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Il Werder smaschera la 'raccapricciante' truffa del Milan, rossoneri 'radiati' dall’Europa

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E adesso che qualcuno provi a dire che il campionato italiano è di alto livello. Che le squadre che lo compongono sono di caratura internazionale. L’oscena e ‘raccapricciante’ (aggettivo fatto proprio da tale Silvio Berlusconi) esibizione del Milan contro il Werder Brema è solo la cartina di tornasole di quanto stia succedendo al nostro football negli ultimi anni.

Il Milan esce dalla Coppa Uefa per mano di un Werder, più che mediocre squadra tedesca, costretto al pareggio interno per 2-2, dopo l’1-1 dell’andata, venendo eliminato per ‘colpa’ della differenza reti. Il ko dei rossoneri è l’epilogo di una tre giorni europea da incubo, l’ennesima delle formazioni italiane in Europa negli ultimi anni: cominciata con il pari casalingo dell’Inter contro il Manchester United (ma nerazzurri dominati dagli inglesi) e il ko della Roma con l’Arsenal, proseguita con la sconfitta della Juventus sul campo del Chelsea e terminata ingloriosamente con l’eliminazione dalla Coppa Uefa (un trofeo che ormai vale poco più della Coppa Italia) di Fiorentina, Sampdoria e Milan, appunto.

Resta in lizza solo l’Udinese, vincitrice a fatica contro una squadra polacca dal nome difficilmente pronunciabile, probabilmente ricolma di scarti e mezzi giocatori, sempre che questa terminologia non risulti troppo offensiva a improbabili ultras polacchi di stanza in Italia.

Avanti così, quindi, con il Milan ridicolizzato da una formazione che di questi tempi in Germania sapeva solo perdere, fuori dall’Europa, ormai fuori da tutto, e la conferma (l’ennesima giusto per i ciechi, ma consentitecelo: noi lo dicevamo da tempo) che questa dirigenza ha sbagliato come e più dei giocatori in campo, distruggendo il proprio patrimonio tecnico con campagne acquisti fallimentari negli ultimi tre anni.

D’altra parte è difficile che i veri campioni optino per il campionato italiano: e se questo Milan allo sbando fallirà l’appuntamento con la prossima Champions (ma forse ci eravamo sbagliati, era questo il vero obiettivo stagionale), prepariamoci a salutare presto Kakà, e forse anche Pato: allo sceicco Al Mansour non parrà vero di poter nuovamente partire alla carica degli ultimi ‘gioielli’ rossoneri, oppure dello stesso club milanista: un cambio societario che forse potrebbe diventare l’unica alternativa vera a un tracollo pesante della squadra, perché questo gruppo nei prossimi tre anni non ha possibilità alcuna di fare bene, né in Italia, né all’estero.

Con buona pace di chi da anni continua a vaneggiare di ‘un Milan unica squadra sempre presente nelle coppe europee’ per vendere più magliette e stringere accordi di marketing più vantaggiosi. Ma del resto il nostro campionato è il più bello del mondo, no?

La partita, uno scempio: il paradosso è che nel Milan hanno giocato meglio la tanto criticata difesa (discreto Senderos) e l’attacco (Pato ha dimostrato di essere un campione sovrannaturale in mezzo al deserto di Gobi).

In porta la presenza di Dida (incerto e colpevole sul gol del pareggio di Diego) genera sospetti di accordi extracalcistici con il procuratore di turno, in difesa Maldini ha finalmente (era ora) ammainato la bandiera (stendiamo una termocoperta per il buon Favalli). Il vero colpevole è stato il settore che da sempre viene maggiormente pubblicizzato del Milan: il centrocampo è stato, quello sì, raccapricciante, con il pressing portato fuori tempo e i giocatori a girare a vuoto (Ambrosini esempio più lampante, alla fine pure zoppicante). Di più, nella ripresa l’infortunio di Seedorf (altra tegola) ha spento definitivamente la luce, lasciando spazio all’ingresso di un inqualificabile Flamini.

I gol: al 26' passa il Milan. Beckham conquista un calcio di rigore per un fallo di mano di Frings, Pirlo trasforma. Al 33' il raddoppio, al termine di una azione personale straordinaria di Pato, che conclude con un bolide da fuori area. Nella ripresa le due reti tedesche: al 68' Pizarro insacca a difesa milanista ferma dopo un cross su punizione di Diego, al 78’ il pari che vale il passaggio del turno, ancora con Pizarro di testa che sfugge a Maldini e supera Dida impalato.
Finisce 2-2, il Milan viene preso a calci anche in Europa, segna il marchio del fallimento per un altro anno ancora e saluta definitivamente Carlo Ancelotti come guida di questa squadra. Forse sarebbe il caso anche salutasse questa dirigenza, ma questo solo il tempo lo dirà.

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