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Un Milan tutto da rifare non va oltre il pari con la Juventus

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Poteva pure dormire tranquillo José Mourinho. L’1-1 fra Milan e Juventus, protagoniste del posticipo della 35.a giornata, oltre che sancire la vittoria nerazzurra in questo scudetto (già assegnato da diverse domeniche, ma che solo la matematica e un giornalismo disperato tenevano ancora aperto), fa pensare che il dominio nerazzurro sia destinato a imperare per diversi anni ancora.

E, se questo farà felici gli interisti, deve preoccupare non poco i milanisti, non tanto per i trionfi dei ‘cugini’, quanto per la pochezza palesata dalla squadra rossonera per l’ennesima volta nel corso di questa stagione, opposta a una formazione discreta ma di certo non uno squadrone. I recenti successi in fila rimediate contro le squadre di mezza classifica di un campionato mediocre avevano perfino autorizzato a qualche sorriso chi dirige le sorti del gruppo rossonero, con le solite litanie del tipo ‘bastano un paio di ritocchi e la squadra sarà a posto’.

Questa squadra invece non è a posto. E’ bastata una Juve senza più obiettivi per mandare nel panico la formazione di Carlo Ancelotti, che fra l’altro ha trovato un arbitro, il signor Orsato, dotato di un curioso atteggiamento benevolo nei confronti delle magliette di casa, a più riprese ‘graziate’ nei momenti di maggior fervore sugli avanti bianconeri.

Due i gol della gara: vantaggio del Milan al termine di una grande azione di Inzaghi, anche se l’appoggio in rete di Seedorf è dettato da un appoggio fortunoso.

Di prepotenza il pareggio di Iaquinta, che stacca di testa travolgendo Flamini.

Lento, prevedibile, inconcludente, il Milan ha tira-mollato vagando per il campo con il ‘fantasma’ di Kakà (di questo giocatore, in queste condizioni, il Milan non ha proprio bisogno), mentre la Juventus, pur senza meravigliare ha fatto il suo. Due squadre discrete, che vanno bene per occupare le posizioni di ‘damigelle’ dell’Inter, unica formazione ‘seria’ di questo torneo.

Bene solamente Beckham (ma poi la gente ha capito che questo, secondo l’accordo, non lo si rivede più fino a gennaio?), Inzaghi, Zambrotta e Maldini. Pirlo e Seedorf non pervenuti, con l’apoteosi dell’uscita di quest’ultimo a due minuti dalla fine, sostituito da Senderos, con il Milan ridotto in dieci per la sacrosanta espulsione di Favalli per somma d’ammonizioni.
Applausi alla Juve operaia quindi, mentre questo Milan dovrà cambiare veramente testa, e probabilmente anche manico, se vorrà porsi la prossima stagione come alternativa seria alla ‘macchina Inter’.

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