Il consiglio comunale di Milano non trova l'accordo su un divieto totale e il dibattito politico si infiamma tra sostenitori della salute e difensori delle libertà

Il tema del fumo all’aperto è tornato ad accendere il dibattito politico a Milano: una proposta della lista civica LaCivica mira a eliminare ogni tolleranza per il consumo di sigarette in spazi pubblici, ma l’iniziativa ha clamorosamente diviso il consiglio comunale.
L’obiettivo dei proponenti è spostare l’asticella della tutela della salute pubblica, mentre i critici denunciano un eccesso di regolamentazione e problemi pratici legati ai controlli.
Nel mezzo ci sono numeri e modalità d’applicazione che alimentano il confronto: oltre alle posizioni contrapposte sui principi, emergono dubbi sull’effettiva efficacia delle norme e sulla capacità delle forze dell’ordine di farle rispettare. A fare da cornice rimangono questioni concrete come la classificazione dei prodotti esclusi dal divieto e le misure accessorie proposte dai gruppi consiliari.
La proposta e i punti chiave
La mozione promossa da LaCivica e firmata da Marzia Pontone intende cancellare la distanza minima di dieci metri che era stata introdotta per delimitare dove fosse ancora permesso fumare all’aperto, stabilendo di fatto un divieto totale negli spazi pubblici. La proposta è stata sostenuta pubblicamente dal capogruppo Marco Fumagalli, medico di professione, che ha posto l’accento sulla prevenzione e sulla tutela di categorie fragili come bambini, anziani e persone con patologie respiratorie.
Esclusioni e definizioni
Il testo presentato chiarisce inoltre che resterebbero esclusi dal divieto i dispositivi elettronici e i prodotti senza combustione, una distinzione che ha implicazioni pratiche e simboliche. L’uso di termini come e-cigarette e prodotti senza combustione è stato al centro delle osservazioni, poiché modifica la portata della misura e influenza chi viene direttamente interessato dalle nuove regole.
La reazione dei gruppi politici
Il dibattito in Aula è stato acceso. Esponenti di diversi schieramenti hanno etichettato la proposta con parole forti: Daniele Nahum di Azione ha parlato di proibizionismo tornato in aula, mentre Alessandro De Chirico di Forza Italia ha definito il provvedimento un’«imposizione illiberale». Anche Pietro Celestino di Fratelli d’Italia ha usato toni severi, bollando l’iniziativa come un «tentativo liberticida». Queste espressioni riflettono la sensibilità politica rispetto al bilanciamento tra salute pubblica e diritti individuali.
Criticità operative
Oltre alle obiezioni di principio, molti consiglieri hanno sollevato dubbi pratici: la polizia locale ha compiti numerosi e risorse limitate, e già le norme in vigore sembrano difficili da applicare. A testimonianza delle difficoltà operative, alcuni interventi hanno richiamato i numeri dei controlli: secondo quanto emerso nel dibattito, in un periodo di riferimento di circa un mese e mezzo sono state elevate solo diciannove multe, una cifra che solleva questioni sulla reale sanzionabilità e sui costi-benefici di un divieto esteso.
Proposte alternative e piccoli compromessi
Nel corso della discussione non sono mancate proposte più pragmatiche: il Partito democratico ha ottenuto l’accoglimento di un emendamento che prevede l’introduzione di cestini ecologici per la raccolta dei mozziconi, una misura che mira a ridurre l’impatto ambientale senza introdurre ulteriori divieti assoluti. Inoltre, alcuni consiglieri hanno chiesto studi di fattibilità e campagne di sensibilizzazione come strumenti complementari alle regole.
Sostenitori e voci a favore
Tra i favorevoli alla linea più rigida sono intervenuti anche esponenti non sempre allineati: la farmacista Annarosa Racca della Lega ha ricordato i consensi storici alle norme antifumo e Luca Bernardo di Forza Italia ha sottolineato i rischi legati anche ai prodotti da svapo. Questi interventi hanno contribuito a stemperare la polarizzazione, ma non hanno comunque scongiurato lo scontro deciso tra i gruppi.
Esito temporaneo e prossimi passi
La seduta si è conclusa senza un voto decisivo: su proposta della consigliera verde Francesca Cucchiara si è scelto di votare i singoli punti del documento, ma durante l’esame del primo punto è venuto meno il numero legale e la discussione è stata rinviata alla prossima riunione del consiglio comunale. Questo slittamento sottolinea la delicatezza politica della scelta e apre la strada a ulteriori negoziazioni tra maggioranza e opposizione.
In definitiva, la vicenda mostra come il tema del fumo all’aperto non sia solo una questione sanitaria, ma anche politica e amministrativa: la sfida sarà trovare un equilibrio che tuteli la salute pubblica senza sovraccaricare la normativa di regole percepite come ingiustificate o difficili da applicare.

