Un raduno di due giorni per 337 bambini e 55 capi sul tema della pace, con giochi, laboratori e esperienze all'aperto per rafforzare appartenenza e relazioni

Nel fine settimana l’Istituto San Girolamo Emiliani dei Padri Somaschi a Corbetta è stato il palcoscenico della Festa di primavera dedicata ai Lupetti e alle Coccinelle della zona Ticino-Olona dell’Agesci. All’iniziativa hanno partecipato 337 bambini e bambine con 55 capi educatori provenienti da 14 gruppi locali, riuniti per condividere momenti di gioco e riflessione.
L’evento ha avuto come fil rouge il tema della pace, declinato attraverso attività pensate per favorire il rispetto reciproco e la costruzione di relazioni positive, seguendo il principio scout di imparare facendo e il valore formativo dell’esperienza all’aperto.
Finalità e contesto educativo
Gli organizzatori, Davide Gambaro e Marta Paleari, incaricati della branca Lupetti e Coccinelle per la zona Agesci Ticino-Olona, hanno espresso l’intenzione di creare un’occasione di incontro che rafforzasse il senso di appartenenza di zona. Tra gli obiettivi principali c’era la volontà di far emergere strumenti concreti per verbalizzare la pace e prevenire lo scontro, favorendo la convivenza attraverso il dialogo; promuovere la gentilezza nelle parole e nei gesti; esercitare l’empatia e valorizzare le qualità individuali. Questi scopi sono stati pensati e realizzati in modo esperienziale, con attività che hanno messo i partecipanti al centro dell’apprendimento.
Strumenti didattici utilizzati
La progettazione educativa ha privilegiato il gioco strutturato come mezzo principale per trasmettere contenuti su pace, rispetto e cooperazione. Attraverso scenari simbolici, piccole missioni di gruppo e laboratori creativi ispirati a un cartone amato dai bambini, i capi hanno proposto esercizi mirati a sviluppare competenze relazionali. L’approccio si è basato su partecipazione attiva, lavoro in piccoli gruppi e testimonianza dei capi come modelli di comportamento, con l’obiettivo di fare emergere strumenti pratici che i bambini possano riutilizzare nella vita quotidiana.
Il ruolo del gioco e dell’esperienza all’aperto
La metodologia scout applicata all’evento ha trasformato il contesto naturale in un laboratorio educativo: il prato, i sentieri e gli spazi dell’istituto hanno favorito attività motorie, giochi di ruolo e momenti di riflessione condivisa. Il gioco non è stato solo intrattenimento, ma un mezzo per sperimentare regole, ascolto e cooperazione; in questo modo i bambini hanno potuto interiorizzare concetti come la non violenza e la responsabilità reciproca. L’esperienza concreta ha reso evidenti le dinamiche relazionali, offrendo ai partecipanti occasioni quotidiane per esercitare nuove modalità di comportamento.
Esempi di attività svolte
Le attività proposte spaziavano da giochi di squadra che richiedevano comunicazione e fiducia, a laboratori creativi in cui i bambini hanno ideato simboli e messaggi di pace. Alcune proposte mettevano al centro la risoluzione non conflittuale dei problemi, altre stimolavano l’empatia attraverso giochi di ruolo che invitavano a mettersi nei panni degli altri. Tutto è stato pensato per essere accessibile ai partecipanti tra gli otto e gli undici anni e per valorizzare le diverse attitudini, così che ciascuno potesse riconoscere e mostrare le proprie qualità.
Esiti e ricadute sull’affettività e sulla comunità
Le due giornate si sono concluse con sorrisi, nuove amicizie e riflessioni condivise: i bambini hanno portato a casa non solo ricordi ludici ma anche strumenti pratici per gestire conflitti e per vivere relazioni più rispettose. L’evento ha rinforzato il clima di accoglienza tra i gruppi della zona e ha contribuito allo sviluppo di competenze relazionali fondamentali. Come ricorda il proverbio scout citato dai capi, si impara da piccoli a diventare grandi: questa esperienza vuole essere proprio un seme piantato per il futuro, capace di favorire comportamenti di cura e attenzione nelle relazioni quotidiane.





