La storica Hoepli, nata nel 1870, affronta la prospettiva di chiusura con impatti sul personale, ipotesi di salvataggio e tensioni sulla proprietà

La storica libreria e casa editrice Hoepli, fondata a Milano nel 1870, è oggi al centro di una vicenda che tocca più fronti: decisioni societarie, iniziative sindacali e possibili acquisti da parte di operatori indipendenti. In diverse sedi istituzionali si è discusso del destino del marchio e del punto vendita vicino al Duomo, mentre i rappresentanti dei lavoratori hanno posto il tema delle garanzie occupazionali.
Questo articolo ricostruisce i fatti principali e le ipotesi sul tavolo, mettendo in evidenza come la crisi economica si intrecci con questioni immobiliari e familiari.
La decisione societaria e le riunioni decisive
La prospettiva di una liquidazione volontaria è arrivata fino alle commissioni regionali, dopo che l’azienda ha convocato assemblee e informato le parti sociali. Una assemblea straordinaria degli azionisti era stata convocata per il 25 febbraio per discutere proprio l’eventuale messa in liquidazione, mentre la chiusura del punto vendita è stata fissata, nelle comunicazioni ufficiali, per il 26 maggio. La mancanza della proprietà agli incontri pubblici ha sollevato critiche dai consiglieri e dagli organizzatori delle audizioni istituzionali, che avrebbero voluto un confronto aperto per esplorare alternative alla cessazione dell’attività.
Cosa è già stato venduto e cosa resta sul mercato
Nel corso delle trattative si è consumata una cessione parziale: il ramo dell’editoria scolastica è stato acquistato da un grande gruppo, che ha inglobato solo una minima parte del personale, circa 9 dipendenti. Restano sul mercato i comparti dedicati alla manualistica, alle lingue, all’architettura e ad altre collane specialistiche, oltre al valore immobiliare della sede, stimato intorno ai 20 milioni in alcune valutazioni giornalistiche. La vendita del palazzo rappresenterebbe un ostacolo significativo a qualsiasi progetto di continuità della libreria nella sua sede storica.
Impatto sui lavoratori e strumenti di tutela
I numeri sul personale riportati dalle varie fonti non sono uniformi: in una audizione istituzionale si è parlato di 89 dipendenti coinvolti, mentre sindacati e comunicati aziendali hanno indicato cifre prossime alle 85 unità o una platea più contenuta, intorno alle settanta persone per alcune aree operative. Per fronteggiare la crisi, l’azienda ha richiesto la cassa integrazione ordinaria per l’intero organico per un periodo iniziale previsto, e sono state annunciate procedure di licenziamento collettivo successive all’eventuale cessazione dell’attività commerciale.
Criteri e ipotesi di salvaguardia occupazionale
I sindacati hanno proposto varie modalità per limitare l’impatto occupazionale: dalla creazione di una cooperativa dei lavoratori a incentivi all’esodo e proroghe della cassa integrazione. Al momento, l’adozione di questi strumenti è condizionata dalle decisioni della proprietà e dalla possibilità di trovare acquirenti interessati a mantenere il marchio e la struttura organizzativa. L’imminente chiusura del canale di vendita online complica ulteriormente ogni piano di rilancio che faccia affidamento su flussi di ricavo alternativi alla sede fisica.
Proposte di salvataggio e vincoli immobiliari
Tra le opzioni prese in considerazione c’è una cordata guidata da librai indipendenti che vorrebbero salvare il nome Hoepli e continuare l’attività nella sede storica. Il gruppo di interesse, collegato alla libreria Centofiori e coordinato da operatori del settore, ha dichiarato la disponibilità a presentare un’offerta qualora si aprisse una trattativa formale. Tuttavia, la possibile vendita dell’immobile a terzi e l’eventuale aumento dei canoni di locazione rappresentano ostacoli concreti: la nuova proprietà potrebbe orientare l’immobile verso destinazioni più redditizie, rendendo la permanenza in loco insostenibile per un progetto librario indipendente.
Le reazioni pubbliche comprendono iniziative dei dipendenti, come flash mob e saluti ai clienti, nonché interventi delle forze politiche locali e delle organizzazioni sindacali. Incontri e audizioni hanno cercato di mettere attorno a un tavolo istituzioni, rappresentanti dei lavoratori e possibili acquirenti per trovare soluzioni condivise. La partita rimane aperta: tra date fissate per assemblee, richieste di cassa integrazione e proposte di salvataggio cooperativo, il futuro di Hoepli appare appeso a scelte economiche e immobiliari che determineranno se una pagina storica della cultura milanese potrà essere riscritta o chiusa definitivamente.

