In aula l'assessore smentisce ogni contatto con Giancarlo Vestiti e annuncia querele, mentre le opposizioni sollecitano un'informativa urgente

Il dibattito in Consiglio regionale è esploso dopo la pubblicazione di un’inchiesta del quotidiano Domani, che ha collegato l’assessore Romano La Russa a presunti contatti con Giancarlo Vestiti, indicato come presunto referente del clan Senese al Nord. La seduta si è trasformata rapidamente in un confronto tra maggioranza e opposizione, con la richiesta di un’immediata informativa e di un’audizione in Commissione antimafia.
La Regione è già costituita parte civile nell’ambito dell’operazione Hydra, e la notizia ha riaperto il dibattito pubblico su rapporti personali e responsabilità politiche.
La discussione si è svolta il 05/05/2026 alle 15:00 in aula, con interventi netti da tutte le forze rappresentate. Le opposizioni hanno affermato che non intendono sostituirsi alla magistratura, ma che spetta comunque alle istituzioni fornire chiarimenti per garantire trasparenza istituzionale verso i cittadini. Al centro delle richieste c’è l’audizione dell’assessore e una relazione dettagliata sullo stato degli accertamenti interni, in modo da separare le responsabilità giudiziarie da quelle politiche e amministrative.
L’accusa e la richiesta di chiarimenti
Secondo l’articolo citato dai consiglieri, i presunti rapporti tra l’assessore e Giancarlo Vestiti sarebbero alla base delle preoccupazioni sollevate dalla minoranza. Le opposizioni hanno quindi chiesto un’informativa urgente in aula e la convocazione dell’assessore in Commissione antimafia, dove già si svolgono approfondimenti e audizioni sull’operazione Hydra. Il punto centrale sollevato è la necessità di accertare se vi siano elementi che configurino responsabilità politiche o istituzionali, oltre alle verifiche già in corso da parte degli organi giudiziari.
La ricostruzione del quotidiano
L’articolo di Domani attribuisce a La Russa contatti con Vestiti, definito come referente del clan in territorio settentrionale; tale ricostruzione è stata alla base della richiesta di chiarimenti da parte delle opposizioni. I consiglieri hanno ricordato che la regione è impegnata sul fronte della legalità e che ogni notizia di questo tipo deve essere valutata con rigore, senza alcuna preclusione nei confronti della magistratura ma con l’obiettivo di assicurare ai cittadini complete informazioni sulle posizioni di chi ricopre incarichi pubblici.
Richiesta di audizione
La mozione della minoranza prevede l’audizione dell’assessore in Commissione antimafia e la presentazione di un’informativa dettagliata in aula. La consigliera M5S Paola Pollini ha sottolineato che questa procedura è un atto dovuto per il rispetto della trasparenza istituzionale, inserendola nel percorso già avviato dalla Commissione che ha recentemente ascoltato l’avvocatura regionale e il professor Nando Dalla Chiesa.
La difesa dell’assessore e le azioni annunciate
Intervenuto in aula, Romano La Russa ha smentito categoricamente i contenuti dell’inchiesta e ha respinto ogni collegamento con esponenti della malavita. L’assessore ha affermato di non conoscere i soggetti citati e di non intrattenere rapporti con le cosche, aggiungendo che intende procedere per vie legali contro chi diffonde quello che ha definito come notizie infondate. Ha inoltre ricordato l’impossibilità pratica di verificare il certificato penale di ogni persona con cui si scambia un saluto o una fotografia, ponendo il problema dei limiti tra vita pubblica e contatti occasionali.
Reazioni politiche e contrapposizioni
La vicenda ha innescato reazioni nette: il capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino ha collegato il caso alla più ampia discussione sulla responsabilità dei partiti, richiamando la recente dimissione del sottosegretario Del Mastro per legami con la criminalità organizzata e chiedendo serietà sul tema della lotta alle mafie. Dal lato della maggioranza, il capogruppo di Fratelli d’Italia Christian Garavaglia ha respinto le insinuazioni e definito l’atteggiamento delle opposizioni come strumentale e privo di fondamento, mentre il consigliere della Lega Mauro Piazza ha avvertito sui rischi dell’uso politico di inchieste giornalistiche, ricordando che indagini non corroborate possono distruggere reputazioni.
Dinamiche di partito e responsabilità
Il confronto ha messo in luce come il tema delle relazioni personali diventi rapidamente un elemento di contesa politica: da un lato la richiesta di chiarimenti per tutelare la fiducia pubblica, dall’altro la difesa preventiva degli esponenti politici per evitare processi mediatici. La discussione ha evidenziato la necessità di bilanciare il diritto all’informazione con il principio del diritto di difesa e della presunzione di innocenza fino a eventuali verifiche giudiziarie.
Impatto istituzionale e prossimi passi
La vicenda proseguirà con le richieste formali di audizione e con gli approfondimenti in Commissione antimafia, che già svolge attività correlate all’operazione Hydra. È probabile che la prossima fase vedrà la convocazione dell’assessore e la richiesta di documentazione integrativa: le istituzioni dovranno garantire che il dibattito resti nell’alveo delle verifiche fattuali e procedurali, proteggendo al contempo la trasparenza verso i cittadini e il corretto funzionamento degli organi regionali. Rimane centrale l’esito degli accertamenti giudiziari e l’eventuale valutazione politica alla luce dei riscontri.





