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Ibra + Binho: dopo gli strilli dei giornali, adesso che parli il campo

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Adesso è vero. Voi lo sapete, purtroppo per come la vedo, ma forse non solo io. Zlatan Ibrahimovic, assieme all'altro nuovo acquisto Robinho, sono ormai rossoneri a tutti gli effetti. Basterà la loro presenza a fare scattare una sorta di 'bacchetta magica' e trasformare una squadra diventata incapace di vincere negli ultimi anni in quella corazzata che potrebbe contendere il titolo italiano all'Inter? Di certo i media avevano bisogno di questa boccata d'ossigeno, e si sono affrettati a suonare le trombe.

Tanto a settembre anche il Chievo può a buon diritto ambire allo scudetto. Ibrahimovic intanto ne ha messe due al San Marino, convincendomi sempre di più di essere un 'grande' con le 'piccole' e un 'piccolo' con le 'grandi'. Chissà se qualche 'anonimo' dissentirà. Intanto nelle casse del Milan piovono i soldi degli abbonamenti strappati con i nuovi acquisti, e la squadra rossonera è pronta a concedere il bis, dopo il Lecce, in casa del Cesena in uno stadio Manuzzi completamente esaurito.

Anche stavolta però l'obbligo sarà quello della vittoria, per mantenere le distanze dall'Inter, una volta tanto dietro (per demeriti suoi), anche perché la formazione nerazzurra ospita un'Udinese che storicamente l'ha sempre messa in difficoltà.
E dopo tanto baccano il fido scudiero Adriano Galliani si precipita ad accarezzare il proprio presidente 'ombra': "E' ritornato dopo un anno l'idillio che aveva sempre contraddistinto il rapporto di Berlusconi coi tifosi – ha aggiunto – diciamo che l'estate 2009 è dimenticata".

Aggiungiamo pure la 2008, e inoltre anche 'dimenticata 'sto cazzo'. Prima porta a casa qualcosa, prima vedete di sollevare almeno una copetta, perché sennò farete l'ennesima figura da cioccolatai. Le 'magre' rossonere di questi ultimi anni sono state umilianti, con una squadra diventata la lontana parente di quella che veramente dominò il mondo prima ancora che con le 'figurine', con il carattere, la grinta e l'umanità dei propri campioni, dentro e fuori dal campo.

Caratteristiche che non vedo né in Ibra né tantomeno in Robinho, più spesso 'oggetto misterioso' che campione, costretto a ritornare sulle spiagge di Copacabana per riassaporare il gusto del gol e del gioco perduto nelle nebbie inglesi. Ma la nebbia c'è anche a Milano. Speriamo che si diradi presto, come pare sia successo alla memoria dei tifosi, troppo disperati per ricordare le malefatte di una società che ora cerca, con un bizzarro colpo di spugna, di trasformare l'aceto in vino.

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