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Three Verses of Solitude al Triennale Milano Teatro: un invito alla quiete

Una performance immersiva del collettivo Zoukak che esplora la solitudine come possibilità creativa e politica

Three Verses of Solitude al Triennale Milano Teatro: un invito alla quiete

Al centro del cartellone del Fog Triennale Milano Performing Arts 2026 arriva Three Verses of Solitude, un lavoro nato dalla collaborazione tra Maya Zbib, Lee Serle e Ben Frost con il Zoukak Collective. Lo spettacolo, presentato in prima italiana al Triennale Milano Teatro il 15 aprile 2026 alle 19.30, propone una lettura della solitudine che la sottrae al mero isolamento per trasformarla in uno spazio di immaginazione e resistenza.

Sul palco si intrecciano luce, suono e movimento in sequenze calibrate che chiedono al pubblico di rallentare e ascoltare.

L’idea e il linguaggio della performance

La pièce prende ispirazione dall’atmosfera meditativa della Rothko Chapel di Houston e traduce quella qualità contemplativa in un linguaggio scenico fatto di gesti minimi, transizioni lente e una partitura sonora che esplora l’elettronica sperimentale. Il lavoro non definisce la solitudine come vuoto, ma come soglia: una condizione dove memoria, immaginazione e relazione possono coesistere. Le scelte coreografiche di Lee Serle e la composizione di Ben Frost creano un ordito sensoriale in cui il silenzio è tanto protagonista quanto il suono.

Una pratica scenica di ascolto

Il dispositivo performativo privilegia ritmi lenti e movimenti modellati sul respiro: elementi che costringono a un diverso modo di stare in platea. I testi, firmati da Maya Zbib e Omar Abi Azar, si insinuano come punti di riferimento emotivo, mentre la scenografia e i costumi disegnati da Caspar Pichner sostengono un’atmosfera sospesa. Questo approccio produce una tensione sottile tra individuale e collettivo, invitando a domande come «come restare soli insieme?» e «come trovare quiete quando tutto intorno spinge al rumore?».

Il collettivo Zoukak e il contesto di provenienza

Nato a Beirut nel 2006, il Zoukak Collective ha costruito la propria identità sul teatro come strumento di riflessione e impegno sociale. La compagnia lavora da anni su temi di potere, memoria ed emarginazione, mettendo in campo processi creativi partecipativi e collaborativi. Le tournée internazionali e i riconoscimenti ottenuti testimoniano una pratica consolidata: le produzioni del collettivo hanno viaggiato tra spazi come la New York Public Library, il Royal Court Theatre e il Festival Santiago a Mil.

Resistere attraverso la creazione collettiva

La presenza di Three Verses of Solitude in festival e teatri europei e americani conferma come il lavoro di Zoukak punti a trasformare la scena in luogo di confronto e cura. Anni recenti hanno inciso sul calendario delle attività: lo Zoukak Sidewalks Festival, nato nel 2016, è stata una piattaforma di residenza e scambio che però è stata sospesa dal 2026 a causa della guerra che ha interessato la regione. Nonostante le difficoltà, la compagnia continua a sviluppare progetti internazionali, anche grazie a residenze e collaborazioni con istituzioni come BAM e Mabou Mines.

Informazioni pratiche e crediti

La replica italiana si svolge il 15 aprile 2026 alle 19.30 al Triennale Milano Teatro, in Viale Emilio Alemagna 6, Milano. Biglietti: intero €24; ridotto €17 per under 30, over 65 e gruppi; studenti €12. Per informazioni è disponibile il numero 02 72434239. La durata dello spettacolo è di circa 60 minuti e la lingua include testi in arabo con sovratitoli in inglese e italiano.

Crediti principali

La regia è di Maya Zbib, la coreografia di Lee Serle e la composizione musicale di Ben Frost; il testo è firmato da Maya Zbib e Omar Abi Azar. Interpreti principali: Lamia Abi Azar, Junaid Sarieddeen, Lee Serle e Maya Zbib. La produzione è a cura di Zoukak Theatre, con il supporto della Rolex Perpetual Arts Initiative e dell’Ambasciata Svizzera in Libano.

Perché vedere questo spettacolo

Chi si avvicina a Three Verses of Solitude trova un invito a ripensare la relazione tra silenzio e comunità: la solitudine proposta non è una condizione da evitare ma un luogo da esplorare, dove possono emergere nuove possibilità emotive e politiche. La combinazione di musica elettronica, coreografia e testo rende la serata un’esperienza sensoriale e riflessiva, adatta a spettatori interessati a linguaggi ibridi e a performance che chiedono partecipazione attenta.

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