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Brasile, dolce morire: i tre casi 'verdeoro' che scuotono il Milan

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Chissà se qualcuno si ricorda di quando Adriano Galliani aveva detto ‘basta’ all’arrivo di giocatori brasiliani al Milan, motivando il ‘niet’ con l’incompatibilità degli impegni rossoneri con quelli della Seleçao. Da allora il club di via Turati è divenuto una succursale verdeoro e, dopo un periodo di effettivo splendore, sono cominciati i guai.

Caso uno. Lasciando da parte il passato (oltre che i ‘residui’ Dida ed Emerson), basta la giornata di oggi per capire come sia teso il rapporto fra il Milan e i suoi brasiliani, a cominciare da quel Kakà trattenuto a furor di popolo in maglia milanista ma che, complice il recente infortunio che ne ha menomato il rendimento, non è parso così pronto a immolarsi per la causa. E le parole che arrivano dal Brasile non sono un balsamo sulle ferite: "Sono migliorato più in una settimana in Brasile che nelle cinque precedenti" ha detto il fuoriclasse milanista, che ha aggiunto: “Il calcio è diventato molto fisico e devo avere molta cura del mio corpo”.

Interpellato al riguardo, Adriano Galliani ha fatto ‘spallucce’, cercando di sminuire il fatto: “Kakà lo sento regolarmente, il rapporto con lui è ottimale. Non mi risulta che abbia detto questo, premesso che poi è ovvio che ognuno si gestisca come è previsto anche dai nostri regolamenti. Quindi nessun problema”.

Caso due, ovvero il futuro di Ronaldinho, che probabilmente angustia molto meno i tifosi milanisti (parole del preparatore atletico Tognaccini a Milan Channel: “Ronaldinho è un’altra persona rispetto a quando è arrivato, sta molto meglio fisicamente, forse gli manca la motivazione…”).

La possibilità che il ‘gaucho’ lasci il gruppo rossonero l’anno prossimo comincia a prendere sempre più corpo, complici le dichiarazioni ‘dolci’ verso il Barcellona rilasciate dal fratello del giocatore, che ne è anche procuratore, Roberto de Assis: "Saremmo felicissimi di tornare a Barcellona. Amiamo la città e il club, sarà sempre un posto speciale per noi, speriamo che questo sia un anno di vittorie per la società”.

Caso tre, quello relativo alla posizione di Leonardo in società.

L’apertura del dirigente brasiliano verso un possibile futuro legato alla guida tecnica della squadra sono state bruscamente riportate a terra da Galliani: "Leonardo l’anno venturo farà ancora il dirigente del Milan e non l‘allenatore del Milan. Questo è ultraufficiale. In ogni caso qualsiasi cosa avesse detto Leonardo, con lui il percorso è chiarissimo, farà solo il corso di Coverciano”. Lo stesso Leonardo, in mattinata, ha sposato in toto la 'linea Galliani', confermando senza riserve che non sarà lui il prossimo allenatore del Milan.

Tutto chiaro, tutto limpido, ma le tre situazioni rimangono, e tutte e tre sono curiosamente legate a quel mondo brasiliano che Galliani, in epoca non sospetta, aveva deciso di rinnegare salvo poi fare dietrofront. Ma quale Galliani aveva ragione?

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