Il venerdì 21 settembre la città di Milano ha vissuto un momento di profonda commozione: la morta di Sandro Mazzola leggenda dell’Inter e della nazionale italiana, è stata seguita da una cerimonia ufficiale nella storica basilica di Sant’Ambrogio. L’evento, riservato a familiari, amici e rappresentanti di istituzioni sportive, ha richiesto l’applicazione di regole particolari, tra cui il divieto di riprese fotografiche e di registrazioni all’interno del luogo sacro.
La cerimonia nella basilica di Sant’Ambrogio
Intorno alle 15:30 il feretro è stato introdotto nell’ambiente austero della basilica, accompagnato dal suono dei cori nerazzurri e da una pioggia di fumogeni nerazzurri che hanno animato l’uscita. La presenza di Massimo Moratti e del figlio Angelo Mario in prima fila, dei dirigenti dell’Inter e dei rappresentanti del Comune, ha sottolineato l’importanza istituzionale dell’evento. Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha salutato il campione assieme a dignitari della Lombardia, della FIGC e della Lega Serie A, creando un vero e proprio omaggio cittadino.
Il messaggio di Massimo Moratti
Massimo Moratti, pur avendo scelto di non leggere personalmente, ha affidato al parroco la lettura di una missiva personale. Nella nota, il dirigente ha espresso gratitudine per “l’eredità di stile, determinazione e caparbietà” lasciata da Mazzola, ha ricordato i gol spettacolari che hanno regalato gioia ai tifosi e ha concluso con un augurio di pace: “Raggiungi i campioni della Grande Inter, non ti scorderemo mai. Un bacio”. Il tono affettuoso del messaggio è stato percepito come un ponte emotivo tra le generazioni della squadra nerazzurra.
Racconti e omelie dei protagonisti
L’omelia è stata tenuta dal monsignor Carlo Faccendini il quale ha messo in luce non solo il valore sportivo di Mazzola, ma anche il suo legame con la fede e la famiglia. Ha ricordato l’infanzia dell’ex calciatore, segnata dalla perdita del padre Valentino Mazzola, e il primo passo verso il calcio all’oratorio di San Lorenzo. Il sacerdote ha citato l’aneddoto del viaggio a Foggia in cui Sandro, insieme all’amico Armando Picchi, ha pregato davanti a Padre Pio, sottolineando la fede gioiosa che aveva caratterizzato il suo percorso personale.
Beppe Marotta e le tre lezioni di Mazzola
Il presidente dell’Inter, Beppe Marotta ha dedicato un intervento intenso, elencando tre insegnamenti che Sandro ha trasmesso: lealtà alla maglia, capacità di trasformare il dolore in forza e umiltà nonostante il successo. Marotta ha ricordato come Mazzola, pur avendo superato gli ottanta anni, fosse ancora presente al derby della notte del 2024, trasmettendo la stessa passione di un giovane tifoso. Ha inoltre sottolineato che la Grande Inter è una famiglia dove il “noi” prevale sull’“io”, un valore che il campione ha incarnato per tutta la vita.
Testimonianze di ex compagni e dirigenti
Numerosi protagonisti del calcio italiano hanno preso la parola. Gianfelice Facchetti ha definito Mazzola “un pezzo di storia” e ha ricordato le radici comuni con il padre, entrambi campioni. L’ex capitano Beppe Bergomi ha lodato la capacità di Mazzola di non essere mai divisivo, definendolo un campione di tutti. Il cantautore Enrico Ruggeri tifoso dell’Inter, ha condiviso il suo ricordo d’infanzia legato alla doppietta di Mazzola in Coppa dei Campioni contro il Real Madrid. Anche il presidente del Milan, Paolo Scaroni ha ricordato il legame tra Mazzola e Gianni Rivera, sottolineando l’importanza del derby nella sua vita sportiva.
Il commiato finale e la sepoltura a Monza
Dopo la chiusura della messa, il feretro è stato trasportato verso il cimitero di Monza, dove avverrà la sepoltura. L’arrivo previsto per le 17:00 è stato accolto dal sindaco di Monza e dai rappresentanti dell’Ac Monza, con i gonfaloni cittadine a lutto. Un lungo applauso, accompagnato da cori “Sandro, Sandro” e da ulteriori fumogeni nerazzurri, ha marcato l’ultimo saluto. La cerimonia ha chiuso un capitolo di oltre sei decenni di storia del calcio italiano, lasciando un segno indelebile nella memoria collettiva di Milano e di tutti gli amanti del gioco.



