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Ancora un pari europeo, ma questa volta contro non c'era il Barcellona…

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Se l'Inter italiana non ci esalta ma vince (un po' meno quest'anno però, malgrado tutto, dovrebbe farcela ad arrivare sino in fondo), l'Inter europea di Champions League ci ha già fatto abbondantemente girare gli zebedei, non fosse altro per la spocchia eterna del suo allenatore, che proprio schiappe ai suoi ordini non ha.

E così, dopo avere gridato al 'miracolo sportivo' per avere tenuto sullo 0-0 un Barcellona sceso a 'scherzare' con i nerazzurri, il tecnico portoghese deve ringraziare più di un santo se riesce a tornare imbattuto (1-1 finale) dalla comunque insidiosa, ma fino a un certo punto, trasferta di Kazan contro il Rubin.
L'allenatore portoghese per la trasferta in terra russa (ed è andata bene che, vista la stagione, non si giocava alle consuete temperature polari) rinuncia a Milito, affaticato, e si affida al tridente Mancini-Eto'o-Balotelli.

Si parte e l'Inter va subito sotto al 10' grazie a un'azione personale di Dominguez che, dopo avere saltato Lucio e Samuel, trafigge Julio Cesar. Al 17' l'Inter replica con Lucio, ma la sua conclusione finisce di poco a lato. Due minuti più tardi è ancora il Rubin a sfiorare il raddoppio con un colpo di testa di Cesar Navas. I nerazzurri comunque dimostrano di esserci e finalmente è Stankovic, al 27', a trovare il pareggio di testa su un cross di Maicon.

Un dato da apprezzare è che comunque questa squadra, grazie ai giocatori di cui dispone, riesce sempre a sapersi rendere pericolosa: ne è un esempio la traversa colta al 29' da Balotelli. Proprio Balotelli però, nella ripresa, quando corre il 61', conferma tutti i suoi limiti 'fuori campo' facendosi brutalmente espellere. Entra Quaresma, alias 'pupillo dello Speciale', criticato nelle ultime ore anche da 'un certo' Zdenek Zeman: nulla cambia, e del resto il Rubin cerca di sfruttare con ogni mezzo la situazione di vantaggio numerico.

Ryazantsev saetta una conclusione di poco a lato, Bukharov di testa fa venire i brividi a Julio Cesar. All'82' i russi colpiscono il palo con Semak: l'Inter stringe i denti, del resto, a volte, basta un pari per potersi accontentare. A volte però, quando i pari diventano troppi, accontentarsi diventa difficile.

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