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Per l'Inter un'altra 'partita imperfetta', la coppa è proprio un'altra cosa

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L’opera non è finita finché il soprano non ha smesso di cantare. E va bene così. Anzi: l’Inter, nell’andata degli ottavi di Champions League contro il Manchester United, porta a casa uno 0-0 che vale oro nell’ambito del doppio confronto con gli inglesi, sebbene sia stato ottenuto in casa, perché al ritorno potrà contare su ben due risultati su tre, ovvero sul 66,6% periodico delle soluzioni prospettate dal punteggio finale.

Mica poco.
Ma se questo è stato l’inizio dell’opera, si può ben dire che l’Inter abbia preso un bel po’ di stecche. O forse che nemmeno abbia cominciato a cantare, sempre che ne sia veramente capace. Perché di dubbi ne vengono, a osservare questa Inter di coppa, perché tutti gli orbi sono re nel paese dei ciechi, e il mondo del pallone italiano è da tempo lontano dai vertici dei valori assoluti internazionali.

Solo la perseveranza di chi vuole i soldi dei nostri abbonamenti continua a propinarci la storiella del ‘campionato più bello del mondo’ con formazioni come Genoa, Lazio, Napoli e Udinese, colme di scarti e mezzi giocatori, che a vicenda si scalzano dall’alta classifica, schiacciandosi come naufraghi alla disperata ricerca del legno più robusto, quello su cui piazzare le proprie unghie adunche, e campare ancora per qualche ora. Questo è il calcio italiano, che ormai da tempo viene preso ‘a pallate’ in Europa, ma che gonfia il petto in casa propria, adulato e magnificato.

E chi se ne frega se nel primo tempo i nerazzurri sono stati messi in chiaro imbarazzo dal Manchester United senza vedere palla. L’Inter è annaspata alla pari di quei naufraghi di cui sopra, e parte del merito va al ‘geniale’ Jose Mourinho, che ha rispolverato il comico Rivas al centro della difesa. La spocchia del tecnico ‘che non si sente pirla’ viene nel primo tempo sostenuta dalla mancanza di praticità di uno United che comunque, saggiamente, preferisce non affondare il colpo, presumendo, secondo una vecchia scuola che però talvolta ama essere smentita, di poter chiudere i conti nel ‘forno’ dell’Old Trafford.

L’Inter si fortifica attorno a Julio Cesar, rimbalza gli assalti dei ‘red devils’ come una fanciulla spaventata lasciata a piedi di notte nel bel mezzo di una periferia, poi nella ripresa (quando il suo tecnico ‘rinsavisce’, toglie Rivas e mette Cordoba al fianco di Chivu) si rimette il ‘grembiulino’, e comincia quanto meno a svolgere il compitino minimo: portare a casa la pagnotta, consentire ai propri tifosi (che le hanno riempito lo stadio regalandole il nuovo record d’incassi) di poter mugugnare per un paio di occasioni sprecate e perfino di poter inveire contro l’arbitro per un aleatorio rigore non concesso per un ‘accompagnamento a terra’ di Adriano da parte di Ferdinand.

Insomma, la ‘partita perfetta’ sarà per un’altra volta, se a San Siro c’è stata è capitata un altro giorno, perché martedì sera la foschia ha coperto il bel gioco, almeno per quanto riguarda la parte nerazzurra. Contro un Manchester United ben più completo di quello visto in questa andata, servirà probabilmente al ritorno, a dispetto dei numeri periodici che tengono ancora ben in vista le speranze di questa opaca Inter di coppa.

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