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Il 'caso non caso' di Ronaldinho e l'onestà intellettuale (una volta tanto) di Mourinho

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Sarà un compleanno amaro quello di Ronaldinho, per l’ennesima volta escluso dalla formazione titolare del Milan che si recherà domenica a Napoli dell’ex Donadoni. Il ‘gaucho’ per molto meno era diventato un vero e proprio ‘caso’ in quel di Barcellona.

Il fatto che non lo sia a Milano puo’ avere molteplici spiegazioni: che sia davvero speciale la ‘cortina di ferro’ innalzata da una struttura, quella comunicazionale rossonera, da sempre maestra nel tenere nel proprio giardino tutti i mugugni, oppure che al contrario il fuoriclasse brasiliano sia talmente demotivato e privo di nerbo, da accettare con buon malanimo qualsivoglia decisione lo riguardi. Più logico propendere per la prima ipotesi.
Intanto il Milan scenderà al ‘San Paolo’ con Inzaghi e Pato in avanti e Seedorf unico trequartista.

Il tecnico rossonero Carlo Ancelotti lascerà in panchina anche Kakà, che comunque si è allenato con il resto della squadra, mentre dovrà fare a meno di Ambrosini squalificato, oltre che di Bonera, ancora ko. Pirlo e Beckham completeranno il centrocampo.

Lo stesso Ancelotti ha poi risposto all’ennesima polemica a distanza che lo vede protagonista non voluto. Una polemica che, sebbene in maniera indiretta, arriva ancora dall’Inter, visto che a proporla è stato Roberto Mancini, tuttora stipendiato dal presidente nerazzurro Moratti, che, in una intervista televisiva, ha affermato che al Milan la formazione, e quindi l’allenatore, lo fa Silvio Berlusconi.: “E’ vero che il presidente si interessa delle questioni della squadra”, ha replicato con la consueta calma l’allenatore, “ma è talmente intelligente che non può pensare di fare l'allenatore del Milan perché sa di avere una persona che ritiene capace e ‘delegata’”.

Altra stilettata di Mancini: secondo lo jesino, in Europa conterebbe molto la fortuna, visto che il Barcellona, migliore squadra continentale negli ultimi quattro anni, ha vinto una sola Champions negli ultimi quattro anni (un modo come un altro per non caricarsi dei propri fallimenti europei, va detto). Anche in questo Ancelotti non fa una piega: “Per me la squadra migliore in Europa è stata il Milan. Un'altra squadra che si sta avvicinando è il Liverpool, che può avere la possibilità, come noi, di fare tre finali in pochi anni”.

Capitolo Inter: per i nerazzurri sarà imperativo battere la Reggina in casa per non lasciare spiragli di speranze alla Juventus. Non pare un compito difficile a dire la verità, sebbene la difesa nerazzurra sia completamente incerottata tanto da costringere Jose Mourinho ad arretrare Cambiasso e mandare in campo il ‘reietto’ Rivas. Non ci sarà Adriano (alle prese con problemi alla caviglia). A centrocampo potrebbe toccare a uno fra Jimenez e Vieira, mentre potrebbe tornare d’attualità Mancini, a caccia da tempo di una maglia da titolare.

Così come con il Milan, anche nei confronti della panchina nerazzurra l’’ex’ Mancini non si è risparmiato, commentando anche un suo possibile ritorno alla guida del ‘biscione’. La replica del portoghese è però freddissima: “Lui ha ancora tre anni di contratto con l'Inter e io due”. E dopo aver commentato con un semplice ‘no’ il fatto di sentire come un’ombra la figura dello stesso Mancini, Mourinho ha poi parlato del suo previsto incontro con il presidente Moratti: “Forse c’è già stato, chi lo sa…". Un solo pensiero alberga nella testa di Mourinho, peraltro abbastanza scontato: “Vincere lo scudetto e nient'altro". Vale la pena chiudere, una volta tanto, con un apprezzamento nei confronti del tecnico dell’Inter; al solito giornalista ‘genuflesso’ che gli chiedeva ‘dopo aver lanciato Balotelli e Santon, a che punto è Bolzoni a che punto è?’, l’allenatore ha risposto con gradevole onestà: “Balotelli non l'ho lanciato io, è stato Mancini a farlo esordire”.

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