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La Schiavone nella storia senza rendersene conto

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Francesca Schiavone
fa il punto della sua stagione a poco più di un mese dal suo ko agli Internazionali di Francia. Una sconfitta arrivata però in finale, la seconda consecutiva al Roland Garros per la milanese. “Avessi dovuto scegliere io, non avrei messo un arbitro giovane in una finale ma uno più esperto”.

Già. Il tarlo di quella palla dubbia sul 6-5 del secondo set chiamata fuori dal giudice di linea e poi convertita in punto dall’arbitro Louise Engzell che ha aperto definitivamente la strada alla vittoria della cinese, è ancora vivo. Senza disconoscere i meriti della Li Na (non a caso la Schiavone ha ricevuto il “Premio Fair Play” assegnato dal Panathlon International Area 3 Piemonte e il riconoscimento di “Sportivo dell’anno 2010” dal quotidiano La Stampa e ha partecipato al “Valmora Day”).

“La decisione dell’arbitro – spiega – è stata presa in modo troppo veloce, anche se vale comunque un punto. Io poi ho gestito male la cosa, perché ho perso tutti i punti successivi. Ma era comunque un punto, su una partita. Li Na ha giocato un gran match, io sono uscita tardi e poi, diciamolo, era la ‘sua’ partita. Come a me era girato tutto bene nel 2010, così a lei quest’anno.

Certo, il Roland Garros mi manca, quando vinci un torneo così ci prendi gusto, diventi ingorda, non smetti mai di voler vincere, è troppo bella la sensazione della vittoria”. La Schiavone è comunque ormai nella storia del tennis, e non solo italiano. “Giocando – spiega la milanese – non capisci ‘quanto’ sei nella storia, ma ti rendi conto per strada quando ti riconoscono. O dal dolore che molti hanno provato quando sono stata sconfitta pochi giorni fa a Wimbledon.

Ora comunque sono più serena, quando entro in campo sento il mio valore, riesco a vivere in modo più sereno e indipendente. Merito anche della maturità acquisita, la consapevolezza è diversa”.

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