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Wimbledon: la Schiavone costretta alla resa

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Questa volta è andata male. Peccato e punto, sarà per la prossima volta. A Francesca Schiavone, campionessa vera del nostro tennis, un applauso va fatto di rigore, non fosse altro per aver svegliato dal torpore un movimento sicuramente da sempre di alto livello (il tennis rosa italiano ha sempre prodotto buoni talenti), ma mai così importante.

La Schiavone saluta Wimbledon dopo aver ceduto le armi alla 20enne austriaca Tamira Paszek, numero 80 WTA, alla ripresa della partita interrotta ieri per pioggia e che aveva visto l’austriaca avanti di un game 3-2 prima dello stop.

Al rientro in campo Francesca ha ceduto subito il servizio andando sotto 4-2, poi ha annullato due palle del 2-5, quindi ha recuperato lo svantaggio andando anche a servire due volte per il match, sull’8-7 e sul 9-8.

Decisivo il break al decimo game: 11-9 per la Paszek. Curiosamente l’austriaca ha vinto quasi con lo stesso punteggio, appunto 11-9 al terzo, con il quale aveva perso nel 2008 proprio qui a Wimbledon contro l’azzurra (allora finì 10-8 al terzo). “Era un bel po’ che non giocavo così male in uno Slam” ha detto la Schiavone a fine gara delusa: “Non stavo bene in campo, non facevo male con il servizio e con il diritto.

Ho avuto una percentuale di prime del 12 per cento, troppo bassa per pretendere di giocare con aggressività e di andarti a prendere il match. Certo sono andata due volte a servire per il match, questo incontro potevo anche portarlo a casa, ma non riuscivo a fare la differenza. Sono delusa soprattutto perché non sono riuscita a esprimermi”. Come detto sopra, sarà per la prossima volta.

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