La comunità scientifica e il territorio del Meratese piangono la perdita di Giovanni Verza astrofisico di 36 anni venuto a mancare all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano a seguito dell’aggravarsi di una malattia rara e aggressiva. Nato e cresciuto in Brianza, Verza lascia la moglie Chiara e tre figli piccoli; nei giorni precedenti alla morte aveva rivolto un ultimo messaggio alla famiglia: “Vi lascio nelle mani di un padre più grande di me”.
Formazione, carriera internazionale e ambito di ricerca
Il percorso accademico di Verza è iniziato con la maturità al liceo scientifico Maria Gaetana Agnesi e si è sviluppato fino al conseguimento del dottorato presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova. Dopo gli studi ha lavorato anche all’estero, tra cui a New York in collaborazioni con la NASA e diversi atenei internazionali. Il suo lavoro era incentrato sui vuoti cosmici e sull’universo oscuro temi che richiedono l’analisi di grandi dataset e il confronto con gruppi di calcolo avanzati. A dispetto della giovane età, aveva firmato numerose pubblicazioni scientifiche e seguiva studenti universitari e laureandi, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di ricercatori.
Il ritorno in Italia e l’attività da remoto
Con il peggioramento delle condizioni di salute Verza si è trasferito stabilmente in Italia: pur vivendo a Merate, continuava a collaborare a distanza con l’Inaf di Trieste coordinando analisi e progetti fino a quando le sue condizioni lo hanno permesso. La scelta di lavorare da remoto testimonia come il suo contributo fosse riconosciuto anche oltre i confini nazionali e come la ricerca moderna possa proseguire attraverso collaborazioni distribuite.
Radici locali, fede e ultimi gesti di generosità
Cresciuto tra l’oratorio e il seminario — dove aveva trascorso due anni come periodo di discernimento vocazionale prima di dedicarsi alla fisica — Verza è stato descritto da amici e parenti come una persona mite, profondamente religiosa e molto legata alla famiglia. La moglie Chiara ha autorizzato la donazione delle cornee, un gesto che le persone vicine considerano l’ultimo atto di altruismo di un uomo che ha sempre mostrato sensibilità verso gli altri.
La rete di affetti e le iniziative a sostegno
Alla famiglia di Verza — oltre alla moglie, restano la madre Elena il padre Piero la sorella Maria e i fratelli Francesco e Paolo — si sono avvicinate numerose persone: colleghi di ricerca, amici d’infanzia e membri della comunità parrocchiale. È stata avviata una raccolta fondi per sostenere Chiara e i bambini; tra gli aspetti della vita privata dei coniugi si segnala l’acquisto di una casa a Calco Alta che rappresentava il progetto di crescita della famiglia.
Commemorazioni e modalità di saluto
I funerali sono stati fissati per mercoledì 1° luglio e si svolgeranno nella località indicata dalla famiglia: la cerimonia sarà un momento di commiato per amici, colleghi e residenti del Meratese. La camera ardente è stata allestita nella Sala del Commiato di Merate, dove chi lo desidera potrà rendere omaggio al ricercatore. La notizia della morte ha fatto rapidamente il giro della comunità, suscitando messaggi di cordoglio e ricordi della sua figura umana e professionale.
La vicenda di Verza mette in luce la fragilità della vita anche per chi sembra avere davanti un futuro pieno di progetti: rimane però il valore della sua produzione scientifica, i legami costruiti con colleghi internazionali e l’impronta lasciata nella sua comunità locale.



