Il calcio italiano è in lutto: Sandro Mazzola simbolo della Grande Inter degli anni Sessanta e settanta, è deceduto all’età di 83 anni. La notizia, comunicata poco dopo la mezzanotte, ha scatenato una valanga di commosioni da parte di ex compagni, dirigenti e anche delle più alte cariche dello Stato. I funerali sono fissati per lunedì 21 settembre alle 14.45 nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, luogo scelto per onorare una vita intrecciata con la storia della città e del calcio nazionale.
Una carriera tra i più grandi trionfi del calcio italiano
Scoperto da Benito Lorenzi e cresciuto nella Primavera interista sotto la guida di Giuseppe Meazza Mazzola debuttò in Serie A il 10 giugno 1961, segnando il suo primo rigore nella vittoria 9-1 contro la Juventus. Da allora, il magician non si fermò più: divenne titolare fisso per Helenio Herrera trasformandosi da centravanti a centrocampista offensivo dotato di tecnica sopraffina e visione di gioco rara.
Nel suo cammino con l’Inter, Mazzola collezionò 572 presenze e 162 reti contribuendo a quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. La maglia nerazzurra fu il suo regno, ma anche la maglia azzurra fu testimone dei suoi trionfi: 70 convocazioni in nazionale, 22 gol, la storica “staffetta” con Gianni Rivera e la conquista dell’Europeo 1968, oltre alla memorabile finale dei Mondiali del 1970 contro il Brasile.
Il pistone dietro la “partita del secolo”
Nel torneo messicano del 1970, Mazzola fu protagonista di una delle partite più leggendarie di sempre, la vittoria 4-3 contro la Germania Ovest. Il suo contributo fu decisivo sia in attacco che in zona tattica, dimostrando come la sua personalità potesse unire eleganza e determinazione. Dopo il Mondiale del 1974, chiuse la carriera internazionale con un bilancio che lo rendeva uno dei più amati volti del calcio italiano.
Il cordoglio dei club e delle istituzioni
Le parole di addio sono arrivate da tutti i club di Serie A. L’Inter ha definito Mazzola “simbolo eterno”, ricordando il suo desiderio di essere ricordato “come un bravo uomo che si gioca fino all’ultimo minuto”. Javier Zanetti ha definito il compagno “un signore, un riferimento, un fuoriclasse in campo e nella vita”. Il Napoli con un messaggio su X, ha espresso profondo cordoglio, così come Roma e Juventus che lo hanno definito “gentleman del calcio italiano”. Anche il Milan ha sottolineato il rispetto verso un “rivale storico e leale”.
Dal mondo politico, le reazioni sono state altrettanto sentite. La premier Giorgia Meloni ha ricordato il suo contributo al gioire di intere generazioni. Lorenzo Fontana presidente della Camera, lo ha definito “uno dei grandi del calcio italiano”, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani lo ha descritto come “uno dei volti più romantici del nostro calcio”. Il presidente della FIGC Giovanni Malagò ha sottolineato come Mazzola abbia trasformato il nome del padre, Valentino Mazzola in una storia di talento, coraggio e umanità.
Il funerale, la famiglia e l’eredità che resta
Il rito funebre avrà luogo nella storica Basilica di Sant’Ambrogio, luogo scelto per la sua vicinanza al cuore nerazzurro di Milano. La cerimonia sarà aperta a familiari, ex compagni di squadra e a tutti i tifosi che vogliono rendere omaggio a un uomo che, oltre a collezionare trofei, ha saputo restare umile. La nipote Rebecca Mazzola ha ricordato il nonno come una persona gentile, sempre disponibile a fermarsi a parlare con i fan, dimostrando che la sua leggenda non era solo sportiva, ma anche umana.
Nel mondo del calcio, Alessandro Altobelli ha confessato che Mazzola è stato il suo idolo da ragazzino e lo ha aiutato a firmare il primo contratto con l’Inter. Dino Zoff ha ricordato la rivalità sportiva ma anche il rispetto reciproco tra loro, mentre Massimiliano Allegri ha espresso che il mondo del pallone perde un grande uomo. L’ex capitano Beppe Bergomi ha sottolineato il ruolo di Mazzola nella sua crescita, dimostrando come la sua influenza abbia attraversato generazioni.
Un’immagine particolarmente toccante, diffusa sui social, mostra Valentino Mazzola inginocchiato mentre allaccia le scarpe al giovane Sandro: un simbolo visivo del passaggio di un’eredità da un mito all’altro. Gianni Infantino presidente della FIFA, ha definito Sandro “figlio di Valentino e figlio del calcio”, definendolo “poesia vivente”.



