, connessioni tecniche e personale formato. Basta un intoppo in una fase qualsiasi perché l’apparecchio resti inutilizzato, anche se i fondi sono già stati impegnati.

Vantaggi e limiti degli investimenti pubblici
I finanziamenti pubblici e quelli del PNRR permettono di rinnovare la dotazione tecnologica e, se ben impiegati, di ridurre tempi di attesa e migliorare la qualità diagnostica. Tuttavia ogni nuovo dispositivo porta con sé costi di manutenzione e la necessità di aggiornare competenze. Spesso a rendere inefficaci gli investimenti non sono tanto i soldi quanto la burocrazia lenta, la carenza di tecnici specializzati e l’assenza di un piano operativo condiviso tra Regione, ospedali e fornitori. Se la programmazione non è coordinata, i benefici restano sulla carta.

Il caso Luigi Sacco: cinque mesi di inattività
A Milano, un’apparecchiatura di ultima generazione consegnata all’ospedale Luigi Sacco è rimasta fuori uso per oltre cinque mesi. Secondo gli esposti del M5S, il problema non era un guasto tecnico, ma ritardi nelle procedure amministrative e nella fase di attivazione: collaudi slittati, passaggi burocratici non sincronizzati e difficoltà a reperire personale specializzato. Per i pazienti tutto questo si è tradotto in esami rimandati, liste d’attesa più lunghe e maggiore pressione sulle équipe cliniche.

Che impatto ha tutto questo sui cittadini
Quando una macchina rimane ferma gli effetti sono concreti e immediati: visite e accertamenti spostati, percorsi diagnostici rallentati, rischio di peggioramento per chi attende. Il tempo che passa tra la consegna e l’operatività incide direttamente sulla capacità dell’ospedale di erogare cure tempestive. Per ridurre questi tempi servono contratti con scadenze chiare per l’attivazione, piani di collaudo paralleli, protocolli di manutenzione preventiva e obblighi contrattuali stringenti per i fornitori.

La questione Terre d’Oltrepò
Accanto agli aspetti tecnici, emergono anche nodi politici. Il Movimento 5 Stelle ha sollevato dubbi sulla gestione della cooperativa Terre d’Oltrepò, oggi in liquidazione coatta amministrativa. L’interrogazione del consigliere Nicola Di Marco punta a chiarire il ruolo della Regione nelle trattative di salvataggio, soprattutto quando l’ente è sotto commissariamento statale. La questione cruciale è semplice: chi autorizza i rappresentanti regionali a sedersi ai tavoli di negoziazione? Sovrapposizioni di competenze rischiano di confondere potenziali compratori e mandare segnali contrastanti al mercato.

Audizione in Commissione sul PNRR e le grandi apparecchiature
Lidia Adorno, deputata M5S, ha ottenuto un’audizione in Commissione per fare luce sugli acquisti legati alla Missione 6: quali macchine sono state comprate, dove sono state collocate e con quanta trasparenza sono stati spesi i fondi. L’obiettivo è verificare che gli investimenti rispondano ai bisogni reali della sanità regionale e che esistano controlli efficaci anche dopo l’installazione. Proprio le fasi di monitoraggio post-assegnazione mostrano spesso criticità: senza vigilanza, tracciabilità e responsabilità chiare il rischio di sprechi aumenta.

Un mercato poco competitivo, conseguenze pesanti
Il settore delle tecnologie medicali è controllato da pochi produttori altamente specializzati e da contratti complessi. Le gare pubbliche cercano un equilibrio tra prezzo e qualità tecnica, ma serve trasparenza per evitare mercati chiusi o scelte basate su logiche non tecniche. La selezione del fornitore determina non solo il costo iniziale, ma anche i tempi di installazione e l’assistenza successiva — elementi che incidono in modo decisivo sull’efficacia dell’investimento.

Cosa fare adesso
Gli audit tecnici e i controlli amministrativi avviati dalle autorità regionali sono passi utili per ricostruire responsabilità e ridurre i tempi di inattività. I dati suggeriscono che interventi mirati di governance possono accorciare i ritardi. Ma servono anche regole più chiare, tracciabilità puntuale delle risorse e monitoraggi indipendenti. Senza questi strumenti, il rischio è che tecnologie all’avanguardia restino inutilizzate e che crisi aziendali vengano affrontate in modo frammentario.

Un filo comune tra i casi
Che si tratti di un ospedale cittadino, di una cooperativa in difficoltà o di acquisti PNRR, emergono sempre gli stessi nodi: trasparenza nelle scelte, chiarezza di ruoli e coordinamento operativo. L’assenza di risposte chiare da parte degli enti competenti alimenta sfiducia e mette a rischio la qualità delle cure. Per i cittadini la posta in gioco è alta: una gestione migliore di queste risorse significa risposte sanitarie più rapide e più affidabili.

Leggi anche