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E all'improvviso mi trovai di fronte a Mark Robert Napier…

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Mi aggiravo ieri sera fra il solito nugolo di televisioni canadesi che si occupano di sport, e di hockey in particolare, quando vedo un nome in sovrimpressione e mi coglie un tuffo al cuore. Guardo la figura che si staglia sul video, un signore attempato i cui tratti mi ricordano quelli di una foto che avevo scattato alla fine di una partita vinta contro il Bolzano che valeva un tricolore.

Il volto un po’ lentigginoso non mente, anche se davvero non posso credere che i 16 anni passati da allora lo abbiano cambiato così tanto. Però è lui, Mark Robert Napier, numero 65 dei Devils Milano, 'the Machine', indimenticabile compagno di linea di Gaetes Orlando e Paul Beraldo, alternato quest’ultimo a Murray Eaves, giusto perché quella squadra, forse la più forte mai vista in un palazzetto italiano, poteva permettersi questo e altro. E ora eccola lì, ‘la Macchina’, gol in ogni modo e con ogni mezzo, in punta di pattini, perché dotato di quella classe superiore che solo chi arriva dall’NHL può avere.

Nato a Toronto nel 1957, Napier debutta appunto nella ‘la lega più forte della terra’ (soprattutto allora) nel 1978 vestendo la maglia dei leggendari Montreal Canadiens, dove resta per 6 stagioni con una punta di 81 punti (40 gol + 41 assist) nel 1981-82. Giocatore correttissimo (dopo essere stato sorprendentemente un ‘duro’ negli anni giovanili), nel 1983 passa ai Minnesota North Stars, nel 1984 agli Edmonton Oilers e nel 1986 ai Buffalo Sabres.

Incide il proprio nome nella gloriosa Stanley Cup nel 1978-79 (con Montreal) e nel 1984-85 (con Edmonton, dove gioca con ‘un certo’ Wayne Gretzky).
Nel 1989 approda nel migliore hockey italiano di sempre, vestendo la maglia del Bolzano, con cui vince subito lo scudetto. Passa al Varese l’anno dopo, per poi, nel 1991, arrivare ai Devils berlusconiani, con cui vive (e vince) per due anni due scudetti e un’Alpenliga, ottenendo uno storico quarto posto in Coppa dei Campioni contro squadre che avrebbero poi rifornito di talenti le franchigie NHL del futuro.

E ora eccolo lì, a parlare per The Sport Network, in qualità di ospite, del futuro del coach di Toronto Ron Wilson e del ‘trade’ di Heatley a San Jose.
Chissà cosa rammenta di quella sua antica esperienza italiana, chissà se ricorda quei pazzi tifosi che riempivano i palazzetti e si entusiasmavano in maniera così diversa dai ‘flemmatici’ canadesi, quei derby al calor bianco con la Saima, le sfide all’ultimo puck con Lucio Topatigh, Bob Manno e Bruno Zarrillo.

Chissà se qualcuno gli ha raccontato come poi è andata finire la squadra, di come sia stata sciolta quando Berlusconi ha deciso di entrare in politica, sinistro presagio che ancora oggi si ripercuote sui ‘cugini’ del Milan, di cui quei Devils erano l’emanazione sul ghiaccio. La ‘Macchina’ però ha già smesso da tempo di giocare, e il suo sguardo sornione e attempato fa ormai parte della storia del nostro hockey…

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