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Inzaghi si esalta, Ancelotti trova la scusa, ma io continuo a cercare Sheva…

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Ci si può entusiasmare per le 5 reti con cui il Milan ha travolto il Torino nel posticipo giocato domenica sera (5-1 il finale)? Io direi proprio di no, vista la pochezza messa in campo dalla squadra granata, vittima sacrificale dei ragazzi di Carlo Ancelotti.

Si può invece applaudire Pippo Inzaghi, autore di tre gol che hanno spianato la strada e hanno consentito la goleada.

Nel dopopartita Ancelotti ha gonfiato il petto: “Questa squadra ha ancora molto da dare, anche se in questa stagione è stata discontinua, alternando ottime prestazioni a gare sotto tono. Oggi finalmente abbiamo conciliato il bel gioco con il risultato roboante”. E ha persino parlato dell’ultima campagna acquisti estiva (assolvendola), alzando la cielo lui stesso, dopo i ripetuti tentativi operati da Adriano Galliani, quello che aspettavamo, ovvero la scusa ufficiale per cui il Milan a metà stagione era già staccato di qualche universo nei confronti dell’Inter: gli infortuni.

“A scompaginarci i piani sono arrivati gli infortuni: Borriello, ad esempio, avrebbe potuto costituire una preziosa alternativa a Inzaghi in certi momenti della stagione e in certe partite. Senza dimenticare l’assenza prolungata di Gattuso, che si è protratta per gran parte del torneo, e la rinuncia a Nesta fin dall’inizio del campionato”.

Obiettivo secondo posto quindi, a consacrare una stagione che non si può non considerare comunque fallimentare e che ha messo a nudo, per l’ennesima volta, i problemi di casa Milan, eliminato dall’Europa da un Werder Brema qualsiasi, e troppo spesso in ginocchio contro di avversari di livello mediocre in campionato.

La sensazione è che l’Inter, lassù in alto, se la spassi un mondo mentre i rossoneri cerchino affannandosi qualche spiegazione che suoni plausibile al fallimento. ‘Parlate, parlate’ potrebbe dire nel suo stile come sempre ‘conciliante’, José Mourinho: ‘Noi intanto vinciamo’.

Domenica sera nel frattempo hanno timbrato il cartellino anche Kakà su rigore (con il brasiliano che nuove voci darebbero prossimo certo al Manchester United in caso di ‘dipartita’ di Cristiano Ronaldo al Real Madrid dai ‘red devils’) e Massimo Ambrosini, applaudito dalla curva e decisamente tenuto troppo poco in considerazione da una dirigenza che ha messo in naftalina per anni giocatori ‘semiinguardabili’ per riconoscenze presunte, ma ha dimostrato di essersi già dimenticata di un elemento finalmente tornato integro.

Chiusura per Andryi Shevchenko, che anche domenica sera ha zampettato per pochi minuti sull’erba di San Siro quasi con il timore di disturbare (‘Non sporco, ve l’assicuro’ forse ha anche sussurrato). Personalmente il calcio di rigore lo avrei senz’altro fatto tirare a lui, invece è capitato a Kakà, che pure forse aveva bisogno di carica per uscire da un periodo estremamente negativo a livello di rendimento. E così, ancora una volta ‘niente Sheva’, ormai un’ombra in campo.

In questa stagione che volge al termine, in cui, risultati alla mano, il Milan si è quasi garantito l’accesso diretto ala prossima Champions League, resta questo l’ultimo obiettivo: vederlo segnare in campionato. Se lo merita.

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