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Milan triste, cameraman pazzo, a Brema un pari appena discreto

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Il dopoderby del Milan vive di una disfatta dopo l’altra. E a Brema, contro il Werder, una squadra che definire mediocre è dir poco, i rossoneri non sono andati oltre a uno striminzito 1-1 nell’andata dei sedicesimi di finale della Coppa Uefa.

Si prolunga così una quattro giorni ‘horribilis’ della formazione di Carlo Ancelotti. Il ko nella stracittadina con l’Inter, la beffa dell’assoluzione del nerazzurro Adriano (autore, di mano, del vantaggio interista nel derby) da parte del Giudice Sportivo, l’operazione a cui si è dovuto sottoporre Alessandro Nesta (che improvvidamente era stato inserito nella lista Uefa, con una scelta tecnica a dir poco discutibile, l’ennesimo errore nella gestione dei giocatori) e il pareggio di Brema, appunto.

Definire positivo un pari esterno di coppa per il solito discorsetto del gol che vale doppio in trasferta appare fuori luogo. Il Milan (va detto, privo oltre che dei soliti noti, anche di Pato), come al solito non ha risposto ‘presente’ in maniera omogenea. Qualche ‘moschettiere’ ha giocato alla grande, come Inzaghi, autore del vantaggio rossonero al 35’ ma anche in grado di sprecare clamorosamente il raddoppio mandando il pallone sulla traversa a porta spalancata, ma anche Seedorf e Ambrosini.

Altri invece hanno marcato visita: irritante la maniera in cui Ronaldinho ha fatto scendere il proprio livello di gioco rispetto a quello mostrato nel derby, disdicevole la pochezza difensiva dei teneri (in tutti i sensi) Bonera e Senderos, assolutamente inconcepibile la presenza di Dida in porta. Ormai gli stessi movimenti del (presunto) estremo difensore brasiliano hanno poco a che vedere con quelli di un giocatore di calcio: fermo in almeno tre occasioni, autore in altrettante delle solite pericolose respinte in campo ‘vivo’, un vero palo in occasione del pareggio di Diego (fra i migliori in assoluto in campo) all’84’, con il trequartista degli anseatici bravo a sfruttare l’ennesima amnesia del reparto difensivo milanista, realizzando un gol quasi in fotocopia a quello di Stankovic nel derby.

Negativa anche la ‘prestazione’ di Carlo Ancelotti, inerme e incapace di cambiare inerzia alla gara della sua squadra, lasciando senza cambi una formazione che nella ripresa è apparsa in chiara difficoltà e cinta d’assedio, con l’ingresso di David Beckham (pure lui stesso piuttosto perplesso) solo all’87’. Una empasse che ha rischiato, al 90’, di portare al ko con il clamoroso colpo di testa all’indietro di Favalli (Dida ovviamente fermo) e scazzo di capitan Ambrosini nei confronti del portiere (applausi sinceri al capitano rossonero).

Tant’è, alla fine è arrivato un sudato pareggio che non tranquillizza per nulla il Milan in vista della gara di ritorno, dove pure dovrebbe disporre di una squadra più completa: ancora troppo discontinue sono le prestazioni del gruppo agli ordini di Ancelotti per garantire solidità e tranquillità pure contro una formazione di bassa caratura come quella tedesca.

Nota di chiusura per la regia televisiva: se il regista in questione era qualcuno ‘tirato su’ al momento in quel di Brema, perché il ‘titolare’ era stramazzato al suolo, ha la nostra solidarietà. Se invece è anche solo stato pagato per farci venire il mal di testa nel guardare la partita, è da querelare. Mai, in tanti anni di calcio, si è vista una partita ‘non seguita’, con il pallone spesso fuori quadro, le porte inquadrate solo nella ‘tre quarti di là’, in modo da lasciare sempre oscurato l’angolino verso lo spettatore, che a quel punto doveva pregare che l’azione si svolgesse nella parte seguita dal campo. E ancora, replay mostrati più volte mentre l’azione si faceva pericolosa dall’altra parte del campo e via con ‘genialate’ di questo passo. Una prova, quella della regia televisiva, quasi in linea con quella del Milan visto a Brema. Ma forse adesso stiamo esagerando…

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