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Tevez al Milan: grande giocatore, ma un uomo scomodo

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Carlos Tevez è sempre più vicino al Diavolo: un arrivo importante, che non toglie i dubbi su un personaggio fuori dagli schemi. E’ lecito chiedersi se l’argentino sia veramente un giocatore da Milan, club dove da sempre si privilegia la ‘persona’

Carlitos Tevez arriva a Milano.

Lo dicono ormai tutti. Un’altra pedina nella scacchiera di Massimiliano Allegri. Un gran bel colpo. Che rende davvero merito alla società Milan. Dico la verità, non immaginavo che l’argentino scegliesse volontariamente di vestire il rossonero. E che fosse proprio uno come Diego Maradona a sponsorizzare la causa del Diavolo.

A essere onesto, i ‘ma’ sono diversi, e sono soprattutto legati al personaggio. Preferisco il giocatore ‘così così’ ma professionista integerrimo al ‘fuoriclasse’ rompipalle.

Il Milan è squadra che ha sempre accolto i primi, giudicando soprattutto la ‘persona’, e lasciato perdere i secondi. Credo che prima venga sempre la squadra, una sorta di ‘idea’ di cosa sia ‘il Milan’. Il club di Boffi e Annovazzi, Carapellese e Liedholm, Trapattoni e Rosato, Baresi e Shevchenko.

Gli Ibrahimovic, i Balotelli, i Tevez non sono e non saranno mai veri rossoneri ‘dentro’ (anche se SuperMario rossonero ‘dentro’ lo è veramente), almeno dal punto di vista del giocatore.

Il Milan è un’entità ‘superiore’, che richiede devozione e umiltà. Il mio idolo è Ray Colin Wilkins (che, guarda caso, è nato il mio stesso giorno, ma non anno, il 14 settembre): un vero ‘baronetto’, campione nel Manchester United e traghettatore di un Milan che stava per passare dai ‘fanghi’ della Serie B all’altare del berlusconismo.

Quella legata a Carlitos Tevez, comunque vada, rimane un’operazione ‘tecnicamente’ valida. Sia che arrivi in porto come anche no.

Quello che conta è che il Milan ci sia stato, ci abbia creduto, si sia messo in pole-position. Poi le azioni di disturbo dell”uomo che amava tanto il Milan’ e che ora ‘ama tanto Parigi’ (dopo avere ‘amato tanto l’Inter’), ci stanno e sono lecite. Il Milan dimostra comunque di voler rimanere all’avanguardia. E già questa è una vittoria, senza nemmeno bisogno di scendere in campo.

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