È cominciato davanti alla Corte d’Assise di Milano il processo a carico di Gianluca Soncinl’uomo di 53 anni accusato dell’omicidio della compagna Pamela Geninila giovane di 29 anni uccisa con 76 coltellate la sera del 14 ottobre 2026. L’udienza inaugurale si è aperta in un clima carico di tensione emotiva: all’ingresso dell’imputato la madre della vittima, Una Smirnovaha gridato “bastardo” ed è scoppiata in lacrime, venendo poi assistita dall’avvocato Nicodemo Gentile e allontanata per un malore. Questo primo momento ha segnato il tono della giornata processuale, con familiari presenti in aula per chiedere verità e conto della violenza subita da Pamela.
Le accuse e il contesto dell’omicidio
La Procura ha iscritto nel capo d’imputazione il reato di omicidio pluriaggravatocontestando a Soncin aggravanti specifiche tra cui la premeditazionela crudeltài futili motivi e il vincolo affettivo con la vittima. Secondo la ricostruzione, l’uomo sarebbe entrato di nascosto nell’appartamento di via Iglesias dove si trovava Pamela, riuscendo a ucciderla nonostante la presenza della polizia pronta a intervenire alla chiamata ricevuta dalla giovane quella sera. La gravità delle circostanze e il numero delle ferite hanno portato l’accusa a sostenere la necessità di punizioni severe: in aula il patrigno della vittima, Pier Giuseppe Rotaha dichiarato che la famiglia è “Siamo qui con grande forza e coraggio per chiedere l’ergastolo“.
Reazioni in aula e ammissione delle parti civili
La scena del primo ingresso in aula ha visto la madre di Pamela definire l’incontro con l’imputato “devastante” e “terribile” per la freddezza che, a suo dire, l’ha contraddistinto. Al termine dell’udienza Smirnova ha ribadito: “Mi aspetto giustizia, giustizia per mia figlia“. La Corte ha ammesso come parte civile la famiglia diretta della vittima: oltre alla madre, sono stati ammessi i fratelli Nicola e Veronica Genini; la madre è stata anche riconosciuta come amministratore di sostegno del padre della vittima, che è malato. La presenza delle parti civili consente alla famiglia di partecipare attivamente al processo per il riconoscimento del risarcimento e per sostenere la tesi accusatoria sulla dinamica del delitto.
La posizione di Francesco Dolci e la Procura di Bergamo
Assente in aula è rimasto Francesco Dolcil’amico a cui Pamela si era rivolta la sera dell’aggressione per chiedere aiuto. La sua richiesta di costituirsi parte civile è stata respinta dai giudici: la motivazione richiamata riguarda la natura e la durata del rapporto con la vittima, che secondo il collegio non giustificano la legittimazione processuale. Contemporaneamente, la Procura di Bergamo indaga Dolci per reati legati alla profanazione del cadavere e al furto avvenuti nel cimitero di Strozzaelementi che hanno inciso sulla valutazione della sua posizione in questo procedimento penale a Milano.
Questioni processuali sollevate dalla difesa
La difesa, rappresentata dall’avvocato Pietro Sartori, ha avanzato richieste tecniche e ha prospettato la necessità di approfondire alcuni aspetti medico-legali: in particolare, viene chiesto di accertare la natura di due ferite al collo riscontrate sull’imputato subito dopo i fatti narrati, ritenute “anomale” rispetto alla dinamica dell’aggressione. Tali richieste si inseriscono in una strategia difensiva che mira a mettere in discussione alcune delle aggravanti contestate dall’accusa. Le pubbliche ministere Alessia Menegazzo e Letizia Mannella seguono il caso per la Procura di Milano e hanno espresso preoccupazione per la grande visibilità mediatica, chiedendo che il procedimento si svolga con la massima serenità e senza condizionamenti esterni.
La Corte ha stabilito che le telecamere non entreranno in aula se non per la lettura del dispositivo, misura che punta a preservare il regolare svolgimento del processo. La prossima udienza è stata fissata per il 13 lugliodata in cui sono attesi i primi testimoni dell’accusa a deporre e in cui il dibattimento potrà entrare più nel dettaglio della ricostruzione. Il procedimento resta al centro dell’attenzione per la drammaticità dei fatti e per le istanze di giustizia avanzate dalla famiglia di Pamela.