La rete penitenziaria lombarda attraversa una fase di forte tensione, con numeri che rivelano problemi di capienza e conseguenze sulla salute delle persone detenute. Nel complesso della regione sono recluse quasi novemila persone rispetto a poco più di 5.600 posti disponibili una situazione che si traduce in un tasso medio di affollamento pari al 145 per cento rispetto alla capienza normativa. Questi dati fotografano celle e bracci dove lo spazio personale è fortemente ridotto e le possibilità di attività rieducative limitate.
Le cifre non sono distribuite in modo omogeneo: alcuni istituti superano la media regionale e mostrano criticità gravi dal punto di vista logistico e sanitario. Contemporaneamente aumentano le segnalazioni su problemi di tossicodipendenza e salute mentale tra la popolazione detenuta, elementi che aggravano la quotidianità nelle strutture già sotto pressione.
Sovraffollamento: dove la pressione è più forte
Alcune carceri rappresentano i punti più critici della regione. Tra queste emergono la casa circondariale di San Vittore e il penitenziario del Canton Mombello a Brescia strutture che hanno raggiunto picchi di affollamento fino al 210 per cento ben al di sopra della media regionale. Complessivamente, i tre istituti della città di Milano ospitano la popolazione carceraria più numerosa d’Italia, con implicazioni dirette su sicurezza, vivibilità e gestione quotidiana.
Altri istituti lombardi citati tra i più in difficoltà includono quelli di LodiVarese e Busto Arsizio. La concentrazione di persone in spazi limitati riduce l’accesso a misure trattamentali e produce tensioni che ricadono tanto sul personale quanto sui detenuti. In questo quadro, la presenza di un numero elevato di persone con dipendenze e disturbi psichici accentua le esigenze assistenziali e terapeutiche.
Aumento dei decessi e impatto sulla salute mentale
Il dato più allarmante riguarda le morti registrate negli istituti lombardi: dal giugno del 2026 sono decedute 26 persone all’interno delle carceri regionali, di cui 12 per suicidio. Le cifre si inseriscono in una tendenza nazionale in peggioramento: nel 2026 i suicidi registrati erano stati 81 mentre nel 2026 i decessi complessivi a livello nazionale sono stati 254 e, dall’inizio del 2026 si contano 116 decessi.
Questi numeri segnalano non solo un’emergenza statistica, ma anche problemi concreti di salute mentale e assistenza terapeutica all’interno delle strutture. Oltre al fenomeno dei suicidi, cresce la quota di detenuti che convivono con disturbi psichici e con problemi di tossicodipendenza condizioni che richiedono interventi specialistici difficili da garantire in contesti affollati e con risorse limitate. In molte celle si trascorrono fino a venti ore al giorno chiusi nella stanza detentiva, con poche attività utili al reinserimento sociale.
Dati numerici e riflessi pratici
Le percentuali di affollamento e i conteggi delle morti evidenziano come il problema sia multidimensionale: coinvolge la capacità strutturale, le politiche penali e la presenza di servizi di salute mentale adeguati. Per le persone detenute, la scarsità di spazio e attività si traduce in condizioni di vita che, nelle parole di osservatori esperti, sono oltre la soglia della sopportazione e rendono insostenibile la permanenza durante le ondate di calore estive, aumentando il rischio per la salute fisica e psicologica.
Attori istituzionali e attenzione pubblica
Sul tema sono intervenute associazioni e istituzioni: la sezione regionale di Antigone ha richiamato l’urgenza di interventi per alleggerire la pressione sulle carceri lombarde, denunciando tassi medi di affollamento superiori al 150% in alcune rilevazioni. Un incontro promosso dalla Caritas Ambrosiana ha visto la partecipazione di rappresentanti come Valeria Verdolini presidente di Antigone Lombardia, e il presidente del Tribunale di Sorveglianza di MilanoMarcello Bortolato che hanno evidenziato la mancanza di corrispondenza tra aumento dei detenuti e andamenti dei reati sul territorio.
Nel contesto locale si inserisce anche l’interesse pastorale: la visita dell’arcivescovo Mario Delpini all’ipm Beccaria ha voluto riaccendere l’attenzione sulla condizione delle persone recluse, non solo come numero ma come individui che subiscono solitudine e vulnerabilità sia dentro sia fuori le mura carcerarie.
Osservazioni finali ancorate ai fatti
I dati e le testimonianze disponibili delineano una situazione regionale in cui la pressione demografica nelle carceri convive con problemi di salute mentale, dipendenze e un incremento dei decessi. Le cifre citate — dai tassi di affollamento al conteggio delle morti — rimangono un elemento di riferimento per le istituzioni e le organizzazioni che chiedono interventi mirati, senza tuttavia entrare in ipotesi non confermate dai fatti noti.



