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Per l'Inter tanta potenza e un altro arbitro 'amico', il Milan perde ma esce a testa alta dal derby

L’Inter vince il derby e mette in saccoccia un campionato che solo la stampa che deve disperatamente vendere giornali e la tv detentrice dei diritti del match aveva considerato ancora aperto. 2-1 il finale nei confronti di un Milan che prima gioca, poi subisce, quindi sbanda, poi rientra clamorosamente in gioco senza riuscire di un niente a ottenere un pareggio che, alla resa dei conti avrebbe ampiamente meritato.

Partita bella ed emozionante, con l’arbitro Rosetti peggiore in campo, autore di una direzione di gara ai limiti del sospetto, che in altri tempi avrebbe fatto gridare alla ‘cupola’, ma che ora, a campionato chiuso da settimane, viene liquidata sbrigativamente dai media e da Carlo Ancelotti, per l’ennesima volta signore della panchina, con l’aggettivo di ‘disattenta’.

Forse si spiega così l’utilità di un tecnico come José Mourinho, che al nostro calcio dal punto di vista del gioco non ha regalato nulla ma che al Milan stava regalando anche il secondo derby (dopo avere gentilmente concesso il primo), con la scelta di inserire nel finale Vieira e Burdisso: la pressione mediatica che il portoghese ha messo all’ambiente ha sortito i suoi effetti, con Rosetti a prendere una serie impressionante di ‘cantonate’ tutte in una direzione: due rigori abbastanza netti negati ai rossoneri e il gol del vantaggio nerazzurro convalidato malgrado un solare (e volontario, malgrado le scuse ricercate dal balbettante Bergomi a Sky) fallo di mano di Adriano, che potrebbe essere sanzionato con la prova televisiva.

L’Inter però conferma la sua forza e alla fine la spunta grazie a due reti, la prima delle quali realizzata dallo stesso Adriano (28’), assolutamente incontenibile, ma scellerato nel sprecare due palloni a inizio ripresa che avrebbero potuto chiudere la gara, mentre la seconda viene concretizzata da Stankovic (42’), essenziale per il funzionamento del centrocampo interista, trequartista splendido nell’inserirsi. Ma che dire di Maicon, bellissimo malgrado le non perfette condizioni fisiche, autore dell’assist gol che dalla sinistra ha incocciato il braccio di Adriano, o del solito Ibrahimovic, questa volta non sul tabellino dei marcatori ma ancora decisivo nel creare spazi e nello smistare palloni muovendosi come una torre di rara possanza tecnica.

Come sempre però è l’Inter in blocco a imporsi con la forza e con la grinta che le competono.
Il Milan paga invece la non perfetta calibratura del suo ‘11’, con alcuni picchi di eccellenza totale, ma anche con alcune cadute decisive nel segnare la sconfitta. Benissimo Ronaldinho (a questo punto sarebbe lecito tirare il codino al Gaucho: dove si nasconde nelle altre partite?), bene Pato, soprattutto nella ripresa, bene il redivivo Inzaghi, pescato due volte sul filo del fuorigioco e autore di un gol splendido annullato però, appunto, per offside (forse il Milan a due punte si è visto troppo tardi); eccelso infine Abbiati, che in questo momento appare come il migliore dei portieri italiani.

La difesa però, come era prevedibile, ha pagato dazio, venendo lentamente demolita dalle incursioni di un’Inter sempre più sicura di sé che, va detto, avrebbe potuto tranquillamente chiudere la gara sul 3-0 nei primi minuti della ripresa. Il geniale lampo di Ronaldinho e l’acuto di Pato (70’) hanno invece regalato ai tifosi delle due fazioni una stracittadina indimenticabile, che porta a due conclusioni: l’Inter potrà ora rilassarsi in campionato per preparare al meglio la sua vera sfida, quella contro il Manchester United in Champions League, mentre il Milan dovrà buttarsi con la sua migliore formazione a caccia della Coppa Uefa, unico trofeo che manca al suo palmares.
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