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Kakà è sempre più abulico? Ci pensa Gilardino

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Meritata affermazione esterna per il Milan che, nel recupero del 15° turno di campionato, supera per 1-0 la Reggina. Decisiva, come a Udine, si rivela una rete di Alberto Gilardino. Il successo consente al Milan che deve ancora recuperare a San Siro il match con il Livorno di avvicinarsi al quarto posto occupato al momento della Fiorentina prossima avversaria dei rossoneri al "Franchi".

Nel 4-3-1-2 proposto da Ancelotti al "Granillo" ci sono conferme (Kalac tra i pali e Oddo laterale difensivo destro) e novità (Emerson a centrocampo e Gilardino a comporre il tandem d'attacco con Pato) interessanti. Se le esclusioni di Ambrosini e Seedorf rispondono con ogni probabilità alla logica del turn-over, l'assenza di Dida dall'undici titolare suona come una bocciatura per l'estremo difensore brasiliano. Sulla bontà della scelta sarà, come sempre, il tempo a dare un responso.

Va però sottolineato come Dida, pur non dando effettivamente un senso di sicurezza (ma anche Kalac non pare poterla garantire), in questo campionato, abbia in realtà sin qui compiuto solo un paio di errori (a Siena e nel derby). Insomma se il Milan si ritrova ancora a 20 punti dall'Inter i problemi sono da ricercare altrove. A cominciare da Kakà.

Il neo Pallone d'Oro, a dispetto degli infiniti premi e riconoscimenti ottenuti e il ritorno a quella che ritiene (sbagliando) la sua posizione ideale in campo (trequartista), ogni anno che passa sembra poter offrire in campionato alla causa rossonera un contributo sempre più modesto.

Ai tecnici italiani è sufficiente porgli nei paraggi o alle calcagna (vedi Alvarez a Reggio Calabria) elementi dotati di fiato e buona corsa per rendere Kakà pressoché inoffensivo non avendo nel proprio bagaglio tecnico, al di là delle spettacolari progressione (che può però mettere in luce solo quando ha spazi a sua disposizione), colpi e visioni e variazioni di gioco (lanci) che dovrebbero contraddistinguere un vero campione. Se il Milan torna dalla Calabria con i tre punti lo deve soprattutto oltre che a Gilardino pronto a sfruttare al 18' uno dei pochi palloni giocabili pervenutigli alla classe di Pirlo (cross in occasione del gol, continue e precise aperture sugli esterni e una traversa colpita su punizione) e alla determinazione affiancata nell'occasione anche da una certa pericolosità al tiro di Gattuso.

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